FINITE LE VACANZE SI TORNA IN PALESTRA!

TUTTI IN PALESTRA!!

Le vacanze son finite,

non sono state ne lunghe ne brevi, forse neppure vacanze, ma ciò che davvero resta sono i ricordi vividi delle serate in compagnia, delle cene con gli amici, degli happy hour sul mare, se non le serate tra disco e drink che tanto ci hanno fatto sognare e divertire!

Ma siamo sicuri che a restare siano solo questi ricordi?

Ci illudiamo di crederlo, ma le illusioni terminano allorché dinanzi allo specchio una mattina di un lunedì qualunque ci guardiamo e vediamo di nuovo i rotolini affiorare dalla magliettina, il primo impulso ci dice ora basta!

Quest’anno palestra nuoto e running, poi la vicina vocina che sempre ci accompagna, ci fa notare che ogni anno a settembre ci impegniamo in questo andirivieni motorio, per poi puntualmente dissipare tutto questo faticoso lavoro nel giro di due settimane d’estate.

A questo punto lo sconforto ci assale e iniziamo a cercare cure e diete che senza una minima fatica ci facciano perdere quei chili in eccesso.

Ci affidiamo ai maghi che in 10 giorni ci faranno perdere 7 kg, se non peggio ancora alle pillole miracolose a base di quell’alga tanto famosa in quel paese tanto lontano che da noi viene boicottata dalle industrie farmaceutiche – tema che molto somiglia a quello sui vaccini proposto dal governo per anni sul suo blog – perché così innovativa che farebbe crollare il mercato farmacologico.

Evitiamo chi con toni trionfalistici o superlativi ci propone miracoli, i miracoli non si fanno e tutto quello che otteniamo lo otteniamo solo grazie a sforzi e sacrifici.

Iniziamo a credere a ogni buffonata che ci viene proposta soltanto per non voler ammettere di essere delusi da noi stessi, per non ammettere che non siamo stati in grado di mantenere gli sforzi fatti durante l’anno e essere arrivati all’inizio del nuovo anno in condizioni paritarie o peggiori dell’anno precedente dissipando – lo ribadisco – ogni sforzo fatto.

Prima che rabbia e frustrazione prendano sopravvento fate come in quel mito della caverna abbandonate le convinzioni che vi hanno fatto credere all’illusione di un corpo perfetto, iniziate a capire quale io vi piace davvero e su di esso costruite la vostra fisicità.

Tradotto in termini piu semplici?

Se davvero volete amare voi stessi non innamoratevi dell’idea che vi proviene da altri modelli,

scoprite i vostri limiti e provate a trovare i giusti equilibri, perché non si è solo di cosa ci fa apparire — il nostro fisico – ma si è anche di come ci presentiamo agli altri – la nostra mente -.

Un idea equilibrata è quella in cui corpo e psiche siano in simbiosi quindi trovate il giusto equilibrio.

Venendo or dunque all’aspetto fisico, che più compete da un tema nutrizionale, il consiglio che mi sento di darvi è:

nell’alimentazione seguite durante la settimana la stagionalità, comprate di stagione evitate lunghe cotture e se potete usate sempre pochi grassi nel cuocere gli alimenti, un cucchiaino di olio se cuocete in padella è più che sufficiente.

Per trovare una giusta dimensione alimentare, seguite i principi della piramide alimentare, quei principi tanto cari alle nostre nonne che non la conoscevano, ma che comunque grazie a essi e alla loro saggezza hanno creato le condizioni per farla arrivare fino a noi:

Un sistema di alimentazione che prevede un consumo raro di carne rossa – 1 volta la settimana – che passa a massimo di 2 di carne bianca e legumi e a più di 2 di pesce  – in tema legumi questo dimostra la non serietà di diete o regimi alimentari che sostituiscono la carne con i legumi – dando importante come consumo giornaliero il latte e l’olio ma anche la frutta e  le tanto spesso vituperate verdure.

A questo punto veniamo a dei buoni consigli da seguire:

1 – Iniziate la giornata con un buon bicchiere di latte un caffè e una fetta di pane e marmellata;

2 – Verso le 11 del mattino consumate frutta fresca, consigliando uva, fichi, pere che hanno una buona concentrazione di zuccheri sani;

3 – Bevete sempre durante tutti il giorno acqua fresca;

4 – Il pranzo scorporatelo e  iniziate palestra e attività fisica:

lunedì riso e verdure – un ora di camminata il pomeriggio

martedì pesce e insalata – nessuna attività fisica

mercoledì pasta e legumi – un ora di palestra

giovedì uova/salumi e riso – nessuna attività fisica

venerdì pesce e patate – nessuna attività fisica rilevante

sabato carne bianca e verdure grigliate – un ora di camminata

domenica carne rossa e verdure gratinate – palestra o camminata

5 – Durante il pomeriggio fate un break con spremute di frutta di stagione o centrifugati;

6 – Il pasto della cena deve essere  di facile assimilazione, quindi puntate a prodotti di facili digeribilità come pesce, riso o carni bianche.

7 – Abbinate a questa scelta alimentare, almeno all’inizio,  una blanda attività fisica in palestra, cominciate con camminate all’aria aperta tre/quattro volte la settimana.

8 – Dopo aver fatto questo per un mese aumentate l’attività passando a una corsa, riscoprirete il piacere del vivere all’aria aperta e del fare sport senza sentirne il peso.

Concludo ricordandovi che non si ottengono risultati senza impegno quindi

se iniziate un percorso simile fatelo con continuità e saggezza, ma sopratutto con rispetto verso voi stessi, conoscete i vostri limiti e rispettateli!

Non eccedete nel voler ottenere risultati subito, prendetevi i tempi giusti!

Sappiate costruire mattoncino dopo mattoncino la vostra nuova casa, il tempo farà i resto!

How to be Great Chef!

When I decided to subscribe to MIUMIUM, I did not think it could give me any serious feedback, in fact only recently I started to have them, and in having them understand why. I will not explain it in this area but I can say that in life when you walk a path then you can not back down to the first difficulties, especially if you do a job like this where to face difficulties means to face each day and yourself that surrounds us and that always asks us for news.

Being a chef means to do something for which then who eats our food will remember us for better or for worse, so when I then have the opportunity to explain to young people the healthy path to follow I always try to tell them that there are no boundaries in mind Mindful. From the study of history we have the basics of knowledge both in the important issues and in the construction of a good chef of cooking, then in giving demonstration of my statements I try to show them how many beauties there are in the history of Italian cuisine. My dishes are an act of love towards it, cooking for me is equal to just love my wife and my daughters, I could never betray them!

 

VIVERE E SOGNARE L’AMERICA EVOLUZIONE DELLA SPECIE

Quando ho smesso di credere alle ideologie? Nel 1994 quando un imprenditore fondò il primo partito azienda della ns storia.

Quando ho compreso che la realtà stava degenerando? Quando da quell’idea di partito azienda è nato in italia la prima srl partito proponendosi come unica forma di democrazia diretta, ricordandomi nei modi storie di movimenti anni 30 per i quali oggi come umanità ci vergogniamo.

Tutto questo è successo perché sono falliti i due colossi culturali che per quasi 60 anni si sono contrapposti, quello liberista americano naufragato nella più devastante crisi economica dell’ultimo secolo trascinando con se anche l’Europa, e quello comunista le cui origini sono da imputarsi al crollo dell’URSS nel 1989.

Oggi ci stupiamo se anche da noi il modello socialista e comunista non esiste più, in effetti la crisi è internazionale e l’alternativa tra un socialismo riformista alla Renzi e un comunismo morto e sepolto, sono movimenti e partiti demagogici e populisti alla lepin in Francia lega e cinque stelle in italia e via via in mlt paesi europei.

Il PD ha perso nelle periferie? Vero ma di certo non completamente per colpa del pd stesso. L’elettorato del m5s è un elettorato di protesta che 5 anni fa protestando votava pd perché voleva una riforma del lavoro, e che una volta fatta ha continuato a protestare piuttosto che andare a lavorare. Il voto del 4 marzo ha detto con chiarezza che l’Italia è divisa quasi a metà tra chi al sud vuole i soldi dallo stato per non fare un cxxxo e chi al nord vuole poi una giustificazione per continuare a arricchirsi alle spalle dei più poveri e quindi poi insultarli. Ecco io credo che la prospettiva proposta dal PD in questi anni sia migliore perché vada oltre gli slogan da campagna elettorale per qst non voglio un accordo pd m5s perché solo nel solco di scelte politiche e economiche del recente passato si potrà costruire un solido futuro per esso e per il paese. Quell’elettorato in panda cui appartiene una certa sinistra da ms, che si parla addosso, che ama farsi mille seghe mentali parlando per ore senza mai arrivare alla conclusione è ora che scenda dalla panda e provi a migliorarsi per avere una tipo, tipo che potrà avere solo se torna a investire su se stesso e sul futuro di qst paese. La cultura comunista è superata dalla realtà che dice di una Russia molto più futurista che comunista molto più liberista che socialista quindi o la piantiamo di vivere nel passato e diamo alternative serie a noi e ai nostri figli o essi perderanno pure il senso della politica divenendo clienti di una società privata che li indirizzerà nella decisione di chi votare, ops ma qst già accade!

La sinistra a sinistra del pd o interna al pd stesso deve decidere dove stare e quali prospettive dare, se in una realtà riformista e laburista come quella di Renzi padoan calenda madia Lorenzin gentiloni etc etc o in quella autodistruttiva da panda ed ms di emiliano cuperlo Bersani orlando grasso etc etc

Io preferisco la prima scelta anche perché le MS nun me Sò mai piaciute

UNITI PER MIGLIORARSI

Buongiorno a tutti coloro che lavorano in questo difficile mondo.

Sto iniziando un nuovo progetto che permetterà di far incontrare con più semplicità domanda e offerta tra chi cerca personale di sala e cucina e chi si offre come personale di sala e cucina. In questo momento, insieme ai miei partner stiamo creando dei database seri dove far confluire per ordine di categoria e esperienza le schede di molti professionisti. Non è ns intenzione fare i numeri ma nei numeri che faremo avere solo persone serie e affidabili, italiane e non, e solo quando avremo selezionato 30 elementi per la sala e 30 per la cucina chiuderemo le liste temporaneamente.

Vi chiedo quindi di inviare i vs CV a STUDIOTRINCHI75@gmail.com

Così da selezionarli e fornirvi sulle selezioni indicazioni successive. Grazie

VIVERE E SOGNARE L’AMERICA!

Quando ero piccolo, a volte le domeniche in famiglia trascorrevano in lunghe e piene chiacchierate durante le quali diverse e opposte visioni geopolitiche si dipanavano tra le idee formaliste e ideologiche di mio nonno e quelle progressiste e tendenti al moderno dei loro figli ovvero papà e zio.

In questo contesto anche le visioni di mio papà e di mio zio erano divergenti, papà, pur con qualche rigido principio, credeva in un mondo socialmente appagante dove le anime diverse potessero condividere  sogni e ambizioni, una società certamente multietnica ma non per forza impregnata nello schema liberista statunitense, a differenza di zio che credeva, lui pilota di rotte intercontinentali, e per questo sovente negli aeroporti del mondo anglosassone e americano, nell’idea liberista americana, non percependo in essa quei rischi per cui poi decenni più tardi è stata messa in crisi dall’eccessivo liberismo.

Ad ogni modo sin da piccolo sognavamo l’America delle opportunità, l’America del mito americano, quella di happy days, di american graffiti, de la febbre del sabato sera, tanto quanto quella de i falchi della notte, sognavamo un idea di libertà estrema, libertà di fare quello che desideravamo, senza regole e senza implicazioni.

Andavamo al cinema e quando faceva freddo all’uscita c’erano i caldarrostari, Mc Donalds iniziava a farsi conoscere e quei pochi che lo frequentavano erano figli bene che andavano a cena in quello di piazza di spagna, tra i primi a roma. Non consumavamo cocoa cola ci piaceva di più la pepsi poi pero sentivamo vasco e andavamo tutti a fare i fighi con una bottiglia di coca tra le mani. categoricamente di vetro.

Ci piacevamo e ci piaceva farci vedere che ci piacevamo, ma non eravamo eccessivamente pretenziosi, ce bastava poco per fa dama! Ricordo ancora quando a inizi anni 80 a roma aprirono i primi ristoranti cinesi, il mangiare cinese divenne improvvisamente il più sano possibile, tra le frasi più fighe che ricordo in merito c’era quella per cui molti pensavano che se i cinesi avessero 5000 anni di storia alle loro spalle,  forse era perché  mangiavano meglio per campare più a lungo! 

Erano gli anni che chernobyl diffuse la paura a tutti gli strati della società ricordo famiglie intere correre nei supermercati per fare scorta di cibo, presi da paure improvvise per poi ammettere che non era necessario,  drammi dell’umanità provenienti dal modello comunista che alimentavano in molti la consapevolezza che quello americano fosse migliore, per poi rendersi conto che entrambi facevano schifo.

Oggi che l’America e la Russia sono governate da oserei padroni instabili, la amara consapevolezza che viviamo è che non ci sarà più dato sognare l’America ne tendenzialmente ammirare la ideologia comunista, e in tutto questo lo stato confusionale sarà sempre più ampio e diffuso tanto da creare lobotomizzati da computer e tablet privi di valori e riferimenti, a cui una società privata dirà chi e cosa votare, ma questo già accade.

PECCATI DI GOLA

Ogni cultura e società per esplicitarsi ha sempre avuto bisogno di regole e confini.

In una società civile, Romano dixit, le regole servono a delimitare i confini del proprio agire, senza di esse regnerebbe l’anarchia. Un concetto che sembra far da eco al principio di libertà postulato da Montesquieu circa 300 anni prima, secondo il quale la libertà del singolo finisce dove comincia quella dell’altro.

Anche il cibo ha le sue di regole che spesso si allineano ai valori della religione e della morale nei territori dove esso nasce e cresce. È innegabile che per molte religioni il mangiare o anche il non mangiare certi cibi sia un atto di rispetto alla morale che essi condividono e rappresentano, dovendo fare degli esempi concreti basti pensare a come per i mussulmani il maiale sia cibo profano, o al pari per gli induisti la mucca che è animale sacro, o per gli ebrei sacrilego è ogni animale non appartenente ai principi kosher del loro credo.

Come avrete notato in qst elenco non ho inserito i cristiani, una scelta mirata e non casuale, vi chiederete perchè? Perché a monte della cristianita non c’è rigidezza e rigore come nelle altre religioni ma al più flessibilità e transigenza.

La nostra di religione si distanzia molto dalle altre perchè lascia, in virtù del libero arbitrio, autonomia nelle scelte per cui poi ogni persona decide di indirizzare la propria vita, ma soprattutto perché nel farlo dà regole sempre e comunque opinabili. Se pensassimo a certi aspetti ci renderemo conto di come il nostro Dio, con spirito burlone, “prima ci dona gli istinti poi pone delle regole in piena contraddizione e ci dice: guarda ma non toccare, tocca ma non gustare, gusta ma non inghiottire”. Cit da l’avvocato del diavolo.

In tutto questo caos di regole e contraddizioni il nostro agire a volte non segue una linearità netta e sovente si trasforma in comportamenti sconclusionati. Nonostante ciò l’essere liberi favorisce la creatività e grazie ad essa nei secoli la grandezza di modello alimentare riconosciuto a livello mondiale come il migliore possibile.

Si può essere soltanto grati alla nostra storia eppure oggi pecchiamo di deficienza da gratitudine, la gola che è uno dei sette peccato capitali, visto che è un peccato andrebbe vissuto fino in fondo piuttosto che raggirato con invenzioni che nulla hanno a che vedere col buon cibo.

Il buon cibo è come il buon talento, sprecarlo è abominevole, tanto l’uno quanto l’altro non andrebbero mai sprecati.

Purtroppo oggi parafrasando Papa Francesco sprechiamo più di quanto effettivamente non ci serva, e dello spreco facciamo servizio.

INTRODUZIONE AL NUOVO LIBRO

Stavolta non avevo voglia di scrivere di cultura culinaria semplicemente, avevo voglia di tornare a sognare, sognare un mondo dove il cibo fosse ricordo, e nel ricordo ci fossero le parole e le percezioni di chi ha scritto e raccontato il cibo. Non penso sarà facile bissare il successo del primo libro, tanto è che mentre scrivo questo secondo volume, penso ai tanti che hanno acquistato il primo e che per esso ora si aspetteranno altrettanta leggerezza e simpatia. Il titolo scelto non è causale, si perché se nel primo volume c’era la voglia, e perdonatemi l’ardire, l’ambizione di voler essere unici – spero sinceramente di esservi riuscito – in questo secondo volume, non so ancora se sarà anche l’ultimo, più che la voglia di essere unici c’è la voglia di raccontare l’unicità che rappresenta il cibo nella storia culturale dell’umanità. Nel fare ciò ho deciso di cambiare l’incipit di questo libro partendo da un capitolo del precedente, quel capitolo nel quale parlavo del rapporto tra il cibo e la letteratura. Sin da piccolo ho sempre amato leggere e scrivere, avevo una fame insaziabile di tutto quello che mi permetteva di viaggiare con la fantasia, di vivere con parole d’altri un sogno a volte storico altre volte fantastico. Ricordo che avevo 11 anni, anzi no 10, e lessi su un libro una poesia di trilussa, la zampana, me en innamorai così tanto che a natale chiesi a mia nonna il libro della raccolta delle sue poesie e lei me lo regalò. conservo ancora quel cofanetto con estrema gelosia, quel cofanetto mi ha aperto a un mondo che oggi voi ritrovate nei miei libri. Un mondo fatto di Grandi autori, grandi poeti grandi personaggi, storie e racconti che mi hanno influenzato perchè intrisi di sentimenti e valori giusti, storie che hanno raccontato il cibo, in varie forme letterarie, da i romanzi, alla poesia, gli strumenti linguistici utilizzati sono stati molteplici, a volte dottrinali, altre volte di puro intrattenimento, tutti, tutte, le volte redatti con lo spirito sano e sacrosanto di fare conoscenza. A roma si dice “se le cose nun le sai, salle”, facciamo un giochino proviamo a “falle sapé” a più persone possibili, perché solo una sana conoscenza rende liberi. La conoscenza è come il cibo, un cibo più è buono più la voglia di mangiarlo non ti passa, cosi la conoscenza più è genuina più il desiderio di continuare a conoscere si rafforza. Nel cibo, la bontà la fanno gli ingredienti giusti e un ingrediente è giusto se prodotto con grazia e attenzione, se lavorato con saggezza e maestria e sopratutto se gustato con rispetto, ecco quindi che se estrapoliamo ciascuno di questi valori e lo trasliamo nell’idea che dovrebbe essere la cultura, allora avremo un esatta rappresentazione di cosa serva ad essere persone davvero libere. Gli ingredienti migliori per fare cultura sono, come di fatto indirettamente detto nel capoverso precedente, le fonti da cui attingiamo quotidianamente per essere informati, ma anche la voglia di essere plurali nell’informazione, perchè, come dico sempre a mia figlia di 5 anni, non esiste una sola verità, piuttosto esistono varie interpretazioni di verità sta a noi cercare di scinderne da ciascuna di esse quegli elementi per cui poi un giorno potremo avere una nostra visione della conoscenza ed essere in un discorso portatori sani di una nostra opinione. Non voglio sembrare ai miei lettori troppo audace nello scrivere queste cose ma la verità è che oggi siamo circondati da troppa insipienza, e spesso rischiamo di perdere il contatto con la realtà di quei valori da cui proveniamo, quante volte assistiamo da spettatori imperturbabili al decadimento morale della società in cui viviamo? Quante volte impassibili accettiamo il corso di eventi che segnano il crollo di certi valori un tempo imprescindibili? Fateci caso ma questa società, ormai accellera quotidianamente sulla diffusione di nuovi modelli, ciò che fino a ieri era dogma del vivere civile, il giorno dopo diventa anacronistico, chi prova a far riemergere nelle menti confuse una coscienza, viene epitetato come disturbatore della modernità, che lotta per difendere le tradizioni come un anacronistico romantico, e in tutto questo fare, i danni non li subiscono le generazioni attuali ma quelle future, sempre più vittime innocenti della nostra insipienza. Se riuscirò con questo libro a accendere in ciascuno di voi un minimo di coscienza, rinnovando la vostra voglia di conoscenza, sarò ben felice di questo, perché questo significherà che c’è ancora speranza, che questo nostro mondo non è come credono in molti sempre più, un odissea di zombie senza alcuna personalità. Sono cresciuto con insegnanti che al liceo mi ripetevano sempre, “se davvero vuoi essere padrone della tua vita, agisci pensando sempre alle conseguenze del tuo agire, non essere solo istintivo nell’agire ma ragiona e capisci, la vita la puoi vivere in due modi diversi”, e qui credo che ciò che mi dissero subito dopo lo estrassero da una farse di KANDINSKI, “ nel primo restando nelle nostre case osservando il mondo di fuori, da dietro una finestra, nel secondo invece aprendo la porta di casa e vivendolo direttamente”. Io ho scelto la seconda strada, non vi nego che le difficoltà che ho avuto siano state enormi, ma quando poi mi ritrovo nel mezzo di una discussione con altre persone di pari levatura, il sapere mi rende fiero perché quel sapere crea le condizioni per cui quella discussione non sia solamente uno scambio di ovvietà tra individui, ma al più un vero e proprio simposio di culture diverse dalle quali ogni argomento presuppone una crescita di tutti gli interlocutori presenti. Questo mio amore per la conoscenza credo di averlo già rappresentato nel primo libro, questa volta invece farò il percorso opposto, senza presunzione proverò a raccogliere la conoscenza e a diffonderla portando a voi miei cari lettori una visione che spero sia il più possibile a 360 gradi senza peccati di prosopopeica saccenza.

Magna che te passa, Il libro di Rodolfo Trinchi su Amazon dal 9 giugno 2017

Il prossimo 9 giugno 2017 sarà disponibile su Amazon il libro di Rodolfo Trinchi “MAGNA CHE TE PASSA” STORIA DE NOANTRI! (Cibo e storia a Roma).

Un libro che ho scritto sull’onda di un idea che ho del mio lavoro, della mia romanità e del mondo che ogni giorno ne offende storie e tradizioni. Cibo e Roma un binomio che ha duemila anni di storia, ma che oggi viene ridotto con estrema superficialità e canoni omologati e di bassa levatura. Il cibo è identitario, dove tale identità nel divulgare la tradizione romana diffondendo piatti che appartengono a altre tradizioni? Basta! Torniamo a essere padroni del nostro passato a riconoscerci in esso, perché altrimenti, e già ne sentiamo le conseguenze, il nostro futuro sarà pessimo, anche perché, come disse Cesare Pavese: “Quando un popolo non ha più senso vitale del suo passato si spegne. La vitalità creatrice è fatta di una riserva di passato. Si diventa creatori anche noi, quando si ha un passato. La giovinezza dei popoli è una ricca vecchiaia”.

E’ possibile effettuare la prenotazione(in formato Kindle) direttamente su Amazon.

A breve sarà disponibile anche la versione cartacea.

 

INTEGRAZIONE IN CUCINA

Sentiamo spesso questa parola, INTEGRAZIONE, c’è chi la usa per rifiutarla, chi invece per realizzarla, ad ogni modo oggi parlare di integrazione significa comunque parlare di un argomento molto delicato e in alcuni casi alquanto scottante. Innanzitutto vorrei partire da dati certi, dati verificabili sul sito dell’istat www.istat.it, dati per i quali a fronte di un calo delle nascite nel 2016 rispetto al 2015, da 486000 a 474000, comunque la media nascite da donne straniere si assesta intorno a 1,95 figli per coppia contro l’1,3 delle donne italiane, e questo già dovrebbe farci riflettere sulla realtà di un mondo che sta cambiando. Nel 2015 sono stati iscritti in anagrafe per nascita 485.780 bambini, quasi 17 mila in meno rispetto al 2014, a conferma della tendenza alla diminuzione della natalità (-91 mila nati sul 2008). Il calo è attribuibile principalmente alle coppie di genitori entrambi italiani. I nati da questa tipologia di coppia scendono a 385.014 nel 2015 (oltre 95 mila in meno negli ultimi sette anni). A fronte di ciò se i nati da genitori italiani sono in calo, quelli che hanno almeno un genitore straniero sono ben 101000, pari al 20,7% del totale dei nati a livello medio nazionale (circa il 29% nel Nord e solo l’8% nel Mezzogiorno).

Da questi numeri si capiscono i risvolti di un integrazione che faticando ad essere accettata nel centro sud, certamente risulta più facilitata al nord dove tral’altro il numero di stranieri che ha avviato una start up imprenditoriale nel 2016, seppur anch’esso in una fase di calo rispetto al 2015, è stato del 38%. Questi volumi dicono con chiarezza che l’accesso di altre culture al nostro paese ha prodotto benefici importanti sopratutto se pensiamo al tema della natalità guardandolo dalla prospettiva dell’età media cresciuta drasticamente al punto da essere in europa uno dei paesi con il più alto numero di over 70, quasi i 19 mln dei 61 mln totali del nostro paese ovvero circa il 31% del totale. Gli individui di 65 anni e più superano i 13,5 milioni e rappresentano il 22,3% della popolazione totale; quelli di 80 anni e più sono 4,1 milioni, il 6,8% del totale, mentre gli ultranovantenni sono 727 mila, l’1,2% del totale. Gli ultracentenari ammontano a 17 mila.

Numeri alla mano il livello di preoccupazione per un paese che rischia di non trovarsi pronto a un adeguato ricambio generazionale è quantomeno alto, questa cosa dovrebbe indurre i nostri politici a una più attenta e seria riflessione che guardando di certo al problema dei flussi migratori, molto attuale e complesso, dovrebbe cercare di proporsi con idee e proposte serie piuttosto che scadere in una populista demagogia. In tutto questo clima parole di odio e disprezzo sono a mio dire arroganti e populiste, non rispecchiano i veri valori di una società la nostra che della migrazione ha fatto storia, nel bene  e nel male, che ha subito sul proprio territorio soprusi,  guerre, abusi certamente, ma che ha saputo anche dare al mondo bellezza, cultura, arte, storia musica, moda, e nel fare tutto questo lo ha trasferito senza  gelosia, senza rancore ma con quello stesso sano rapporto di rispetto e amore che un vero italiano ha per la vita .

Intanto se davvero volessimo fare integrazione esempi di essa nella storia ce ne sono molteplici, e molto spesso non bisogna andare troppo indietro per scovarne alcuni, a volte cercando notizie su internet si trovano vere perle di essa anche da noi in quel nord dove Salvini li vorrebbe tutti a casa, in una citta fino a qualche giorno feudo della sua lega. Mi riferisco a quel gruppo di donne provenienti da Tunisia Algeria Marocco che qualche tempo fa hanno deciso di fare integrazione insegnando la cucina dei loro luoghi e al tempo scoprendo esse la cucina italiana in un mix di cultura e conoscenza per il quale “Se il segreto del dialogo religioso, culturale e sociale passasse dai fornelli, con un paio di ingredienti molti problemi sarebbero risolti”.

Questo accadeva quattro anni fa ma è di questi mesi la notizia dell’Acli roma 1 che ha istituito un corso di cucina all’istituto turistico alberghiero Gioberti che ha iniziato un percorso formativo affidando ai suoi giovani studenti il compito di insegnare a 15 giovani immigrati il mestiere del cuoco cito testualmente:

L’iniziativa, che si svolge nei locali della scuola, prevede la realizzazione di un corso di cucina mediterranea e home care al quale prenderanno parte 15 immigrati che intendono professionalizzarsi nel lavoro di cura. Insegnanti speciali saranno gli studenti dell’Istituto Gioberti, che verranno così sensibilizzati sul tema del volontariato, dell’integrazione multiculturale e della solidarietà. La partecipazione al corso è gratuita e a tutti verrà garantita la certificazione HACCP”.

Questi dovrebbero essere gli insegnamenti da seguire, queste le notizie da diffondere su gionrali e tv se davvero si vuol combattere la discriminazione, piuttosto che notizie scissioniste e provocatorie che rischiano di alimentare l’odio.

Ma veniamo al punto essenziale di questo articolo, ovvero quanta integrazione c’è nella nostra scelta alimentare e quanto influisce essa nel livello di integrazione multiculturale. Che rispetto a 20 anni fa siano cambiate le nostri abitudini lo dicono i numeri, infatti se all’epoca la scelta di una serata fuori era tra la pizzeria e il ristorante, comunque locali fortemente tipicizzati rispetto alle nostre abitudini, oggi è molto cresciuta la tendenza di rivolgerci a mercati etnici o stranieri, tra i quali in primis c’e quello cinese, poi il giapponese e a seguire quello messicano e americano sullo stesso livello e infine quello indiano.

Una crescita favorita anche dal cambio strutturale delle nostre abitudini quotidiane come conseguenza dell’offerta sempre più crescente nei nostri supermercati di prodotti, per lo più spezie, provenienti da mercati extra europei, vedi cumino, zenzero, curry, spezie per le quali dati internet e forte anche l’evoluzione delle ricerche su google di ricette straniere da parte degli italiani, come a voler dire che la curiosità per questo mondo viaggia di pari  passo con scelte nutrizionali di varia origine che sovente vengono riproposte nell’alimentazione quotidiana.

Senza contare che sono propio i giovani (18 35 anni) a rivolgersi a questi mercati con più frequenza dimostrando quella voglia di commistione e integrazione palesemente violata da chi invece fa quotidianamente politiche di contrasto ad essa. In tutto questo scenario le imprese straniere in italia crescono vertiginosamente, e nel crescere dimostrano due fattori molto ma molto importanti:

  • Controtendenza ai numeri di un italia che dicono impoverirsi culturalmente e economicamente, le aziende straniere non solo aprono ma investono al punto che circa il 40% degli impiegati in esse è comunitario;
  •  Dove aprono producono benefici alla integrazione tra culture al punto che crescono le iniziative nei capoluoghi dove stanno, per favorire l’incontro tra culture diverse, e queste iniziative hanno un seguito di italiani – 18/45 anni – sempre più crescente.

In effetti negli ultimi 20 anni l’italia ha visto cambiar pelle se la si pensa da un punto di vista meramente gastronomico, in verità credo che pur mantenendo forte certe nostre tradizioni la crescita di questo paese sia proprio nella capacità di aprirsi in questo ventennio a un mondo diverso e multiculturale più di quanto non si voglia rappresentare. Il disprezzo è stato sostituito dalla voglia di conoscenza, tanto quanto il difendersi dal impeto di aprirsi verso nuove realtà, eppure la controcultura che in questi mesi si sta diffondendo su larga misura, rischia di annullare le grandi conquiste fatte, e al tempo stesso vanificare ogni conquista ottenuta con tanta fatica.

Se analizzassimo con maggior serenità i fatti ci renderemo conto che senza questa integrazione oggi le nostre vite sarebbero comunque peggiori, dai numeri di natalità che hanno prodotto, ai numeri di imprese che vi sono state e che hanno permesso una crescita economica, finanche a quelli relativi al settore alimentare, tutti questi numeri dicono con chiarezza che gli stranieri in italia hanno permesso a questo paese un miglioramento sistemico e strutturale. Ora questo non vuol dire che bisogna abbassare il livello di attenzione, ma neppure che dobbiamo vedere la migrazione come un male oscuro, certo qualcuno potrebbe dissentire ma la verità è che negare l’esistenza di questi numeri significa negare la realtà e quando ciò accade i rischi di degenerare in sistemi ideologici pericolosi è enorme, la storia recente anche europea ce lo insegna.

Buona Integrazione a Tutti

La Fava Tra Storia e Modernità!

LA FAVA

Questo è  un legume che trova riscontro nel suo uso sin dagli albori della roma antica, se ne parla in diverse epigrafi non sempre con accezioni positive ma comunque sempre riconoscendone i meriti, epigrafi che di seguito riesumo con estratti che ho avuto modo di trovare durante le mie ricerche:

“Aristofane, che ne parla nella sua commedia “Le Rane” lo riteneva il cibo preferito da Ercole, noto sia per le fatiche, ma anche per essere un grande amatore.”

“Pitagora al contrario di Aristofane, che dava alle fave come detto potenti risorse a livello di energie per una vita sessuale eccellente,  considerava le fave la porta dell’Ade, in quanto identificando la macchia nera dei loro fiori bianchi con la lettera “Theta”, iniziale della parola greca Thanatos (morte), questo segno era di fatto di mal augurio”.

“In un’epigrafe del VI sec. a.C. trovata in un santuario di Rodi, si consigliava ai fedeli, per mantenersi in uno stato di purezza totale, di astenersi “dagli afrodisiaci e dalle fave…”.

Senza dimenticare columella nel De Re Agricoltura che dapprima la elenca nei legumi piu coltivati:

Molti sono i generi de legumi, tra i quali più grati e di maggior uso agli uomini sembrano esser la fava, la lenticchia, il pisello, il fagiuolo, il cece, la canapa, il miglio, il panico, i sesami, il lupino, il lino ancora (1), e l’orzo, poichè di questo si fa l’orzata”.

poi ne parla non cosi esaustivamente ed egregiamente, visto come veniva coltivata, pur riconoscendone il merito di essere molto diffusa a roma:

Dopo i lupini si semineranno opportunamente i fagiuoli o in terra riposata, o meglio in una pin gue, e d’assidua coltura; nè più di quattro moggia si spargeranno in un giugero. Somigliante è la cura eziandio de’ piselli, che bramano per altro una terra agevole e sciolta, ed un cielo frequentemente umido. Con pari misura de’fagiuoli, o con un moggio di meno, si può seminare un giugero nella prima sta gione delle sementi, dopo l’equinozio d’autunno. Alle fave destinasi un luogo grassissimo o leta mato, e, se ci sarà, posta in qualche vallata, una terra in riposo, nella quale scolano terre più alte. Prima però getteremo i semi, poi diromperemo la terra; e, rotta che sia, la metteremo a porche, e l’erpicheremo, accioccbè sien coperte con maggior copia di terra”.

La fava quindi, come detto, rappresenta un alimento molto in uso già ai tempi dei romani, rimasto fino ai giorni nostri alquanto attuale. Nella sua attualizzazione a cavallo dei secoli ha visto relegarla a volte in posizioni scomode e accezioni negative altre volte positive ma abbastanza recentemente anche in contesti sarcastici e ironici facendola identificare con l’oggetto che produce  l’appetito maschile, sempre de cibo se tratta!

Tutto questo diversificarsi ha creato un’aurea attorno a questo alimento molto mitica, del resto come scrisse anche Aristofane senza fava ercole non riusciva a soddisfare mille donne contemporaneamente!

Non amata come descritto da columella resta che era comunque un alimento molto usato nella cultura gastronomica del tempo, anche in considerazione del fatto che tra tutti i legumi, per i romani, restava quello che  aveva i maggiori poteri afrodisiaci.

A roma poi l’uso di questa parola è entrato così direttamente nei costumi popolari della nostra città, da diventare un etimologia identitaria del dolce far nulla collegato al massimo piacere. Se poi invece si estende il concetto a proverbi e detti più popolari ecco allora comparirla in abbinamento ad un altra parola, ovvero rava, presumibilmente riconducibile ad una storpiatura dialettale della parola rapa, e che rappresenta un vecchio modo di dire italiano, che talvolta si sente ancora nella parlata di qualche nonno, oppure di qualche persona di mezza età.

Questo modo di dire mi piace spiegarlo andando a enunciare parola per parola i due termini che lo compongono ovvero rava e fava, il primo richiama come gia detto alla rapa, un alimento che cresce e matura sottoterra, il secondo alla fava che diversamente dal primo cresce fuori terra prendendo dal sole e dall’acqua le risorse per maturare al meglio, da cui se capita di sentirsi dire “Non sto a raccontarti la Rava e la Fava”, è plausibile ritenere che quella persona voglia dire “non vado nei dettagli”, ma al tempo se si dicesse “non vorrai mica che ti racconti la rava e la fava” beh allora molto probabilmente si sta assumendo il significato opposto e quella persona sta per iniziare il discorso con novizia di dettagli. Ad ogni modo pare evidente che tanto nell’uno quanto nell’altro caso senza la fava il discorso risulti misero, cosi come poi nella gastronomia, al pari, questo alimento per rendere al meglio, “la vignarola”  ne è più che esaustiva dimostrazione,  ha bisogno comunque di altri alimenti che lo accompagnino.

E’ un dualismo sempre presente quello che contraddistingue questo legume sia nella gastronomia sia nella letteratura e sia sopratutto nella composizione di motti e proverbi popolari che usino la parola fava.Tra tutti certamente quello piu famoso,  come non fare esplicito riferimento al piu comune ovvero:

Prendere due piccioni con una fava!

Il significato più comune è e resta quello di conseguire un duplice vantaggio con poca fatica, e questo di significato, secondo me, rimanda molto alla idea dei romani del vivere secondo otium sed negotium, ovvero di un esistenza nella quale alle attività corporali produttrici della fatica umana, l’uomo doveva dedicare il tempo “libero” anche a quelle spirituali dell’otium, durante le quali, mediante lo studio della filosofia poteva ambire a raggiungere con lo spirito stesso “il coronamento della vita umana e la possibilità di diventare simili agli dei” cit da Seneca De brevitae Vitae.

Gran parte della letteratura classica ha come sbocco l’ambizione dell’uomo di voler essere simile agli dei, ma, si sa, sovente la letteratura tende a rappresentare le epoche in cui vive, e quindi cambiare con il cambiare dei tempi. Il medio evo per esempio tra i tanti meriti che  ha avuto sulla crescita dell’umanità vi è anche quella di essere precursore di un nuovo tipo di letteratura che partendo dallo studio delle piante officinali poi nei secoli è divenuta letteratura scientifica.

Nella attuale letteratura scientifica si da enorme risalto a questo legume per le proprietà proteiche che lo contraddistinguono, è fatto certo che essa, a seconda se mangiata con il suo tegumento o meno, se cruda o cotta, ha comunque importanti risvolti e benefici all’interno del corpo umano, apportando a esso enormi quantità di vitamine e/o proteine.

Se le si mangiano crude con il tegumento, rimane invariato l’apporto di ferro, magnesio, potassio e quindi contestualmente di fibre e carboidrati, diversamente se cotte, ma anche essiccate senza il tegumento, circa il 60% dei benefici che hanno viene smarrito nella cottura, e nella essiccatura.

Dicamo che dovendo trovare una serie di motivi per consumare le fave potremodire che sono:

una fonte di sali minerali eccellente e che tra tutti di certo il ferro è quello che le contraddistingue maggiormente e che viene considerata essenziale per il trasporto dell’ossigeno nel sangue. Il ferro, insieme al rame, costituisce una risorsa fondamentale per la formazione dei globuli rossi.

Che un largo consumo può aiutare a perdere peso o a mantenere il proprio peso corretto per via del loro contenuto bilanciato di proteine e fibre vegetali ma contemporaneamente vista un alta concentrazione di vitamina B1, conosciuta anche come tiamina la sola presenza di questa vitamina diventa importante per il corretto funzionamento del sistema nervoso.

Altro elemento da non sottovalutare sta nel fatto che la contemporanea presenza nel legume di fibre proteine vitamine e via dicendo aumenta nel legume la capacoità  nutritiva di tutti questi elementi nel  supporto alla nostra salute cardiovascolare, e in quello che serve al nostro organismo per  abbassare il colesterolo. Il merito sarebbe soprattutto del loro contenuto di fibre, che aiutano a stabilizzare i livelli di colesterolo nel sangue ma anche sono considerate utili per equilibrare i livelli di zuccheri nel sangue e per prevenire il diabete oltre che ridurre il rischio di infarto e di ictus e prevenire i rischi derivati dall’obesità.

Certo, è notevole leggere cosi tanto di questo buffo legume, e nel farlo vedere come nel corso dei secoli ha avuto influenze sulle società mediante anche solo il suo semplice studio, eppure oggi tra le innumerevoli chiavi di lettura che ne possiamo dare, alla fine l’unica che davvero salta alla mente delle persone quando che si pronuncia la parola fava, è sempre quella ironica e triviale, come a voler dire che nonostante 2000 anni di storia gli istinti primordiali hanno sempre la meglio sulla conoscenza e sulla ragione.

Potrei dilungarmi su mille e piu mille battute in tema, anzi parafrando catullo, “milia deinde milia”, ma non lo farò, e non lo farò per una questione di rispetto verso un alimento millenario, per riconoscenza verso tutte le sue proprietà descritte nella letteratura scientifica, perché senza di essa le nostre vite non sarebbero le stesse,  ma sopratutto perché:

“LA FAVA E’ SEMPRE LA FAVA!”