Doctor Sleep

Innanzitutto trattandosi di un sequel scritto con la partecipazione di Steven king, autore anche di shining, ciò che ci si sarebbe atteso era un opera che avesse le stesse atmosfere e la stessa teatralità!

Spesso i sequel sono opere che poi viaggiano autonome rispetto ai primi film, storie che si evolvono nel soggetto e nella sceneggiatura proprio perché vogliono essere originali e emotive.

Spesso, ma non questa volta!

Se si ha negli occhi il capolavoro di Kubrick – perché shining questo era – e si vede qst film con le stesse aspettative, beh la delusione sarà cocente!

Vedendo in successione ravvicinata i due film, pensando che l’autore della sceneggiatura sia lo stesso, le differenze sono così enormi a favore di shining da far comprendere sin da subito che il peso specifico tra i due film non era la sceneggiatura ma la regia.

Doctor sleep parte dove shining finisce, ma se shining aveva un finale che spiazzava lo spettatore nel freddo inverno del Colorado, doctor sleep stenta ad essere altrettanto spiazzante.

Ove raggiunge livelli di suspense adeguati, lo fa con flashback del primo film, il che oltre a riprovare omaggiandolo, la grandezza di shining, al tempo è riprova della non altrettanto grandezza di doctor sleep.

Doctor sleep va visto come un film che prova a essere un completamento delle paure di Danny bambino, una spiegazione dell’origine di esse ma anche una visione del quotidiano convivere con esse.

Una spiegazione che trova nelle parole di Danny adulto la chiave di tutto, le parole di un bambino che spiegano la natura mostruosa di un padre dedito all’alcol e alle mostruosità che esso produce.

È meraviglioso il dialogo col padre barista nell’hotel de primo film, compie un passo unico verso la descrizione del degrado umano e la piena consapevolezza di un padre debole proprio perché violento.

Anche la scelta di affiancare al Danny adulto un amico comprensivo serve al personaggio a compiere la sua trasformazione in un uomo cosciente ove l’incoscenza prima era rifugio dell’alcolismo.

La scena in cui i due amici affrontano gli invasati della luccicanza, potremo definirli demoni della mente, è il punto più alto del film nel quale Denny vince i suoi demoni e forse finalmente si libera di mostri che dall’infanzia ha sempre avuto con se.

Doctor sleep non è un horror ma un film psicologico evocativo che prova a entrare nella psiche di un adulto sconvolta da un dramma infantile, per trovare risposte alle paure di un infanzia strappata.

21 Aprile 753 Natale di Roma

Auguri Roma Mia, città dai mille colori, depauperata da inetti amministratori, città piena di contraddizioni, luogo di immense emozioni! Auguri a te per i tuoi quasi tre millenni, piena di acciacchi tra non pochi malanni, sempre splendente, riesci a essere comunque stupefacente,perché se ci fossero obiezioni da fare, passerebbero in secondo piano dinanzi al mio infinito Amore!
Auguri città che ha vissuto la storia,
Tra luoghi di infinita memoria, hai difeso i soprusi, lottato col tuo popolo contro gli abusi, città sacra e dissacrante, umorale come la tua gente, amata da chi la osserva di lontano, disprezzata da chi la vive da vicino. Roma dalle eterne contraddizioni, adduci ai sogni mille inclinazioni, multietnica e multiculturale lo sei dalla nascita e dagli albori, poeti artisti letterati ti hanno reso i propri onori, per tutto questo e per tanto altro ancora oggi non si festeggiano solo i tuoi anni di lunga memoria, oggi con te si festeggia la nostra storia!
Auguri Roma Mia

Sensazioni per un domani che sarà!

Oggi in tanti fanno la corsa per essere i più previggenti possibili nel dire come sarà il mondo dopo questa pandemia, in tanti cercano di ottenere titoli da prima pagina facendo ricostruzioni fantasiose di un futuro che spesso sembra estrapolato da soggetti e sceneggiature già viste mille volte, e riadattato al contesto del momento in cui viviamo.

In tutto questo black future che ci viene riproposto in modo sistematico da pseudo giornalai, o da men che meno insulsi opinionisti – per molti dei quali, quando tutto questo passerà, alla domanda: ricordi quel tale che parlava in tv del virus ai tempi del covi-19,? la risposta impietosa sarà: CHI? – le uniche solide certezze sono nei significativi cambiamenti che questa pandemia ha già prodotto sia a livello sociale sia a  livello economico. C’è stato un tempo in cui il profitto governava le regole del mondo, un tempo in cui apparire contava più dell’essere, un tempo in cui ricco non era più chi aveva un anima ma chi possedeva le anime degli altri, un tempo in cui chi aveva di più aveva anche più indifferenza, un tempo in cui chi chiedeva di più a chi aveva di più, questi ultimi si voltavano dall’altra parte fugandosene dei più deboli, eco quel tempo è finito, e con essi tutti i mali che esso aveva appresso sono terminati.

Questo virus, come nella poesia di Totò ha agito come una livella, non ha guardato chi fossero le sue vittime,  ha mietuto senza fare differenze, giovani vecchi bambini ricchi e poveri, nessuna distinzione, dimostrando la nullità dell’uomo dinanzi a fenomeni che non può controllare e contrastare. Questo virus ha detto con forza che il modello economico prettamente liberista ha fallito perché non ha saputo trovare risposte immediate ai mali enormi di una pandemia, ha chiarito una volta per tutte come il diritto alla salute non può prescindere da una sanità pubblica, ha dimostrato in modo ineluttabile che dinanzi a una pandemia non esistono sovranismi che possano da soli affrontare simili vicende, ma c’è bisogno di unione e collaborazione, ma sopratutto di una nuova idea di comunità. Guardiamoci dritti negli occhi, facciamolo perché in questa pandemia si è persa la lucidità e il buonsenso che come popolo dovrebbe unirci nel momento del bisogno piuttosto che, come avvenuto, dividerci.

Il momento è dei più difficile che la società moderna post belli ha sostenuto 80 anni a questa parte, con questa pandemia verrano riscritti i paesaggi del mondo, verranno ristabilite le regole della nostra quotidianità, se non verranno ridisegnati i confini del nostro spazio personale,  tutto questo segnerà enormi cambiamenti sia delle nostre abitudini sia della realtà che fino ad oggi avevamo trovato come normalità del nostro vivere quotidiano. Piccoli segnali già ci sono, un esempio la possibilità di adottare la didattica a distanza da settembre, in sintonia con i principi di restrizione che ci vedono tutti restare a non meno di un metro di distanza gli uni dagli altri ma anche quelli del divieto di assembramento che ci sarebbero se tornassimo al modello di classi pollaio avute fino ad oggi. Non è da escludere altresì che, rispetto al concetto di open space avuto fino a oggi, negli uffici si torni a spazi divisi da paratie con ambienti singoli equamente distanziati gli uni dagli altri, e allora perché non pensare che cambiamenti simili possano esserci anche nei locali pubblici, dove per rispettare le regole imposte dai DPCM la distanza tra un cliente e  l’altro già oggi impone l’accesso a una persona per volta,

Il dramma che si cela davvero dietro a questa pandemia è un dramma economico sociale, un dramma fatto di imprese più o meno piccole che chiuderanno perché non saranno in grado di fare fronte alla crisi, perché non avranno risorse sufficienti a ripartire passato il momento, ma sopratutto perché una volta passata la fase 3, o saranno in grado di trasformarsi cambiando radicalmente forma e contenuti del proprio agire o diverranno cibo per i pescecani che dopo la tempesta nuotano sempre nelle acque semiprofonde post apocalittiche in cerca di cibo. MI spiace dirlo ma quello che ci attende è un radicale cambiamento che ci travolgerà come uno tsunami ma che probabilmente una volta passato ci farà tornare a essere in piena sintonia con la nostra vita, quella vita cui abbiamo rinunciato proprio perché finora ci siamo dedicati più a riempirla di inutilità piuttosto che a viverla con i veri valori.

Per quanto concerne il mio settore, la ristorazione, già in difficoltà prima della pandemia, se ne uscirà lo farà in modo malconcio, e questo indicherà notevolmente  una più netta linea di demarcazione tra forme antitetiche di ristorazione, cancellando in modo più o meno radicale, tutto quel mondo di mezzo fatto di approssimazione. Credo sia davvero impensabile pensare che dopo l’epidemia si torni a una ristorazione di fascia media, le restrizioni se dureranno incideranno notevolmente sia sui costi,  sia sui ricavi, sia sui volumi, e laddove oggi in quella fascia vi erano locali che con un incasso medio di 25-30 € a persona per non meno di 60 coperti – tavolo 80×80 max 4 persone, per un totale di 15 tavoli – a turno riuscivano a sostenere i costi delle proprie attività, dopo questa pandemia dovendo far forte alle regole che continueranno a lungo, pur di mantenere linearità tra costi e ricavi saranno costretti dalla crisi o a investire su una fascia più alta di ristorazione – e dopo una crisi o si hanno risorse illimitate o si fa un salto nel buio – o a chiudere, o a diventare ristorazione di servizio. Con questa ultima definizione si segnerà quella netta linea di demarcazione tra forme antitetiche di ristorazione, ovvero tra ristorazione di servizio e ristorazione di fascia medio alta. Quest’ultima – tanto per intenderci mense, cucina da asporto, cine interne a uffici e enti – sarà facilitata maggiormente perché essendo già prima della crisi un settore di nicchia, le restrizioni, spazi ridotti tra i tavoli e meno clienti per ogni tavolo, non incideranno oltre modo, perché anche laddove dovessero produrre un leggero innalzamento dei prezzi, esso verrà facilmente assimilato dai propri clienti e da chi, nuovo, si affaccerà a quel tipo di ristoranti.

Per chi invece proveniva da un fascia media il momento sarà difficilissimo, allora se si vorrà davvero aiutare un settore simile, ci vorranno cambiamenti radiali e radicali. Radiali perché, come nei raggi di una ruota di una bicicletta, ogni raggio è un settore che da linfa alla ristorazione stessa, e allora andrebbero rivisti in modi Radicali tutti i costi fissi che incidono poi  sui singoli ricavi, dai costi energetici con tariffe meno esose e più chiare, ai costi delle materie prime che sovente sono sovraccarichi di costi di trasporto enormi, ai costi immobiliari, se non a quelli fiscali sopratutto incidenti in ottica del personale che a un imprenditore costa di norma il 50% di più di quello che effettivamente paga al lavoratore. La ristorazione che soffrirà sarà quella ristorazione di fascia media dove oggi si posizionano osterie,  trattorie, pub, tavole calde, e forse solo le pizzerie che fanno un prodotto a se, potranno essere escluse da questo ragionamento.

lo scenario che ci attende dice che tra mascherine come indumento abituale del nostro domani, guanti, distanziamento di un metro tra individui, e divieti di assembramento, ciò che dobbiamo aspettarci è un cambiamento radicale delle nostre abitudini, allora se già da oggi cominciassimo a ragionare come se domani sarà un nuovo inizio, forse solo così potremo essere pronti a sostenere un mondo diverso n cui crescere i nostri figli.img_8661.jpg

PENSIERI SPROFONDI

Oggi voglio fare esercizio mentale di cultura essenziale, mentale perché il pensiero vivo è quello che non smette di rigenerarsi ed essenziale perché la cultura oggi ha perso molta essenzialità e sovente gli strumenti che un tempo la componevano, vengono rappresentati come obsoleti e inutili in un tempo in cui la comunicazione è social che non vuol dire sociale.

Si è sociali quando in modo solidale si condividono esperienze e opinioni in un contesto reso vivo e vitale dal dialogo e dal confronto visivo, perché ciò che si presenta come forma distaccata e fredda non è ne mai sarà sociale.

Per questo motivo un libro un giornale un diario non possono passare come anacronistici, ma anzi andrebbero ancor più valorizzati da chi fa comunicazione invitando la gente a usarli come si deve, e non come ripiani o panni per pulire i mobili.

Mi piace pensare al mondo in cui vivo, in modo globale dove i confini non esistono tanto quanto le razze, eppure nel 2020 ancora se ne parla tanto degli uni quanto delle altre, come se le guerre distruttive non fossero bastate nel secolo scorso, come si gli orrori dell’animo umano fossero di nuovo una moda da seguire. Rileggo primo levi e inorridisco non soltanto nel pensare a ciò che è stato ma sopratutto nel rivedere che stia tornando con i stessi simboli – svastiche e croci celtiche – e sopratutto con gli stessi discorsi nei giovani impregnati della benzina dell’odio razziale.

“Ricordate se questo è un uomo che vive o muore per un si o un no!” Parole che non possono passare in sordina, che dovrebbe essere inaudito il sol pensare di dimenticarle, eppur parole vane nelle coscienze di giovani ma sopratutto nella formazione culturale dei loro altrettanto giovani genitori.

La luce si è spenta ancorché 25 anni fa si volle far passare il messaggio negletto del facilitare la vita vendendo la propria immagine allo show business, non più uomini e donne ma utenti del mercato dell’apparire sapendo che nell’idea di immagine telegenica c’era anche e sopratutto la rinuncia alle idee e alle opinioni a fronte di potenziali facili guadagni con la vendita del proprio io televisivo. “Se vuoi avere successo hai due possibilità o sposi una persona ricca o vai in tv!” Con questo pensiero orde di ragazzi e ragazzine hanno svenduto al diavolo televisivo le proprie personalità ed oggi che sono genitori si ritrovano privi di basi etiche e culturali con cui dare i giusti insegnamenti ai loro figli cresciuti a loro volta senza valori e per ciò pronti per i capibranco di turno, essere arruolati da ideologie pericolose.

Nei miei anni di adolescente ho vissuto il dualismo destra e sinistra nei cortei studenteschi, nelle occupazioni scolastiche, eppure in quel clima di profonda contrapposizione c’era rispetto verso gli altri, c’erano anche scontri ma la presa di distanza dai totalitarismi della storia del 900 era per entrambi fattore imprescindibile. La destra di allora relegava l’estrema destra a un onta del proprio passato, tant’è che la nuova destra provava a scrollarsi di dosso il suo legame con i fasci mussoliniani del msi.

Dinanzi all’orrore dell’Olocausto nessuno a destra o a sinistra si permetteva di parlarne senza sottolinearne la mostruosità, l’orrore e lo sterminio di persone innocenti, tutti lo rappresentavano con orrore e disprezzo. Per questo trovo inaccettabile che dei bambini di 11 anni rivolgendosi a un loro compagno di classe ebreo mortificandolo lo abbiano aggredito dicendogli: quando saremo grandi riapriremo i forni e ti ci bruceremo dentro!

Non riesco a capacitarmene, come si può permettere che un figlio cresca con questi valori come si può pensare che abbia queste ideologie?

Pensieri sprofondi terminano qui ma se capiterà di vedere qualcuno che farà violenza di un individuo più debole beh l’unica cosa che posso dirvi cari amici è:

SMETTETE DI FARE GLI SPETTATORI, DIVENTATE TESTIMONI!

Cercasi Italiani

Quando ho cominciato a fare questo lavoro – di acqua sotto i ponti ne è passata – nelle cucine si stava cercando di tornare a parlare italiano. Ai tempi l’ondata di nuovi cuochi direttamente attratti a questo mondo grazie anche a trasmissioni varie sul tema cucina, creava nuova linfa per le cucine già allora invase da personale extracomunitario.

Extracomunitario non è ne fu un concetto razzistico verso la persona – ben vengano culture diverse che aiutano a crescere un sistema sostenibile – bensì verso l’idea stesso di cibo che essi avrebbero dovuto cucinare, ben lontana dai loro costumi e dalle loro abitudini, nettamente difforme nella realizzazione da quanto in effetti avrebbero dovuto realizzare.

In una sana comunità si lavora e collabora insieme per creare valore aggiunto, purtroppo però quel valore si aggiunse in modo spropositato più agli imprenditori che non ai lavoratori e i danni li subirono gli avventori. Per anni si sono sfruttate risorse sottopagate per avere maggiori profitti, una via semplice e disfattista che ha creato illusione e preconcetto, e col tempo ha ampliato la forbice tra il mangiare bene e la sensazione di farlo.

Oggi si sta provando a tornare a fasti lontani ma la verità è che niente e nessuno potrà far nulla per cancellare l’amarezza creata in questi ultimi anni, la mesta sensazione che la ristorazione sia finita in mani losche è truffaldine e che per esse i clienti siamo stati ampiamente raggirati. Oggi si cercano chef italiani ma le condizioni proposte sono orribili e disumane, gli si chiedono miracoli per poi essere pagati come impiegati, si pretendono cucine creative eppoi di creative negli imprenditori ci sono le miriadi di menzogne con cui cercano ogni scusa per non pagare il tuo lavoro.

Se davvero si volesse cambiare questo mondo bisognerebbe dapprima agire su chi detiene le redini di controllo eppoi, solo in seguito, provvedere con interventi drastici a ripulire un mondo che spesso si intreccia con ambienti che in questo ambito proprio non dovrebbero entrare in contatto.

Il mio lavoro

Il mio lavoro mi porta spesso a cercare di caoire le difficoltà di tanti che lavorano in cucine da incompreso piuttosto che assecondare le lamentele degli imprenditori che li pagano.

Quando arrivò in un ristorante, chiamato a analizzarne le inefficienze, la prima cosa che faccio è valutare il personale una volta ascoltate le sensazioni della proprietà in merito. Mi siedo come un normale cliente ordino e osservo in silenzio perché solo così posso capire le verità del caso. Un locale non è altri che espressione dei due fattori imprescindibili ovvero dello chef per la sua cucina e del titolare per tutto il resto, pertanto se le due anime si sovrappongono nel tentativo di imporsi l’una sull’altra ciò che si crea è caotico e confusionario.

In vero sono più spesso le volte in cui sono i proprietari dei locali a non voler dare una direzione chiara al loro locale che non chef e brigate a non farlo, poi come accaduto di recente ti ritrovi dinanzi a una polveriera e pensi che forse sia venuto il tempo di ricrederti.

In qst occasione ho avuto modo di trovare un locale potenzialmente di alto profilo dove però da una parte una proprietà logora e stanca con tante incertezze non aveva trovato nella propria brigata la giusta dose di fiducia che di solito è prassi avere, e dall’altra la brigata fortemente demotivata, difettava per deontologia. Quando accadono situazioni simili è chiaro che per quanto se ne possa discutere la soluzione migliore, fatta certa l’impossibilità a cambiare la proprietà, è sostituire per intero la brigata, ma non sempre questo produce immediatamente benefici.

Quando si decide di sostituire una brigata, se ciò avviene in momenti clou della stagione, a stagione iniziata o sul finire, il rischio maggiore è non trovare sostituti adeguati, o pur trovandoli nei ruoli chiave – qst caso ne è riprova – faticare enormemente in quelli di contorno.

Per questo consiglio sempre di pianificare con minuziosità ogni fase e passaggio, perché nel farlo si possono scongiurare i rischi derivanti dagli imprevisti, che purtroppo nel nostro lavoro sono innumerevoli. Partendo da qui come executive consultant chef il mio primo compito è quello di creare un metodo organizzativo nuovo, fatto di elementi certi, dalla calendarizzazione dei fornitori finanche alla regolarizzazione dei turni di lavoro e delle specifiche mansioni del personale. Ogni step viene regolato con una meticolosità enorme perché niente può essere lasciato al caso e tutto deve seguire una certa linearità.

A qst punto mi occupo di valutare le inefficienze sistemiche! Cosa sono? Beh diciamo che sono azioni piccole o medie che rivelano una assenza di omogeneità nell’eseguite il lavoro, con conseguenze negative nella gestione del servizio. Per fare un esempio concreto possiamo dire che inefficienza è adottare due modi di servizio diverso di uno stesso prodotto, del tipo servire una minestra e un cameriere porta il formaggio al tavolo e un’altro no, oppure dalla cucina far uscire lo stesso piatto con due stili diversi accompagnato con contorno diversi. Queste inefficienze se non vengono corrette a lungo andare creano disservizi e i disservizi producono perdite economiche, proprio perché manca programmazione e organizzazione.

A seguire un estratto di una relazione fatta di recente, spero sia utile a capire il mio lavoro di analisi:

Il menu manca di qualcosa che guardi al mondo femminile ma anche al pesce. Penso ci sia una problematica forniture che difettano probabilmente di pianificazione.

La scelta letterale fa pensar a piatti primi molto tradizionali e fortemente indirizzati verso condimenti strutturati e corposi, che forse – siamo a luglio non a novembre- sono più indicati per climi invernali.

Ho assaggiato la tagliata di pollo un difetto evidente era la temperatura di cottura della carne, più fredda, rispetto alle patate bollenti,

In seconda battuta la porzione era un po’ risicata e anche lo stile di impiattamento un po’ troppo essenziale, ma forse la situazione easy del pranzo lo favorisce.

Ad una più accurata analisi visiva mancava di profumi essenziali come l’olio e nel discorso generale tale assenza è resa in modo più evidente dalla mancanza del cameriere di attenzione nel servire il piatto accompagnato da oliera e saliera al tavolo, attenzione qst obbligatoria visto il tipo di locale.

Ogni fase ha un suo know how da seguire e se non lo si fa poi il resoconto è pessimo e impenitente, importante è adottare un piano di lavoro con regole e metodi condivisi tra cucina e sala, scegliendo di perseguire degli step fissi e certi che regolamentino l’azione condivisa.

Fare ciò significa abolire le inefficienze, annullare le divergenze e creare un giusto spirito collegiale indispensabile in contesti simili, dove a fare la differenza non è il singolo ma il gruppo.

La più grande soddisfazione di fare questo lavoro sta nel vedere sguardi dapprima ansiosi e distaccati di molti imprenditori, poi una volta regolato il tutto, tornare a essere sereni e coinvolti nel nuovo ciclo.

How to be Great Chef!

When I decided to subscribe to MIUMIUM, I did not think it could give me any serious feedback, in fact only recently I started to have them, and in having them understand why. I will not explain it in this area but I can say that in life when you walk a path then you can not back down to the first difficulties, especially if you do a job like this where to face difficulties means to face each day and yourself that surrounds us and that always asks us for news.

Being a chef means to do something for which then who eats our food will remember us for better or for worse, so when I then have the opportunity to explain to young people the healthy path to follow I always try to tell them that there are no boundaries in mind Mindful. From the study of history we have the basics of knowledge both in the important issues and in the construction of a good chef of cooking, then in giving demonstration of my statements I try to show them how many beauties there are in the history of Italian cuisine. My dishes are an act of love towards it, cooking for me is equal to just love my wife and my daughters, I could never betray them!

 

VIVERE E SOGNARE L’AMERICA EVOLUZIONE DELLA SPECIE

Quando ho smesso di credere alle ideologie? Nel 1994 quando un imprenditore fondò il primo partito azienda della ns storia.

Quando ho compreso che la realtà stava degenerando? Quando da quell’idea di partito azienda è nato in italia la prima srl partito proponendosi come unica forma di democrazia diretta, ricordandomi nei modi storie di movimenti anni 30 per i quali oggi come umanità ci vergogniamo.

Tutto questo è successo perché sono falliti i due colossi culturali che per quasi 60 anni si sono contrapposti, quello liberista americano naufragato nella più devastante crisi economica dell’ultimo secolo trascinando con se anche l’Europa, e quello comunista le cui origini sono da imputarsi al crollo dell’URSS nel 1989.

Oggi ci stupiamo se anche da noi il modello socialista e comunista non esiste più, in effetti la crisi è internazionale e l’alternativa tra un socialismo riformista alla Renzi e un comunismo morto e sepolto, sono movimenti e partiti demagogici e populisti alla lepin in Francia lega e cinque stelle in italia e via via in mlt paesi europei.

Il PD ha perso nelle periferie? Vero ma di certo non completamente per colpa del pd stesso. L’elettorato del m5s è un elettorato di protesta che 5 anni fa protestando votava pd perché voleva una riforma del lavoro, e che una volta fatta ha continuato a protestare piuttosto che andare a lavorare. Il voto del 4 marzo ha detto con chiarezza che l’Italia è divisa quasi a metà tra chi al sud vuole i soldi dallo stato per non fare un cxxxo e chi al nord vuole poi una giustificazione per continuare a arricchirsi alle spalle dei più poveri e quindi poi insultarli. Ecco io credo che la prospettiva proposta dal PD in questi anni sia migliore perché vada oltre gli slogan da campagna elettorale per qst non voglio un accordo pd m5s perché solo nel solco di scelte politiche e economiche del recente passato si potrà costruire un solido futuro per esso e per il paese. Quell’elettorato in panda cui appartiene una certa sinistra da ms, che si parla addosso, che ama farsi mille seghe mentali parlando per ore senza mai arrivare alla conclusione è ora che scenda dalla panda e provi a migliorarsi per avere una tipo, tipo che potrà avere solo se torna a investire su se stesso e sul futuro di qst paese. La cultura comunista è superata dalla realtà che dice di una Russia molto più futurista che comunista molto più liberista che socialista quindi o la piantiamo di vivere nel passato e diamo alternative serie a noi e ai nostri figli o essi perderanno pure il senso della politica divenendo clienti di una società privata che li indirizzerà nella decisione di chi votare, ops ma qst già accade!

La sinistra a sinistra del pd o interna al pd stesso deve decidere dove stare e quali prospettive dare, se in una realtà riformista e laburista come quella di Renzi padoan calenda madia Lorenzin gentiloni etc etc o in quella autodistruttiva da panda ed ms di emiliano cuperlo Bersani orlando grasso etc etc

Io preferisco la prima scelta anche perché le MS nun me Sò mai piaciute

UNITI PER MIGLIORARSI

Buongiorno a tutti coloro che lavorano in questo difficile mondo.

Sto iniziando un nuovo progetto che permetterà di far incontrare con più semplicità domanda e offerta tra chi cerca personale di sala e cucina e chi si offre come personale di sala e cucina. In questo momento, insieme ai miei partner stiamo creando dei database seri dove far confluire per ordine di categoria e esperienza le schede di molti professionisti. Non è ns intenzione fare i numeri ma nei numeri che faremo avere solo persone serie e affidabili, italiane e non, e solo quando avremo selezionato 30 elementi per la sala e 30 per la cucina chiuderemo le liste temporaneamente.

Vi chiedo quindi di inviare i vs CV a STUDIOTRINCHI75@gmail.com

Così da selezionarli e fornirvi sulle selezioni indicazioni successive. Grazie

VIVERE E SOGNARE L’AMERICA!

Quando ero piccolo, a volte le domeniche in famiglia trascorrevano in lunghe e piene chiacchierate durante le quali diverse e opposte visioni geopolitiche si dipanavano tra le idee formaliste e ideologiche di mio nonno e quelle progressiste e tendenti al moderno dei loro figli ovvero papà e zio.

In questo contesto anche le visioni di mio papà e di mio zio erano divergenti, papà, pur con qualche rigido principio, credeva in un mondo socialmente appagante dove le anime diverse potessero condividere  sogni e ambizioni, una società certamente multietnica ma non per forza impregnata nello schema liberista statunitense, a differenza di zio che credeva, lui pilota di rotte intercontinentali, e per questo sovente negli aeroporti del mondo anglosassone e americano, nell’idea liberista americana, non percependo in essa quei rischi per cui poi decenni più tardi è stata messa in crisi dall’eccessivo liberismo.

Ad ogni modo sin da piccolo sognavamo l’America delle opportunità, l’America del mito americano, quella di happy days, di american graffiti, de la febbre del sabato sera, tanto quanto quella de i falchi della notte, sognavamo un idea di libertà estrema, libertà di fare quello che desideravamo, senza regole e senza implicazioni.

Andavamo al cinema e quando faceva freddo all’uscita c’erano i caldarrostari, Mc Donalds iniziava a farsi conoscere e quei pochi che lo frequentavano erano figli bene che andavano a cena in quello di piazza di spagna, tra i primi a roma. Non consumavamo cocoa cola ci piaceva di più la pepsi poi pero sentivamo vasco e andavamo tutti a fare i fighi con una bottiglia di coca tra le mani. categoricamente di vetro.

Ci piacevamo e ci piaceva farci vedere che ci piacevamo, ma non eravamo eccessivamente pretenziosi, ce bastava poco per fa dama! Ricordo ancora quando a inizi anni 80 a roma aprirono i primi ristoranti cinesi, il mangiare cinese divenne improvvisamente il più sano possibile, tra le frasi più fighe che ricordo in merito c’era quella per cui molti pensavano che se i cinesi avessero 5000 anni di storia alle loro spalle,  forse era perché  mangiavano meglio per campare più a lungo! 

Erano gli anni che chernobyl diffuse la paura a tutti gli strati della società ricordo famiglie intere correre nei supermercati per fare scorta di cibo, presi da paure improvvise per poi ammettere che non era necessario,  drammi dell’umanità provenienti dal modello comunista che alimentavano in molti la consapevolezza che quello americano fosse migliore, per poi rendersi conto che entrambi facevano schifo.

Oggi che l’America e la Russia sono governate da oserei padroni instabili, la amara consapevolezza che viviamo è che non ci sarà più dato sognare l’America ne tendenzialmente ammirare la ideologia comunista, e in tutto questo lo stato confusionale sarà sempre più ampio e diffuso tanto da creare lobotomizzati da computer e tablet privi di valori e riferimenti, a cui una società privata dirà chi e cosa votare, ma questo già accade.