REDDITO DI CITTADINANZA TRA VERITÀ E…….

Uno dei temi più caldi tra la gente è sul reddito di cittadinanza se abbia funzionato o se sia stato un totale fallimento.

Come sempre ci si rivede tanto in uno quanto nell’altro schieramento e così ci si divide in una contesa accesa e ben poco costruttiva.

Per avere una chiara idea bisogna partire dall’analisi dei motivi per cui è stato voluto e dalle condizionali fa cui era stato soggetto sin dall’inizio.

Nato per sostenere le difficoltà del mondo del lavoro con un patto tra ministero e cittadino, prevedeva l’inserimento di 3000 navigator che avrebbero dovuto con i centri per l’impiego favorire l’accesso al lavoro.

Sin da subito qst componente, vuoi per il ritardo con cui i navigator sono stati inseriti, vuoi perché i CPI non funzionano da anni, vuoi poi per la pandemia, ha mal funzionato ma resta comunque un importante step da cui ripartire.

Per un corretto funzionamento andrebbe rifondato il mercato del lavoro oggi saturo di società di selezione che prendono incentivi dallo stato per false selezioni che poi non portano a nulla.

I centri per l’impiego spesso servono solo a chi ci lavora perche per tanti motivi non hanno numeri soddisfacenti alla funzione per cui sono nati, e la concorrenza con le società private è tale da renderli incapaci di avere competitività.

Se davvero si volesse rendere qst strumento funzionale si dovrebbe partire dal superamento di qst difetti strutturali ma anche da un altro errore che sin dall’inizio permane e che il m5s avrebbe potuto facilmente superare.

In tanti hanno definito assistenzialista la misura, i dubbi sono legittimi non tanto perché in effetti sembrerebbe esserlo quanto più perché si è venuta a sovrapporre a un’altra misura esistente piuttosto che inglobarla.

Mi riferisco ovviamente al REI – reddito inclusione – voluto dal governo gentiloni e che le forze di quel governo volevano da esso si ripartisse.

Ad oggi il REI costa circa 2 mld di euro che sommati ai 5,7 del RDC gravano sullo stato per circa 8 mld anno, una cifra enorme che giustifica anche secondo me un giudizio assistenzialistico di entrambi.

Il REI ha parametri di erogazione eccessivamente stringenti ma comunque tali da essere più selettivi nel principio di erogazione scongiurando così il rischio di un intervento a pioggia come poi avvenuto col RDC.

Se si fosse ripartito da qst principi forse, anzi senza forse, oggi parleremo di una misura erogata con criteri più seri e meno propagandistici, perché in verità non ha sconfitto la povertà ma di certo ha reso più umana la vita a molti.

Che il RDC non ha sconfitto la povertà è verità in parte, già perché da qnd c’è i numeri dei consumi nelle fasce più deboli sono aumentati.

Parliamo di numeri nelle spese comuni, spesa quotidiana tanto quanto costi energetici, o anche spese medico specialistiche, ad ogni modo parliamo di spese per le quali prima non potendole sostenere tutte, quelle fasce deboli erano costrette a tagliarne oltre il 70%.

Parliamo di una misura che anche nei numeri permetteva di qst giacche il REI non dava cifre tali da essere sufficienti a farlo.

Alla fine il giudizio che do di qst misura è che per quanto vero come molte cose potevano essere fatte meglio, ad ogni modo resta una misura giusta, proprio perché ripartendo dal patto per il lavoro, con interventi mirati, in un momento così critico può essere una risposta seria alla crisi del lavoro stesso.

Inoltre con accorgimenti più selettivi, il Rdc può essere ciò che in altri paesi esiste già, ovvero un percorso che, con una seria riforma dei CPI e la cancellazione dei finanziamenti a pioggia delle società di selezione, crea le condizioni per un mercato dinamico del lavoro.

Aiutare le famiglie da parte di uno stato non e assistenzialismo perché i soldi che vengono dati rientrano comunque in circolo e aiutano imprese, aziende e molto altro a avere continuità lavorativa.

Il mondo cambia ogni giorno e quel cambiamento non può prescindere dal principio per cui o siamo attori partecipo al cambiamento o siamo comparse.

Preferisco essere attore e nell’esserlo, propormi come interlocutore del cambiamento stesso.

RDC E REI debbono essere trasformati in una misura unica partendo da criteri selettivi più strutturati del secondo, integrando tutto il meccanismo del patto per il lavoro del primo e contestualmente favorendo una riforma dei CPI seria e immediata, questo sì che sarebbe un vero cambiamento per sconfiggere la povertà.

La giovinezza di un popolo, è una ricca vecchiaia!

Onestamente sarebbe da chiedersi quali – se ve ne sono – le differenze tra chi più di 80 anni fa bruciava libri nelle piazze, e chi oggi in nome di quale verità assoluta – assolute lo erano anche quelle per le quali si bruciavano quei libri – demolisce statue nelle piazze!

Nel momento stesso in cui una società senta il bisogno di cancellare il proprio passato piuttosto che, sopratutto in tempi bui, ricordarlo per non ripeterlo, a me sembra una società che nasconde la testa sotto la sabbia per non affrontare i drammi dei propri tempi!

Non so se rinascendo oggi, Cesare Pavese sarebbe ancora convinto che la giovinezza di un popolo celi una ricca vecchiaia,l.

Di certo fa effetto vedere come siano proprio quelle popolazioni relativamente giovani a voler prendere le distanze dal loro passato con azioni che quel passato vogliono cancellarlo piuttosto che renderlo indelebile alle generazioni che verranno così da evitare che si ripeta!


Perché vedete, alla fine ciò che conta – oggi che viviamo tempi bui disseminati da forme di odio di vario genere, dove il negare è parte stesso del vivere, tempi nei quali ogni conquista della civiltà viene messa in discussione finanche a destabilizzare sistemi e paesi interi –

non è superare il proprio passato, finanche rinnegandolo, ne alimentare le differenze con azioni eclatanti,

oggi ciò che conta davvero è conoscere il proprio passato per vivere al meglio il proprio presente, e costruire così un futuro più luminoso per i nostri figli.

Concludo completando la parte più bella di quella frase di Cesare Pavese, perché se è vera la provocazione finale citata, altrettanto vero sono i principi presenti nell’introduzione di quel pensiero.

Direttamente da “Il Mestiere di Vivere!”:

… Quando un popolo non ha più un senso vitale del suo passato si spegne. La vitalità creatrice è fatta di una riserva di passato. Si diventa creatori -anche noi- quando si ha un passato……. Cesare Pavese

Il passato è parte integrante della nostra esistenza, cancellarlo o demolirlo porta ogni individuo a spegnersi.

https://www.repubblica.it/esteri/2020/06/10/news/usa_statue_colombo_abbattute_e_vandalizzate-258873826/

A CHI CREDERE?

A chi credere?

Ciò che piu di tutto lascerà questa pandemia, è la conoscenza di un mondo, quello dei virologi, per lo più sconosciuto prima d’ora, dove la scienza figlia di anni di studio ha lasciato il campo alla visibilità televisiva e al protagonismo dei virologi stessi, con non sempre egregi e lusinghieri risultati.

In questa pandemia abbiamo avuto visione di due modi opposti di fare scienza!

Uno serio e concreto fatto di medici e oss che hanno lottato per salvare vite, e in alcuni casi essi stessi sono venuti a mancare!

L’altro di pseudo professoroni in cerca di visibilità che alternavano dichiarazioni assurde sulla paragonabilità del virus a una normale influenza, a altre nelle quali persino ne negavano la concausa delle morti.

A chi credere?

Volete credere a chi negava la realtà, o iniziare a credere a chi la raccontava con fare serio, razionale ricco di equilibrio e buon senso?

Ecco, quando andate appresso a quelli che negano le morti, o sminuiscono le scelte del governo di chiudere tutto per limitare il contagio, sappiate che:

Date credito a gente che a marzo postava sui social interventi nei quali invitava turisti a venire a roma;

Condividete notizie di persone che dicevano che non esisteva il virus;

Date ascolto a chi fino a pochi giorni fa invitava la massa a scendere in piazza per protestare violando le regole di assembramento e distanziamento.

Quando pensate che queste persone siano degne della vostra ammirazione, e per essa della vostra condivisione, provate a riflettere se davvero, avendo avuto tra parenti e amici persone venute a mancare, ne avreste condiviso l’opinione o il pensiero.

Quando in voi nasce il ragionevole dubbio sulla attendibilità di certe improvvie dichiarazioni, meditate se dietro a esse non si nascondano ben altre intenzioni che quelle di voler davvero aiutare questo paese a risorgere.

Lo dico perche in tutta franchezza ho avuto amici che hanno avuto il contagio, non a marzo quando probabilmente era in una fase apicale, ma più recentemente e solo per questo ad oggi meno aggressivo.

Non credete a chi vi dice che le precauzioni sin qui adottate non sono servite a nulla!

Non date credito a chi a febbraio negava le morti da covid19 e sminuiva l’importanza delle mascherine!

M sopratutto avendo al possibilità di farlo, prima di condividere dichiarazioni ad effetto verificate chi è la persona che le fa, perché molto spesso la sua attendibilità non è così solida come si vorrebbe far credere!

Fortunatamente in italia abbiamo avuto – sopratutto grazie alle misure di lockdown previste dal governo – in quelle regioni che potenzialmente avrebbero potuto subire contagi clamorosi, numeri contenuti.

Quando dovete decidere a chi credere, affidatevi a chi il problema lo conosce perché lo ha gestito in modo diretto, invece di cercare su siti, il cui nome dovrebbe farvi dubitare della attendibilità delle notizie che contiene, affidatevi a fonti ufficiali, perché almeno in italia esse hanno raccolto numeri e informazioni verificate e attendibili.

Se avete ancora dubbi e cercate risposte, sappiate che il sito del ministero della salute ha aperto una pagina veramente ben fatta dove trovate ogni risposta sempre aggiornata http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioFaqNuovoCoronavirus.jsp?id=228 .

Se invece volete conoscere i numeri reali del contagio nel mondo potete rivolgervi, sia al sito indicato sopra sia, a quello del WHO il cui link vi indico a seguire: https://www.who.int/emergencies/diseases/novel-coronavirus-2019/situation-reports.

A seguire una sfilza d dichiarazioni che lette oggi fanno rabbrividire e che dette allora invece avrebbero dovuto far riflettere, o in alcuni casi fatte successivamente che dimostrano la natura umana anche dei medici:

Dott.ssa Gismondo:  “Si è scambiata un’infezione appena più seria di un’influenza per una pandemia letale.” ……. poche settimane dopo “C’è timore di fronte a quello che prima non ci preoccupava e che io e altri virologi  dicevamo sarebbe stato poco più grave di un’influenza”.

Recente Prof Galli: “Siamo stati presi alle spalle. Io per primo il 20 febbraio mi stavo convincendo che l’avessimo scampata…….

…… ma non è stato così, perché in realtà attorno al 25 di gennaio, dai calcoli che abbiamo fatto, il virus è entrato dalla Germania del tutto inavvertitamente nella zona del Lodigiano e ha potuto fare quello che ha voluto per almeno quattro settimane……..

……… spargendosi ovunque in quella zona, ma anche in Veneto e in altre aree della Lombardia, creando l’epidemia così che conosciamo.

E quello che vediamo ancora oggi, vi ricordo, cioè la maggior parte dei casi che vengono registrati, tutti in persone con una sintomatologia significativa, è il risultato di un qualcosa che avvenuto prima delle misure restrittive….

Il risultato di queste ultime ci metterà ancora del tempo per essere evidente”.

Concludo con l’unica intervista seria nella quale la virologa Ilaria Capua ammoniva sulla gravità di questa pandemia già da inizio anno.

Lo faccio sperando che la prossima volta tutti impariate a verificare le fonti a cui attingete le vs informazioni, ma sopratutto per l’immediato, smettiate di fare i cretini e continuiate a comportarVi con serietà e rigore.

per favore non smettete di seguire le indicazioni circa distanziamento sociale, mascherine e precauzioni varie chieste dal ministero e governo.

Ecco l’intervista: https://www.fanpage.it/attualita/coronavirus-parla-la-virologa-ilaria-capua-questa-epidemia-ci-costera-tantissimo/

Buon proseguimento a tutti, e comunque per rispondere alla domanda del post, beh io scelgo di credere a chi usa equilibrio e buon senso!

….Detroit Become Human videogioco da urlo….


Fino a 10 o 15 anni fa i videogiochi traevano ispirazione da film o serie tv per trovare una ambientazione plausibile, con Detroit Become Human, un videogioco da urlo, accade il contrario.

Spesso, come per la serie call of duty, o si rivolgevano alla storia – ne è un esempio la versione WW e WWII – o da storie che senza clamore alcuno richiamavano a film già visti al cinema in contesti futuribili con storie futuribili, ma questo non è il caso di Detroit Become Human.

Negli anni la giocabilità ha sentito l’esigenza di evolversi verso un più suggestivo realismo con l’interazione tra giuoco e giocatore, finanche il giocatore potesse determinare con le proprie decisioni l’esito del gioco stesso.

I miei ricordi di bambino hanno ancora vivide immagini di schermi arrotondati nei quali i giuochi si muovevano in due dimensioni.

Da destra verso sinistra o al più dal basso verso l’alto – erano gli anni in cui Amiga si contendeva il primato con Commodore, gli anni in cui avere una delle due piattaforme era comunque un privilegio non da tutti.

Vi confesso io avevo un Commodore 64 dove i giochi erano registrati su delle casette e il più ambito era galaxy o pool – biliardo – quindi immaginate il salto esponenziale quando sul pc uscì per la prima volta Fifa.

Se ci ripenso oggi abbiamo schermi piatti che al proprio interno nascondono veri pc ultra performanti.

Un tempo per collegare un pc alla tv di casa c’erano cavi e cavetti che una volta collegati poi per trovare il canale di collegamento dovei sintonizzarsi sul D 6 della tv per poter iniziare a giocare.

Le tv avevano lateralmente lo schermo, dei comandi con lettere e numeri per esempio rai 1 stava su A1, il Commodore sta su D 6, idem l’Amiga 500.

A quest’ultimo va dato un merito non da poco e cioè che essendo uscito poco dopo il Commodore il suo lancio lo fece con giochi diventati mitici come street fighter.

I creatori dell’amica alzarono il tiro e produssero un effetto di trascinamento verso giochi più reattivi e creativi.

Per parlare di Fifa come gioco dobbiamo attendere il 1998.

Ciò che il mondo dei giochi aveva fornito fino a quel momento era poco allettante tant’è che con Fifa finalmente si passò a una dimensione più raffinata e dei giocatori fino a quel momento estremamente squadrati e piatti. Ricordo sensibile Soccer poi virtual Soccer Pes.

Certo l’arrivo nel 1994 della prima playstation aveva dato un forte contraccolpo al mercato dei giochi per pc superando di balzo sia SEGA che Nintendo perché in un unico console aveva capito di dover superare la tecnologia dei CD Rom per giochi introducendo per prima quelle delle mitiche cartucce.

Il vero salto sulla giocabilità lo si ha solo quando iniziano a comparire sul mercato acceleratori di grafica mediante schede che rendono più fluidi e dinamici i giochi stessi anche su pc.

Ad ogni modo il verro passo in avanti lo si ha con l’arrivo della Playstation che con ogni nuova versione, poi ha sempre aumentato il livello di qualità.

Col tempo, molte aziende ridussero le uscite per i pc, anche perché contemporaneamente fu lanciata la console Microsoft X BOX che nelle intenzioni doveva in breve tempo surclassare la playstation.

Un sorpasso che a distanza di 20 anni e più non c’è stato, tant’è che ancora oggi si contende senza un vero primato il mercato con la play 4.

In tutto questo continuo crescendo, le vere battaglie tra consolle erano sui giochi, sulla grafica e sul realismo in essi presenti.

Per anni ad esempio Fifa come gioco di calcio è stato nettamente indietro rispetto a PES nella considerazione dei gicatori.

Un vero cambiamento c’è stato quando i programmatori di per iniziarono a collaborare con Fifa tanto che la situazione si sovvertì in breve tempo.

Le alternative ai giochi sportivi, erano sopratutto gli sparatutto.

I precursori furono call of duty, rainbow six, metal gear, tomb raider, dove col tempo, al semplice algoritmo sparo e uccido, si sono aggiunti anche altri algoritmi per i quali poi il gioco stesso ha iniziato a percorre strade meno ripetitive e molto più intuitive.

Questa strada ha segnato il percorso a altri giochi dove il verismo – il principio per cui un gioco possa coinvolgere il giocatore in un atmosfera realistica perchè verosimile – è diventato elemento cardine.

Ecco allora che l’ambientazione di questi nuovi giochi, ha optato per ambienti molto reali e prossimi al nostro mondo.

Contesti con un estremo studio dei dettagli che servissero da cornice a storie estremamente verosimiglianti ai nostri occhi.

Tanto per fare degli esempi penso a last of us – a giugno dovrebbe uscire il 2 – lo stesso call of duty con Kevin Spacey, battlefild 4, Uncharted, oppure late of shift dove attori umani recitano in un video gioco stupendo.

Tutti giochi davvero prodigiosi, ma dopo aver provato Detroit, sarà davvero dura per gli altri arrivare a questi confini.

Infatti credo che con DETROIT si sia di nuovo segnato il passo sulla qualità visiva corroborata da uno storytelling che fa di un buon prodotto un prodotto irraggiungibile per molti anni.

La storia oltre a intrecciarsi con la possibilità sempre di determinare il prosieguo, pur essendo priva di elementi esplosivi a disposizione dei personaggi

– il giocatore assiste a scene di sparatorie ma se si fanno determinate scelte è molto improbabile che ne sia esecutore –

è talmente ben fatta da trascinarti in un racconto che ti conquista in modo entusiasmante.

Splendida occasione per riflettere su un possibile futuro prossimo, che poi è parte integrante del gioco stesso.

La presenza degli androidi che chiedono pari dignità umana ai propri creatori – gli uomini – solleva domande sulla nostra società di carattere morale.

Ogni giorno viviamo le differenze sociali, etniche, culturali, economiche, eppure o ci voltiamo altrove, o peggio ancora releghiamo altri a pulirci la coscienza affidandola a essi.

Per questo, pensare che questi temi possano arrivare alla mente e all’attenzione dei giovani tramite un gioco, non può che trovare tutto il mio consenso.

Lo credo fortemente perché rispetto a giochi dove la coscienza non viene sollecitata, Detroit become human osa arrivare ai cuori dei nostri ragazzi con temi e tempi graduali.

Tocca le corde emotive ma anche e sopratutto sollecita le coscienze su riflessioni etiche.

Se nelle intenzioni dei creatori di Detroit Become Human, fatto esplicitamente ed esclusivamente per ps4, c’era l’intenzione di raggiungere livelli mai visti prima , beh ci sono riusciti alla grandissima.

Con esso hanno segnato finalmente e definitivamente il passo da semplici giochi di intrattenimento a storie complete di ispirazione per giovani e per il cinema, il cinema si perché questo gioco merita un film con dei grandi attorie con il film anche dei premi.

Detroit il più bel gioco di sempre!

Un gioco che è un momento di riflessione!

METAMORFOSI TOTALE!

L’immagine della fila di auto in uscita da Roma,  sabato 11 aprile il giorno prima di Pasqua,  mi fa credere che questi episodi siano la plastica rappresentazione di un popolo che si sforza in ogni modo e misura a mantenere un collegamento con le proprie abitudini, rifiutandosi di accettare la realtà in cui siamo costretti a vivere, e lo saremo per molto tempo, da questa pandemia.
Ad ogni modo purtroppo siamo difronte a una radicale metamorfosi del sistema economico liberista avuto negli ultimi 30 anni, che accompagnata anche alle restrizioni attuali, ci farà cambiare moltissime delle nostre abitudini personali.
 
Vivevamo in un sistema che viveva della globalizzazione o meglio del concetto di mercato globale, un concetto messo in crisi dal contesto che più di tutto ci aveva permesso di conoscere altri mondi, esplorandoli da vicino, ovvero il cibo e l’alimentazione.  Quello che ha detto questa pandemia, ma prima di essa ogni altra epidemia negli ultimi 15 anni, aviaria, sars, mucca pazza etc… è che i virus oggi passano molto più facilmente dal mondo animale al mondo umano, e noi specie umana che cosa abbiamo fatto negli anni?
Invece che ridurre il consumo animale procapite, lo abbiamo triplicato esportandolo anche in paesi che prima neanche lo conoscevano, un esempio tra tutti l’india dove negli ultimi 10 anni il consumo di carne è quadruplicato.
Per farlo abbiamo sfruttato oltre le normali possibilità, 2/3 degli elementi che compongono il nostro pianeta, ovvero natura- mari monti, campagne suoli e sottosuoli –  e il mondo animale, che in modo speculativo abbiamo sfruttato occupando sempre più spazi terrestri per allevamenti intensivi che cosi facendo, andava riducendo drasticamente quelli necessari al vivere del mondo animale selvatico, che come molti documentari dimostrano si è ritrovato sempre più spesso a convivere con gli uomini nelle grandi città.
Sinceramente non vedo altri scenari possibili che non siano quelli di un ritorno a consumi ridotti, economie a km0 e con esse contemporaneamente a una realtà che in attesa del vaccino viva come normalità le restrizioni fin qui messe in atto.
Ciò che ci hanno insegnato i nostri nonni come abitudini alimentari dovrà tornare prepotentemente nelle nostre di abitudini, quindi  carne bianca e pesce un paio di volte la settimana, insieme anche ai legumi, più frequentemente invece le verdure e la frutta – ogni giorno – un paio di volte le uova e cosi via dicendo fino alla carne rossa che andrebbe consumata al massino una volta la settimana. Fare questo significa aiutare il nostro pianeta a ritrovare i propri equilibri, riducendo drasticamente il consumo del suolo che noi uomini abbiamo dilapidato da 100 anni a questa parte, riducendo le emissioni di co2 derivanti dall’inquinamento atmosferico generato anche dai gas emessi nell’aria da tir che servono al trasporto su ruota degli alimenti, ma anche noi a renderci più forti e pronti la prossima volta a minacce pandemiche che potranno riproporsi.
Nel frattempo dovremo continuare a combattere con questo virus e con ogni restrizione globale da esso prodotto, perché prima o poi ne usciremo.
 
Quanto ci vorrà? Tutto dipenderà dal vaccino e dalla ricerca scientifica, ad ogni modo quel vaccino risolverà il problema di questo virus, ma senza vere politiche internazionali di autocontrollo chi impedirà ad altri virus di diffondersi? La storia recente sia di insegnamento, ogni paese dovrà annualmente, d’ora in avanti, avere piani per le emergenze pandemiche sempre aggiornati, dovremo investire spese enormi nella ricerca contro le malattie infettive, dovremo investire risorse nella sanità che dovrà tornare a essere pubblica. Questa pandemia ha messo in ginocchio il sistema globale perché ha dimostrato che in una pandemia ogni paese deve avere mezzi e risorse per essere autonomo e autosufficiente, ovvero ciò che nessun paese al mondo nell’emergenza covid 19 ha dimostrato di essere del tutto.
L’impegno comune dell’Europa deve essere indirizzato verso questa soluzione, vanno create industrie comuni che si occupino della produzione di presidi medico sanitari, vanno organizzati laboratori di ricerca europei con presenza capillare e diffusa in ogni stato, ciascuno di esso composto da equipe internazionali,  vanno superate le divergenze che dividono oggi perché domani si torni a parlare di unione europea, perché solo così facendo potremo tornare a essere attori del nostro destino piuttosto che spettatori del nostro declino.
Rodolfo Trinchi

FINITE LE VACANZE SI TORNA IN PALESTRA!

TUTTI IN PALESTRA!!

Le vacanze son finite,

non sono state ne lunghe ne brevi, forse neppure vacanze, ma ciò che davvero resta sono i ricordi vividi delle serate in compagnia, delle cene con gli amici, degli happy hour sul mare, se non le serate tra disco e drink che tanto ci hanno fatto sognare e divertire!

Ma siamo sicuri che a restare siano solo questi ricordi?

Ci illudiamo di crederlo, ma le illusioni terminano allorché dinanzi allo specchio una mattina di un lunedì qualunque ci guardiamo e vediamo di nuovo i rotolini affiorare dalla magliettina, il primo impulso ci dice ora basta!

Quest’anno palestra nuoto e running, poi la vicina vocina che sempre ci accompagna, ci fa notare che ogni anno a settembre ci impegniamo in questo andirivieni motorio, per poi puntualmente dissipare tutto questo faticoso lavoro nel giro di due settimane d’estate.

A questo punto lo sconforto ci assale e iniziamo a cercare cure e diete che senza una minima fatica ci facciano perdere quei chili in eccesso.

Ci affidiamo ai maghi che in 10 giorni ci faranno perdere 7 kg, se non peggio ancora alle pillole miracolose a base di quell’alga tanto famosa in quel paese tanto lontano che da noi viene boicottata dalle industrie farmaceutiche – tema che molto somiglia a quello sui vaccini proposto dal governo per anni sul suo blog – perché così innovativa che farebbe crollare il mercato farmacologico.

Evitiamo chi con toni trionfalistici o superlativi ci propone miracoli, i miracoli non si fanno e tutto quello che otteniamo lo otteniamo solo grazie a sforzi e sacrifici.

Iniziamo a credere a ogni buffonata che ci viene proposta soltanto per non voler ammettere di essere delusi da noi stessi, per non ammettere che non siamo stati in grado di mantenere gli sforzi fatti durante l’anno e essere arrivati all’inizio del nuovo anno in condizioni paritarie o peggiori dell’anno precedente dissipando – lo ribadisco – ogni sforzo fatto.

Prima che rabbia e frustrazione prendano sopravvento fate come in quel mito della caverna abbandonate le convinzioni che vi hanno fatto credere all’illusione di un corpo perfetto, iniziate a capire quale io vi piace davvero e su di esso costruite la vostra fisicità.

Tradotto in termini piu semplici?

Se davvero volete amare voi stessi non innamoratevi dell’idea che vi proviene da altri modelli,

scoprite i vostri limiti e provate a trovare i giusti equilibri, perché non si è solo di cosa ci fa apparire — il nostro fisico – ma si è anche di come ci presentiamo agli altri – la nostra mente -.

Un idea equilibrata è quella in cui corpo e psiche siano in simbiosi quindi trovate il giusto equilibrio.

Venendo or dunque all’aspetto fisico, che più compete da un tema nutrizionale, il consiglio che mi sento di darvi è:

nell’alimentazione seguite durante la settimana la stagionalità, comprate di stagione evitate lunghe cotture e se potete usate sempre pochi grassi nel cuocere gli alimenti, un cucchiaino di olio se cuocete in padella è più che sufficiente.

Per trovare una giusta dimensione alimentare, seguite i principi della piramide alimentare, quei principi tanto cari alle nostre nonne che non la conoscevano, ma che comunque grazie a essi e alla loro saggezza hanno creato le condizioni per farla arrivare fino a noi:

Un sistema di alimentazione che prevede un consumo raro di carne rossa – 1 volta la settimana – che passa a massimo di 2 di carne bianca e legumi e a più di 2 di pesce  – in tema legumi questo dimostra la non serietà di diete o regimi alimentari che sostituiscono la carne con i legumi – dando importante come consumo giornaliero il latte e l’olio ma anche la frutta e  le tanto spesso vituperate verdure.

A questo punto veniamo a dei buoni consigli da seguire:

1 – Iniziate la giornata con un buon bicchiere di latte un caffè e una fetta di pane e marmellata;

2 – Verso le 11 del mattino consumate frutta fresca, consigliando uva, fichi, pere che hanno una buona concentrazione di zuccheri sani;

3 – Bevete sempre durante tutti il giorno acqua fresca;

4 – Il pranzo scorporatelo e  iniziate palestra e attività fisica:

lunedì riso e verdure – un ora di camminata il pomeriggio

martedì pesce e insalata – nessuna attività fisica

mercoledì pasta e legumi – un ora di palestra

giovedì uova/salumi e riso – nessuna attività fisica

venerdì pesce e patate – nessuna attività fisica rilevante

sabato carne bianca e verdure grigliate – un ora di camminata

domenica carne rossa e verdure gratinate – palestra o camminata

5 – Durante il pomeriggio fate un break con spremute di frutta di stagione o centrifugati;

6 – Il pasto della cena deve essere  di facile assimilazione, quindi puntate a prodotti di facili digeribilità come pesce, riso o carni bianche.

7 – Abbinate a questa scelta alimentare, almeno all’inizio,  una blanda attività fisica in palestra, cominciate con camminate all’aria aperta tre/quattro volte la settimana.

8 – Dopo aver fatto questo per un mese aumentate l’attività passando a una corsa, riscoprirete il piacere del vivere all’aria aperta e del fare sport senza sentirne il peso.

Concludo ricordandovi che non si ottengono risultati senza impegno quindi

se iniziate un percorso simile fatelo con continuità e saggezza, ma sopratutto con rispetto verso voi stessi, conoscete i vostri limiti e rispettateli!

Non eccedete nel voler ottenere risultati subito, prendetevi i tempi giusti!

Sappiate costruire mattoncino dopo mattoncino la vostra nuova casa, il tempo farà i resto!

INTRODUZIONE AL NUOVO LIBRO

Stavolta non avevo voglia di scrivere di cultura culinaria semplicemente, avevo voglia di tornare a sognare, sognare un mondo dove il cibo fosse ricordo, e nel ricordo ci fossero le parole e le percezioni di chi ha scritto e raccontato il cibo. Non penso sarà facile bissare il successo del primo libro, tanto è che mentre scrivo questo secondo volume, penso ai tanti che hanno acquistato il primo e che per esso ora si aspetteranno altrettanta leggerezza e simpatia. Il titolo scelto non è causale, si perché se nel primo volume c’era la voglia, e perdonatemi l’ardire, l’ambizione di voler essere unici – spero sinceramente di esservi riuscito – in questo secondo volume, non so ancora se sarà anche l’ultimo, più che la voglia di essere unici c’è la voglia di raccontare l’unicità che rappresenta il cibo nella storia culturale dell’umanità. Nel fare ciò ho deciso di cambiare l’incipit di questo libro partendo da un capitolo del precedente, quel capitolo nel quale parlavo del rapporto tra il cibo e la letteratura. Sin da piccolo ho sempre amato leggere e scrivere, avevo una fame insaziabile di tutto quello che mi permetteva di viaggiare con la fantasia, di vivere con parole d’altri un sogno a volte storico altre volte fantastico. Ricordo che avevo 11 anni, anzi no 10, e lessi su un libro una poesia di trilussa, la zampana, me en innamorai così tanto che a natale chiesi a mia nonna il libro della raccolta delle sue poesie e lei me lo regalò. conservo ancora quel cofanetto con estrema gelosia, quel cofanetto mi ha aperto a un mondo che oggi voi ritrovate nei miei libri. Un mondo fatto di Grandi autori, grandi poeti grandi personaggi, storie e racconti che mi hanno influenzato perchè intrisi di sentimenti e valori giusti, storie che hanno raccontato il cibo, in varie forme letterarie, da i romanzi, alla poesia, gli strumenti linguistici utilizzati sono stati molteplici, a volte dottrinali, altre volte di puro intrattenimento, tutti, tutte, le volte redatti con lo spirito sano e sacrosanto di fare conoscenza. A roma si dice “se le cose nun le sai, salle”, facciamo un giochino proviamo a “falle sapé” a più persone possibili, perché solo una sana conoscenza rende liberi. La conoscenza è come il cibo, un cibo più è buono più la voglia di mangiarlo non ti passa, cosi la conoscenza più è genuina più il desiderio di continuare a conoscere si rafforza. Nel cibo, la bontà la fanno gli ingredienti giusti e un ingrediente è giusto se prodotto con grazia e attenzione, se lavorato con saggezza e maestria e sopratutto se gustato con rispetto, ecco quindi che se estrapoliamo ciascuno di questi valori e lo trasliamo nell’idea che dovrebbe essere la cultura, allora avremo un esatta rappresentazione di cosa serva ad essere persone davvero libere. Gli ingredienti migliori per fare cultura sono, come di fatto indirettamente detto nel capoverso precedente, le fonti da cui attingiamo quotidianamente per essere informati, ma anche la voglia di essere plurali nell’informazione, perchè, come dico sempre a mia figlia di 5 anni, non esiste una sola verità, piuttosto esistono varie interpretazioni di verità sta a noi cercare di scinderne da ciascuna di esse quegli elementi per cui poi un giorno potremo avere una nostra visione della conoscenza ed essere in un discorso portatori sani di una nostra opinione. Non voglio sembrare ai miei lettori troppo audace nello scrivere queste cose ma la verità è che oggi siamo circondati da troppa insipienza, e spesso rischiamo di perdere il contatto con la realtà di quei valori da cui proveniamo, quante volte assistiamo da spettatori imperturbabili al decadimento morale della società in cui viviamo? Quante volte impassibili accettiamo il corso di eventi che segnano il crollo di certi valori un tempo imprescindibili? Fateci caso ma questa società, ormai accellera quotidianamente sulla diffusione di nuovi modelli, ciò che fino a ieri era dogma del vivere civile, il giorno dopo diventa anacronistico, chi prova a far riemergere nelle menti confuse una coscienza, viene epitetato come disturbatore della modernità, che lotta per difendere le tradizioni come un anacronistico romantico, e in tutto questo fare, i danni non li subiscono le generazioni attuali ma quelle future, sempre più vittime innocenti della nostra insipienza. Se riuscirò con questo libro a accendere in ciascuno di voi un minimo di coscienza, rinnovando la vostra voglia di conoscenza, sarò ben felice di questo, perché questo significherà che c’è ancora speranza, che questo nostro mondo non è come credono in molti sempre più, un odissea di zombie senza alcuna personalità. Sono cresciuto con insegnanti che al liceo mi ripetevano sempre, “se davvero vuoi essere padrone della tua vita, agisci pensando sempre alle conseguenze del tuo agire, non essere solo istintivo nell’agire ma ragiona e capisci, la vita la puoi vivere in due modi diversi”, e qui credo che ciò che mi dissero subito dopo lo estrassero da una farse di KANDINSKI, “ nel primo restando nelle nostre case osservando il mondo di fuori, da dietro una finestra, nel secondo invece aprendo la porta di casa e vivendolo direttamente”. Io ho scelto la seconda strada, non vi nego che le difficoltà che ho avuto siano state enormi, ma quando poi mi ritrovo nel mezzo di una discussione con altre persone di pari levatura, il sapere mi rende fiero perché quel sapere crea le condizioni per cui quella discussione non sia solamente uno scambio di ovvietà tra individui, ma al più un vero e proprio simposio di culture diverse dalle quali ogni argomento presuppone una crescita di tutti gli interlocutori presenti. Questo mio amore per la conoscenza credo di averlo già rappresentato nel primo libro, questa volta invece farò il percorso opposto, senza presunzione proverò a raccogliere la conoscenza e a diffonderla portando a voi miei cari lettori una visione che spero sia il più possibile a 360 gradi senza peccati di prosopopeica saccenza.

La Fava Tra Storia e Modernità!

LA FAVA

Questo è  un legume che trova riscontro nel suo uso sin dagli albori della roma antica, se ne parla in diverse epigrafi non sempre con accezioni positive ma comunque sempre riconoscendone i meriti, epigrafi che di seguito riesumo con estratti che ho avuto modo di trovare durante le mie ricerche:

“Aristofane, che ne parla nella sua commedia “Le Rane” lo riteneva il cibo preferito da Ercole, noto sia per le fatiche, ma anche per essere un grande amatore.”

“Pitagora al contrario di Aristofane, che dava alle fave come detto potenti risorse a livello di energie per una vita sessuale eccellente,  considerava le fave la porta dell’Ade, in quanto identificando la macchia nera dei loro fiori bianchi con la lettera “Theta”, iniziale della parola greca Thanatos (morte), questo segno era di fatto di mal augurio”.

“In un’epigrafe del VI sec. a.C. trovata in un santuario di Rodi, si consigliava ai fedeli, per mantenersi in uno stato di purezza totale, di astenersi “dagli afrodisiaci e dalle fave…”.

Senza dimenticare columella nel De Re Agricoltura che dapprima la elenca nei legumi piu coltivati:

Molti sono i generi de legumi, tra i quali più grati e di maggior uso agli uomini sembrano esser la fava, la lenticchia, il pisello, il fagiuolo, il cece, la canapa, il miglio, il panico, i sesami, il lupino, il lino ancora (1), e l’orzo, poichè di questo si fa l’orzata”.

poi ne parla non cosi esaustivamente ed egregiamente, visto come veniva coltivata, pur riconoscendone il merito di essere molto diffusa a roma:

Dopo i lupini si semineranno opportunamente i fagiuoli o in terra riposata, o meglio in una pin gue, e d’assidua coltura; nè più di quattro moggia si spargeranno in un giugero. Somigliante è la cura eziandio de’ piselli, che bramano per altro una terra agevole e sciolta, ed un cielo frequentemente umido. Con pari misura de’fagiuoli, o con un moggio di meno, si può seminare un giugero nella prima sta gione delle sementi, dopo l’equinozio d’autunno. Alle fave destinasi un luogo grassissimo o leta mato, e, se ci sarà, posta in qualche vallata, una terra in riposo, nella quale scolano terre più alte. Prima però getteremo i semi, poi diromperemo la terra; e, rotta che sia, la metteremo a porche, e l’erpicheremo, accioccbè sien coperte con maggior copia di terra”.

La fava quindi, come detto, rappresenta un alimento molto in uso già ai tempi dei romani, rimasto fino ai giorni nostri alquanto attuale. Nella sua attualizzazione a cavallo dei secoli ha visto relegarla a volte in posizioni scomode e accezioni negative altre volte positive ma abbastanza recentemente anche in contesti sarcastici e ironici facendola identificare con l’oggetto che produce  l’appetito maschile, sempre de cibo se tratta!

Tutto questo diversificarsi ha creato un’aurea attorno a questo alimento molto mitica, del resto come scrisse anche Aristofane senza fava ercole non riusciva a soddisfare mille donne contemporaneamente!

Non amata come descritto da columella resta che era comunque un alimento molto usato nella cultura gastronomica del tempo, anche in considerazione del fatto che tra tutti i legumi, per i romani, restava quello che  aveva i maggiori poteri afrodisiaci.

A roma poi l’uso di questa parola è entrato così direttamente nei costumi popolari della nostra città, da diventare un etimologia identitaria del dolce far nulla collegato al massimo piacere. Se poi invece si estende il concetto a proverbi e detti più popolari ecco allora comparirla in abbinamento ad un altra parola, ovvero rava, presumibilmente riconducibile ad una storpiatura dialettale della parola rapa, e che rappresenta un vecchio modo di dire italiano, che talvolta si sente ancora nella parlata di qualche nonno, oppure di qualche persona di mezza età.

Questo modo di dire mi piace spiegarlo andando a enunciare parola per parola i due termini che lo compongono ovvero rava e fava, il primo richiama come gia detto alla rapa, un alimento che cresce e matura sottoterra, il secondo alla fava che diversamente dal primo cresce fuori terra prendendo dal sole e dall’acqua le risorse per maturare al meglio, da cui se capita di sentirsi dire “Non sto a raccontarti la Rava e la Fava”, è plausibile ritenere che quella persona voglia dire “non vado nei dettagli”, ma al tempo se si dicesse “non vorrai mica che ti racconti la rava e la fava” beh allora molto probabilmente si sta assumendo il significato opposto e quella persona sta per iniziare il discorso con novizia di dettagli. Ad ogni modo pare evidente che tanto nell’uno quanto nell’altro caso senza la fava il discorso risulti misero, cosi come poi nella gastronomia, al pari, questo alimento per rendere al meglio, “la vignarola”  ne è più che esaustiva dimostrazione,  ha bisogno comunque di altri alimenti che lo accompagnino.

E’ un dualismo sempre presente quello che contraddistingue questo legume sia nella gastronomia sia nella letteratura e sia sopratutto nella composizione di motti e proverbi popolari che usino la parola fava.Tra tutti certamente quello piu famoso,  come non fare esplicito riferimento al piu comune ovvero:

Prendere due piccioni con una fava!

Il significato più comune è e resta quello di conseguire un duplice vantaggio con poca fatica, e questo di significato, secondo me, rimanda molto alla idea dei romani del vivere secondo otium sed negotium, ovvero di un esistenza nella quale alle attività corporali produttrici della fatica umana, l’uomo doveva dedicare il tempo “libero” anche a quelle spirituali dell’otium, durante le quali, mediante lo studio della filosofia poteva ambire a raggiungere con lo spirito stesso “il coronamento della vita umana e la possibilità di diventare simili agli dei” cit da Seneca De brevitae Vitae.

Gran parte della letteratura classica ha come sbocco l’ambizione dell’uomo di voler essere simile agli dei, ma, si sa, sovente la letteratura tende a rappresentare le epoche in cui vive, e quindi cambiare con il cambiare dei tempi. Il medio evo per esempio tra i tanti meriti che  ha avuto sulla crescita dell’umanità vi è anche quella di essere precursore di un nuovo tipo di letteratura che partendo dallo studio delle piante officinali poi nei secoli è divenuta letteratura scientifica.

Nella attuale letteratura scientifica si da enorme risalto a questo legume per le proprietà proteiche che lo contraddistinguono, è fatto certo che essa, a seconda se mangiata con il suo tegumento o meno, se cruda o cotta, ha comunque importanti risvolti e benefici all’interno del corpo umano, apportando a esso enormi quantità di vitamine e/o proteine.

Se le si mangiano crude con il tegumento, rimane invariato l’apporto di ferro, magnesio, potassio e quindi contestualmente di fibre e carboidrati, diversamente se cotte, ma anche essiccate senza il tegumento, circa il 60% dei benefici che hanno viene smarrito nella cottura, e nella essiccatura.

Dicamo che dovendo trovare una serie di motivi per consumare le fave potremodire che sono:

una fonte di sali minerali eccellente e che tra tutti di certo il ferro è quello che le contraddistingue maggiormente e che viene considerata essenziale per il trasporto dell’ossigeno nel sangue. Il ferro, insieme al rame, costituisce una risorsa fondamentale per la formazione dei globuli rossi.

Che un largo consumo può aiutare a perdere peso o a mantenere il proprio peso corretto per via del loro contenuto bilanciato di proteine e fibre vegetali ma contemporaneamente vista un alta concentrazione di vitamina B1, conosciuta anche come tiamina la sola presenza di questa vitamina diventa importante per il corretto funzionamento del sistema nervoso.

Altro elemento da non sottovalutare sta nel fatto che la contemporanea presenza nel legume di fibre proteine vitamine e via dicendo aumenta nel legume la capacoità  nutritiva di tutti questi elementi nel  supporto alla nostra salute cardiovascolare, e in quello che serve al nostro organismo per  abbassare il colesterolo. Il merito sarebbe soprattutto del loro contenuto di fibre, che aiutano a stabilizzare i livelli di colesterolo nel sangue ma anche sono considerate utili per equilibrare i livelli di zuccheri nel sangue e per prevenire il diabete oltre che ridurre il rischio di infarto e di ictus e prevenire i rischi derivati dall’obesità.

Certo, è notevole leggere cosi tanto di questo buffo legume, e nel farlo vedere come nel corso dei secoli ha avuto influenze sulle società mediante anche solo il suo semplice studio, eppure oggi tra le innumerevoli chiavi di lettura che ne possiamo dare, alla fine l’unica che davvero salta alla mente delle persone quando che si pronuncia la parola fava, è sempre quella ironica e triviale, come a voler dire che nonostante 2000 anni di storia gli istinti primordiali hanno sempre la meglio sulla conoscenza e sulla ragione.

Potrei dilungarmi su mille e piu mille battute in tema, anzi parafrando catullo, “milia deinde milia”, ma non lo farò, e non lo farò per una questione di rispetto verso un alimento millenario, per riconoscenza verso tutte le sue proprietà descritte nella letteratura scientifica, perché senza di essa le nostre vite non sarebbero le stesse,  ma sopratutto perché:

“LA FAVA E’ SEMPRE LA FAVA!”