….Questione etica nella fase 3

Navigando in rete, mi sono imbattuto su un pensiero che credo serva a questo articolo da spunto importante da cui partire per una più seria analisi del tema di oggi:

“Il Cristianesimo ha diffuso in Occidente un ottimismo che ci ha insegnato a pensare in questi termini: il passato è male, il presente è redenzione e il futuro è salvezza.

Questa modalità di considerare il tempo è stata acquisita dalla scienza, che a sua volta dice che il passato è ignoranza, il presente è ricerca e il futuro è progresso.

Persino Karl Marx è un grande cristiano quando predica che il passato è ingiustizia sociale, il presente farà esplodere le contraddizioni del capitalismo e il futuro renderà giustizia sulla Terra.

E Sigmund Freud, che pure scrive un libro contro la religione, sostiene che i traumi e le nevrosi si compongono nel passato, che il presente sia magico e che il futuro sia guarigione.

Non è così. Il futuro non è il tempo della salvezza, non è attesa, non è speranza. Il futuro è un tempo come tutti gli altri. Non ci sarà una provvidenza che ci viene incontro e risolve i problemi nella nostra inerzia”.

Il problema di fondo che solleva questo pensiero, è che alla fine il modello occidentale costruito attorno una visione che fa del passato il male/gli errori, del presente redenzione/riflessione, e del futuro salvezza/cambiamento, non ha funzionato proprio perché presupponeva una provvidenza che venisse a risolvere  i problemi generati dall’inerzia.

Questa chiosa finale è sostanzialmente analoga a chi pensa che oggi purtroppo la storia, che dovrebbe servire da insegnamento per le società che a essa si rivolgono per capire certi errori e non ripeterli, sembra che ormai non serva più.

Oggi anzi, è più diffusa la prassi di riscriverla a proprio piacimento,  che non studiarla per avere una propria coscienza.

Nel 2020 affrontiamo questa pandemia con la sensazione che purtroppo non siamo pronti a sostenere responsabilità ingenti.

Viviamo tutti con la voglia frenetica di tornare  ognuno alle proprie abitudini, senza renderci conto che sono state proprio esse a portarci in questa pandemia.

le nostre abitudini erano dimostrato sbagliate! Abbiamo continuato a vivere come se non fossimo responsabili dei nostri errori, e continuiamo senza capire che la natura ci ha dato un forte segnale.

Nella fase 2 che sta per iniziare, arriviamo con incoscienza!

Per tanti, anzi forse per troppi sarà un ritorno quando in verità dovrà essere un nuovo inizio, ma i segnali che arrivano dalla collettività sono alquanto preoccupanti.

Tornano a diffondersi notizie false e teorie complottiste, quasi come se chi lo fa, non vedesse l’ora di poterlo tornare a fare.

Torna a dilagare un sentimento di faciloneria e semplificazione estrema che preoccupa perché sottintende una minore attenzione verso il virus, e con essa un minor senso di responsabilità.

Tutto questo solleva una questione che non riguarda solo l’etica della società ma anche il dilagante diffondersi di una controcultura che si alimenta dell’ignoranza e della meschinità delle persone.

Il problema etico del fare informazione è un problema creato negli ulti venti anni, ovvero da quando internet ha assunto un ruolo importante nelle ns vite.

Con troppa faciloneria abbiamo dato a internet una dimensione e una credibilità che forse non meritava, l’abbiamo persino assunta a una nuova forma di rappresentanza democratica, al punto che molte persone la considerano oggi lo strumento più credibile per permettere ai cittadini di sentirsi partecipi della vita democratica del paese.

Una contraddizione enorme se si pensa alla realtà secondo la quale Internet non è libera e priva di controllo.

La sua infrastruttura è infatti controllata da una combinazione di aziende internazionali, politici e uomini d’affari, alcuni dei quali hanno legami con la criminalità.

Internet ha reso tutti più irresponsabili, abbiamo relegato la nostra coscienza sostituendola con un www.chiasenefregadiunacoscienza.com.

Siamo ormai zombie immemori che aleggiano senza più freni in una dimensione di meschinità e odio, al seguito di cii meglio di altri sa rappresentare entrambi con fare più immediato.

Il covid19 non ci ha insegnato nulla e anzi forse chiudendoci in casa ci ha permesso di covare meglio il rancore nato per dirla da Freud dai nostri fallimenti, affinandosi al meglio nelle botti della mostra meschinità!

Speriamo solo che alla fine torni a brillare nei nostri cuori il senso di responsabilità!

Pubblicato da

RodolfoTrinchi

Mi emozionano le cose belle della vita, come tornare a casa e trovare mia figlia di due anni sulla porta di casa ad attendermi e accogliermi con il suo sorriso e la sua vocina che mi urla papà!!!!! Ma allo stesso mi emoziono al pari nel sentire mia figlia grande leggere in inglese alla sola età di 4 anni, o vedere mia moglie prendersi cura di entrambe con grande amore. le emozioni che mi vengono dalla mia vita personale sono il motore pulsante con cui affronto il lavoro, un energia inesauribile che alimenta la mia passione per questo lavoro.

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