Sensazioni per un domani che sarà!

Oggi in tanti fanno la corsa per essere i più previggenti possibili nel dire come sarà il mondo dopo questa pandemia, in tanti cercano di ottenere titoli da prima pagina facendo ricostruzioni fantasiose di un futuro che spesso sembra estrapolato da soggetti e sceneggiature già viste mille volte, e riadattato al contesto del momento in cui viviamo.

In tutto questo black future che ci viene riproposto in modo sistematico da pseudo giornalai, o da men che meno insulsi opinionisti – per molti dei quali, quando tutto questo passerà, alla domanda: ricordi quel tale che parlava in tv del virus ai tempi del covi-19,? la risposta impietosa sarà: CHI? – le uniche solide certezze sono nei significativi cambiamenti che questa pandemia ha già prodotto sia a livello sociale sia a  livello economico. C’è stato un tempo in cui il profitto governava le regole del mondo, un tempo in cui apparire contava più dell’essere, un tempo in cui ricco non era più chi aveva un anima ma chi possedeva le anime degli altri, un tempo in cui chi aveva di più aveva anche più indifferenza, un tempo in cui chi chiedeva di più a chi aveva di più, questi ultimi si voltavano dall’altra parte fugandosene dei più deboli, eco quel tempo è finito, e con essi tutti i mali che esso aveva appresso sono terminati.

Questo virus, come nella poesia di Totò ha agito come una livella, non ha guardato chi fossero le sue vittime,  ha mietuto senza fare differenze, giovani vecchi bambini ricchi e poveri, nessuna distinzione, dimostrando la nullità dell’uomo dinanzi a fenomeni che non può controllare e contrastare. Questo virus ha detto con forza che il modello economico prettamente liberista ha fallito perché non ha saputo trovare risposte immediate ai mali enormi di una pandemia, ha chiarito una volta per tutte come il diritto alla salute non può prescindere da una sanità pubblica, ha dimostrato in modo ineluttabile che dinanzi a una pandemia non esistono sovranismi che possano da soli affrontare simili vicende, ma c’è bisogno di unione e collaborazione, ma sopratutto di una nuova idea di comunità. Guardiamoci dritti negli occhi, facciamolo perché in questa pandemia si è persa la lucidità e il buonsenso che come popolo dovrebbe unirci nel momento del bisogno piuttosto che, come avvenuto, dividerci.

Il momento è dei più difficile che la società moderna post belli ha sostenuto 80 anni a questa parte, con questa pandemia verrano riscritti i paesaggi del mondo, verranno ristabilite le regole della nostra quotidianità, se non verranno ridisegnati i confini del nostro spazio personale,  tutto questo segnerà enormi cambiamenti sia delle nostre abitudini sia della realtà che fino ad oggi avevamo trovato come normalità del nostro vivere quotidiano. Piccoli segnali già ci sono, un esempio la possibilità di adottare la didattica a distanza da settembre, in sintonia con i principi di restrizione che ci vedono tutti restare a non meno di un metro di distanza gli uni dagli altri ma anche quelli del divieto di assembramento che ci sarebbero se tornassimo al modello di classi pollaio avute fino ad oggi. Non è da escludere altresì che, rispetto al concetto di open space avuto fino a oggi, negli uffici si torni a spazi divisi da paratie con ambienti singoli equamente distanziati gli uni dagli altri, e allora perché non pensare che cambiamenti simili possano esserci anche nei locali pubblici, dove per rispettare le regole imposte dai DPCM la distanza tra un cliente e  l’altro già oggi impone l’accesso a una persona per volta,

Il dramma che si cela davvero dietro a questa pandemia è un dramma economico sociale, un dramma fatto di imprese più o meno piccole che chiuderanno perché non saranno in grado di fare fronte alla crisi, perché non avranno risorse sufficienti a ripartire passato il momento, ma sopratutto perché una volta passata la fase 3, o saranno in grado di trasformarsi cambiando radicalmente forma e contenuti del proprio agire o diverranno cibo per i pescecani che dopo la tempesta nuotano sempre nelle acque semiprofonde post apocalittiche in cerca di cibo. MI spiace dirlo ma quello che ci attende è un radicale cambiamento che ci travolgerà come uno tsunami ma che probabilmente una volta passato ci farà tornare a essere in piena sintonia con la nostra vita, quella vita cui abbiamo rinunciato proprio perché finora ci siamo dedicati più a riempirla di inutilità piuttosto che a viverla con i veri valori.

Per quanto concerne il mio settore, la ristorazione, già in difficoltà prima della pandemia, se ne uscirà lo farà in modo malconcio, e questo indicherà notevolmente  una più netta linea di demarcazione tra forme antitetiche di ristorazione, cancellando in modo più o meno radicale, tutto quel mondo di mezzo fatto di approssimazione. Credo sia davvero impensabile pensare che dopo l’epidemia si torni a una ristorazione di fascia media, le restrizioni se dureranno incideranno notevolmente sia sui costi,  sia sui ricavi, sia sui volumi, e laddove oggi in quella fascia vi erano locali che con un incasso medio di 25-30 € a persona per non meno di 60 coperti – tavolo 80×80 max 4 persone, per un totale di 15 tavoli – a turno riuscivano a sostenere i costi delle proprie attività, dopo questa pandemia dovendo far forte alle regole che continueranno a lungo, pur di mantenere linearità tra costi e ricavi saranno costretti dalla crisi o a investire su una fascia più alta di ristorazione – e dopo una crisi o si hanno risorse illimitate o si fa un salto nel buio – o a chiudere, o a diventare ristorazione di servizio. Con questa ultima definizione si segnerà quella netta linea di demarcazione tra forme antitetiche di ristorazione, ovvero tra ristorazione di servizio e ristorazione di fascia medio alta. Quest’ultima – tanto per intenderci mense, cucina da asporto, cine interne a uffici e enti – sarà facilitata maggiormente perché essendo già prima della crisi un settore di nicchia, le restrizioni, spazi ridotti tra i tavoli e meno clienti per ogni tavolo, non incideranno oltre modo, perché anche laddove dovessero produrre un leggero innalzamento dei prezzi, esso verrà facilmente assimilato dai propri clienti e da chi, nuovo, si affaccerà a quel tipo di ristoranti.

Per chi invece proveniva da un fascia media il momento sarà difficilissimo, allora se si vorrà davvero aiutare un settore simile, ci vorranno cambiamenti radiali e radicali. Radiali perché, come nei raggi di una ruota di una bicicletta, ogni raggio è un settore che da linfa alla ristorazione stessa, e allora andrebbero rivisti in modi Radicali tutti i costi fissi che incidono poi  sui singoli ricavi, dai costi energetici con tariffe meno esose e più chiare, ai costi delle materie prime che sovente sono sovraccarichi di costi di trasporto enormi, ai costi immobiliari, se non a quelli fiscali sopratutto incidenti in ottica del personale che a un imprenditore costa di norma il 50% di più di quello che effettivamente paga al lavoratore. La ristorazione che soffrirà sarà quella ristorazione di fascia media dove oggi si posizionano osterie,  trattorie, pub, tavole calde, e forse solo le pizzerie che fanno un prodotto a se, potranno essere escluse da questo ragionamento.

lo scenario che ci attende dice che tra mascherine come indumento abituale del nostro domani, guanti, distanziamento di un metro tra individui, e divieti di assembramento, ciò che dobbiamo aspettarci è un cambiamento radicale delle nostre abitudini, allora se già da oggi cominciassimo a ragionare come se domani sarà un nuovo inizio, forse solo così potremo essere pronti a sostenere un mondo diverso n cui crescere i nostri figli.img_8661.jpg

Pubblicato da

RodolfoTrinchi

Mi emozionano le cose belle della vita, come tornare a casa e trovare mia figlia di due anni sulla porta di casa ad attendermi e accogliermi con il suo sorriso e la sua vocina che mi urla papà!!!!! Ma allo stesso mi emoziono al pari nel sentire mia figlia grande leggere in inglese alla sola età di 4 anni, o vedere mia moglie prendersi cura di entrambe con grande amore. le emozioni che mi vengono dalla mia vita personale sono il motore pulsante con cui affronto il lavoro, un energia inesauribile che alimenta la mia passione per questo lavoro.

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