Cercasi Italiani

Quando ho cominciato a fare questo lavoro – di acqua sotto i ponti ne è passata – nelle cucine si stava cercando di tornare a parlare italiano. Ai tempi l’ondata di nuovi cuochi direttamente attratti a questo mondo grazie anche a trasmissioni varie sul tema cucina, creava nuova linfa per le cucine già allora invase da personale extracomunitario.

Extracomunitario non è ne fu un concetto razzistico verso la persona – ben vengano culture diverse che aiutano a crescere un sistema sostenibile – bensì verso l’idea stesso di cibo che essi avrebbero dovuto cucinare, ben lontana dai loro costumi e dalle loro abitudini, nettamente difforme nella realizzazione da quanto in effetti avrebbero dovuto realizzare.

In una sana comunità si lavora e collabora insieme per creare valore aggiunto, purtroppo però quel valore si aggiunse in modo spropositato più agli imprenditori che non ai lavoratori e i danni li subirono gli avventori. Per anni si sono sfruttate risorse sottopagate per avere maggiori profitti, una via semplice e disfattista che ha creato illusione e preconcetto, e col tempo ha ampliato la forbice tra il mangiare bene e la sensazione di farlo.

Oggi si sta provando a tornare a fasti lontani ma la verità è che niente e nessuno potrà far nulla per cancellare l’amarezza creata in questi ultimi anni, la mesta sensazione che la ristorazione sia finita in mani losche è truffaldine e che per esse i clienti siamo stati ampiamente raggirati. Oggi si cercano chef italiani ma le condizioni proposte sono orribili e disumane, gli si chiedono miracoli per poi essere pagati come impiegati, si pretendono cucine creative eppoi di creative negli imprenditori ci sono le miriadi di menzogne con cui cercano ogni scusa per non pagare il tuo lavoro.

Se davvero si volesse cambiare questo mondo bisognerebbe dapprima agire su chi detiene le redini di controllo eppoi, solo in seguito, provvedere con interventi drastici a ripulire un mondo che spesso si intreccia con ambienti che in questo ambito proprio non dovrebbero entrare in contatto.

Pubblicato da

RodolfoTrinchi

Mi emozionano le cose belle della vita, come tornare a casa e trovare mia figlia di due anni sulla porta di casa ad attendermi e accogliermi con il suo sorriso e la sua vocina che mi urla papà!!!!! Ma allo stesso mi emoziono al pari nel sentire mia figlia grande leggere in inglese alla sola età di 4 anni, o vedere mia moglie prendersi cura di entrambe con grande amore. le emozioni che mi vengono dalla mia vita personale sono il motore pulsante con cui affronto il lavoro, un energia inesauribile che alimenta la mia passione per questo lavoro.

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