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14
Ott

PECCATI DI GOLA

Ogni cultura e società per esplicitarsi ha sempre avuto bisogno di regole e confini.

In una società civile, Romano dixit, le regole servono a delimitare i confini del proprio agire, senza di esse regnerebbe l’anarchia. Un concetto che sembra far da eco al principio di libertà postulato da Montesquieu circa 300 anni prima, secondo il quale la libertà del singolo finisce dove comincia quella dell’altro.

Anche il cibo ha le sue di regole che spesso si allineano ai valori della religione e della morale nei territori dove esso nasce e cresce. È innegabile che per molte religioni il mangiare o anche il non mangiare certi cibi sia un atto di rispetto alla morale che essi condividono e rappresentano, dovendo fare degli esempi concreti basti pensare a come per i mussulmani il maiale sia cibo profano, o al pari per gli induisti la mucca che è animale sacro, o per gli ebrei sacrilego è ogni animale non appartenente ai principi kosher del loro credo.

Come avrete notato in qst elenco non ho inserito i cristiani, una scelta mirata e non casuale, vi chiederete perchè? Perché a monte della cristianita non c’è rigidezza e rigore come nelle altre religioni ma al più flessibilità e transigenza.

La nostra di religione si distanzia molto dalle altre perchè lascia, in virtù del libero arbitrio, autonomia nelle scelte per cui poi ogni persona decide di indirizzare la propria vita, ma soprattutto perché nel farlo dà regole sempre e comunque opinabili. Se pensassimo a certi aspetti ci renderemo conto di come il nostro Dio, con spirito burlone, “prima ci dona gli istinti poi pone delle regole in piena contraddizione e ci dice: guarda ma non toccare, tocca ma non gustare, gusta ma non inghiottire”. Cit da l’avvocato del diavolo.

In tutto questo caos di regole e contraddizioni il nostro agire a volte non segue una linearità netta e sovente si trasforma in comportamenti sconclusionati. Nonostante ciò l’essere liberi favorisce la creatività e grazie ad essa nei secoli la grandezza di modello alimentare riconosciuto a livello mondiale come il migliore possibile.

Si può essere soltanto grati alla nostra storia eppure oggi pecchiamo di deficienza da gratitudine, la gola che è uno dei sette peccato capitali, visto che è un peccato andrebbe vissuto fino in fondo piuttosto che raggirato con invenzioni che nulla hanno a che vedere col buon cibo.

Il buon cibo è come il buon talento, sprecarlo è abominevole, tanto l’uno quanto l’altro non andrebbero mai sprecati.

Purtroppo oggi parafrasando Papa Francesco sprechiamo più di quanto effettivamente non ci serva, e dello spreco facciamo servizio.

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