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02
Mag

La Fava Tra Storia e Modernità!

LA FAVA

Questo è  un legume che trova riscontro nel suo uso sin dagli albori della roma antica, se ne parla in diverse epigrafi non sempre con accezioni positive ma comunque sempre riconoscendone i meriti, epigrafi che di seguito riesumo con estratti che ho avuto modo di trovare durante le mie ricerche:

“Aristofane, che ne parla nella sua commedia “Le Rane” lo riteneva il cibo preferito da Ercole, noto sia per le fatiche, ma anche per essere un grande amatore.”

“Pitagora al contrario di Aristofane, che dava alle fave come detto potenti risorse a livello di energie per una vita sessuale eccellente,  considerava le fave la porta dell’Ade, in quanto identificando la macchia nera dei loro fiori bianchi con la lettera “Theta”, iniziale della parola greca Thanatos (morte), questo segno era di fatto di mal augurio”.

“In un’epigrafe del VI sec. a.C. trovata in un santuario di Rodi, si consigliava ai fedeli, per mantenersi in uno stato di purezza totale, di astenersi “dagli afrodisiaci e dalle fave…”.

Senza dimenticare columella nel De Re Agricoltura che dapprima la elenca nei legumi piu coltivati:

Molti sono i generi de legumi, tra i quali più grati e di maggior uso agli uomini sembrano esser la fava, la lenticchia, il pisello, il fagiuolo, il cece, la canapa, il miglio, il panico, i sesami, il lupino, il lino ancora (1), e l’orzo, poichè di questo si fa l’orzata”.

poi ne parla non cosi esaustivamente ed egregiamente, visto come veniva coltivata, pur riconoscendone il merito di essere molto diffusa a roma:

Dopo i lupini si semineranno opportunamente i fagiuoli o in terra riposata, o meglio in una pin gue, e d’assidua coltura; nè più di quattro moggia si spargeranno in un giugero. Somigliante è la cura eziandio de’ piselli, che bramano per altro una terra agevole e sciolta, ed un cielo frequentemente umido. Con pari misura de’fagiuoli, o con un moggio di meno, si può seminare un giugero nella prima sta gione delle sementi, dopo l’equinozio d’autunno. Alle fave destinasi un luogo grassissimo o leta mato, e, se ci sarà, posta in qualche vallata, una terra in riposo, nella quale scolano terre più alte. Prima però getteremo i semi, poi diromperemo la terra; e, rotta che sia, la metteremo a porche, e l’erpicheremo, accioccbè sien coperte con maggior copia di terra”.

La fava quindi, come detto, rappresenta un alimento molto in uso già ai tempi dei romani, rimasto fino ai giorni nostri alquanto attuale. Nella sua attualizzazione a cavallo dei secoli ha visto relegarla a volte in posizioni scomode e accezioni negative altre volte positive ma abbastanza recentemente anche in contesti sarcastici e ironici facendola identificare con l’oggetto che produce  l’appetito maschile, sempre de cibo se tratta!

Tutto questo diversificarsi ha creato un’aurea attorno a questo alimento molto mitica, del resto come scrisse anche Aristofane senza fava ercole non riusciva a soddisfare mille donne contemporaneamente!

Non amata come descritto da columella resta che era comunque un alimento molto usato nella cultura gastronomica del tempo, anche in considerazione del fatto che tra tutti i legumi, per i romani, restava quello che  aveva i maggiori poteri afrodisiaci.

A roma poi l’uso di questa parola è entrato così direttamente nei costumi popolari della nostra città, da diventare un etimologia identitaria del dolce far nulla collegato al massimo piacere. Se poi invece si estende il concetto a proverbi e detti più popolari ecco allora comparirla in abbinamento ad un altra parola, ovvero rava, presumibilmente riconducibile ad una storpiatura dialettale della parola rapa, e che rappresenta un vecchio modo di dire italiano, che talvolta si sente ancora nella parlata di qualche nonno, oppure di qualche persona di mezza età.

Questo modo di dire mi piace spiegarlo andando a enunciare parola per parola i due termini che lo compongono ovvero rava e fava, il primo richiama come gia detto alla rapa, un alimento che cresce e matura sottoterra, il secondo alla fava che diversamente dal primo cresce fuori terra prendendo dal sole e dall’acqua le risorse per maturare al meglio, da cui se capita di sentirsi dire “Non sto a raccontarti la Rava e la Fava”, è plausibile ritenere che quella persona voglia dire “non vado nei dettagli”, ma al tempo se si dicesse “non vorrai mica che ti racconti la rava e la fava” beh allora molto probabilmente si sta assumendo il significato opposto e quella persona sta per iniziare il discorso con novizia di dettagli. Ad ogni modo pare evidente che tanto nell’uno quanto nell’altro caso senza la fava il discorso risulti misero, cosi come poi nella gastronomia, al pari, questo alimento per rendere al meglio, “la vignarola”  ne è più che esaustiva dimostrazione,  ha bisogno comunque di altri alimenti che lo accompagnino.

E’ un dualismo sempre presente quello che contraddistingue questo legume sia nella gastronomia sia nella letteratura e sia sopratutto nella composizione di motti e proverbi popolari che usino la parola fava.Tra tutti certamente quello piu famoso,  come non fare esplicito riferimento al piu comune ovvero:

Prendere due piccioni con una fava!

Il significato più comune è e resta quello di conseguire un duplice vantaggio con poca fatica, e questo di significato, secondo me, rimanda molto alla idea dei romani del vivere secondo otium sed negotium, ovvero di un esistenza nella quale alle attività corporali produttrici della fatica umana, l’uomo doveva dedicare il tempo “libero” anche a quelle spirituali dell’otium, durante le quali, mediante lo studio della filosofia poteva ambire a raggiungere con lo spirito stesso “il coronamento della vita umana e la possibilità di diventare simili agli dei” cit da Seneca De brevitae Vitae.

Gran parte della letteratura classica ha come sbocco l’ambizione dell’uomo di voler essere simile agli dei, ma, si sa, sovente la letteratura tende a rappresentare le epoche in cui vive, e quindi cambiare con il cambiare dei tempi. Il medio evo per esempio tra i tanti meriti che  ha avuto sulla crescita dell’umanità vi è anche quella di essere precursore di un nuovo tipo di letteratura che partendo dallo studio delle piante officinali poi nei secoli è divenuta letteratura scientifica.

Nella attuale letteratura scientifica si da enorme risalto a questo legume per le proprietà proteiche che lo contraddistinguono, è fatto certo che essa, a seconda se mangiata con il suo tegumento o meno, se cruda o cotta, ha comunque importanti risvolti e benefici all’interno del corpo umano, apportando a esso enormi quantità di vitamine e/o proteine.

Se le si mangiano crude con il tegumento, rimane invariato l’apporto di ferro, magnesio, potassio e quindi contestualmente di fibre e carboidrati, diversamente se cotte, ma anche essiccate senza il tegumento, circa il 60% dei benefici che hanno viene smarrito nella cottura, e nella essiccatura.

Dicamo che dovendo trovare una serie di motivi per consumare le fave potremodire che sono:

una fonte di sali minerali eccellente e che tra tutti di certo il ferro è quello che le contraddistingue maggiormente e che viene considerata essenziale per il trasporto dell’ossigeno nel sangue. Il ferro, insieme al rame, costituisce una risorsa fondamentale per la formazione dei globuli rossi.

Che un largo consumo può aiutare a perdere peso o a mantenere il proprio peso corretto per via del loro contenuto bilanciato di proteine e fibre vegetali ma contemporaneamente vista un alta concentrazione di vitamina B1, conosciuta anche come tiamina la sola presenza di questa vitamina diventa importante per il corretto funzionamento del sistema nervoso.

Altro elemento da non sottovalutare sta nel fatto che la contemporanea presenza nel legume di fibre proteine vitamine e via dicendo aumenta nel legume la capacoità  nutritiva di tutti questi elementi nel  supporto alla nostra salute cardiovascolare, e in quello che serve al nostro organismo per  abbassare il colesterolo. Il merito sarebbe soprattutto del loro contenuto di fibre, che aiutano a stabilizzare i livelli di colesterolo nel sangue ma anche sono considerate utili per equilibrare i livelli di zuccheri nel sangue e per prevenire il diabete oltre che ridurre il rischio di infarto e di ictus e prevenire i rischi derivati dall’obesità.

Certo, è notevole leggere cosi tanto di questo buffo legume, e nel farlo vedere come nel corso dei secoli ha avuto influenze sulle società mediante anche solo il suo semplice studio, eppure oggi tra le innumerevoli chiavi di lettura che ne possiamo dare, alla fine l’unica che davvero salta alla mente delle persone quando che si pronuncia la parola fava, è sempre quella ironica e triviale, come a voler dire che nonostante 2000 anni di storia gli istinti primordiali hanno sempre la meglio sulla conoscenza e sulla ragione.

Potrei dilungarmi su mille e piu mille battute in tema, anzi parafrando catullo, “milia deinde milia”, ma non lo farò, e non lo farò per una questione di rispetto verso un alimento millenario, per riconoscenza verso tutte le sue proprietà descritte nella letteratura scientifica, perché senza di essa le nostre vite non sarebbero le stesse,  ma sopratutto perché:

“LA FAVA E’ SEMPRE LA FAVA!”

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