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sono entrato in slow food spinto dalla voglia di fare davvero qualcosa di utile per il mio territorio presentando alla associazione il mio progetto Orti Slow per Corviale
26
Feb

Slow food che vorrei! come cambierà?

Dopo due anni di Slow Food vorrei con questo articolo tirare le somme della mia esperienza, un esperienza che fatte le dovute eccezioni legate alla condotta di Ciampino e Morena cui sono legato, può dirsi nettamente deludente.

1 – sono entrato in slow food spinto dalla voglia di fare davvero qualcosa di utile per il mio territorio presentando alla associazione il mio progetto Orti Slow per Corviale con il quale avremo dovuto realizzare 10000 mq di orti in un area depressa di Roma creando anche lavoro dove oggi non c’è. Stante un iniziale entusiasmo, forse anche esso opportunistico, dopo due anni con il cambio dei vertici regionali, sono venute a mancare anche le condizioni per i nuovi vertici di poter gestire per i propri interessi affaristici delle risorse economiche disponibili e quindi con fare anche qui estremamente opportunistico, il regionale ha rinunciato a portare avanti questo progetto perché da esso non vedeva  ava un adeguato tornaconto economico. Tutto ciò mi ha fatto iniziare a ritenere che il meccanismo volontaristico si stava trasformando in un qualcosa di meccanicistico e clientelare.

2 – il rapporto che l’associazione ha stretto con Eataly sta danneggiando l’immagine di Slow Food perché a fronte di uno sfruttamento dei simboli slow di Eataly per aumentarele vendite di prodotti legati ai presidi Slow Food, ciò non produce un adeguato ritorno economico per l’associazione che con quelle potenziali risorse potrebbe investire in progetti per il territorio aiutando concretamente i propri produttori che tral’altro già faticano a mantenere in vita con il loro operato i mercati creati proprio da slow per dare loro quella voce è quello spazio che di fatto Eataly ha ridimensionato nettamente.

3 – troppo spesso nell’associazione sta prendendo quota una meccanismo clientelare che vede a ricoprire ruoli istituzionali ed educativi persone in alcuni casi certamente preparate ma forse senza un adeguato ricambio troppo responsabilizzate e poco serene. Se si osservano i programmi educativi portati avanti da Slow Food i nomi che le seguono sono da diversi anni gli stessi e anche se vi sono istanze da parte di nuove persone pronte e partecipare con la loro esperienza a nuovi programmi educativi la chiusura dimostrata dalla segreteria regionale,non collima con le indicazioni fornite da chi ha fondato Slow Food che rimandano a una partecipazione collettiva e non individualistica dell’associazione.

4 – la rivista Osterie d’Italia senza troppo allontanarsi da quello spirito sopra indicato sta diventando una raccolta di luoghi che nulla hanno a che vedere con i principi con cui fu creata e voluta da Petrini ovvero quelli di raccogliere valori e gusti di un territorio sani buoni puliti e giusti, anzi al cotrario di ciò è di fatto sempre più spesso e con rarissime eccezioni un libro clientelare nel quale gli amici degli amici trovano lo spazio che forse neanche meriterebbero. Sappiamo tutti cosa significa avere un tornaconto ma è davvero inaccettabile che lo si ottenga alle spalle di persone, la massa, che aderiscono per spirito volontaristico all’associazione.

5 – si parla di alleanze di cuochi Slow Food, ma alleanza vuol dire anche condivisione e collaborazione, cose che molti dei cuochi di questa associazione non accettano minimamente e anzi spesso ripudiano con azioni che chiudono a nuove leve. Per essa è stat creata anche una scuola di cucina forse inizialmente con lo spirito sano di formare nuovi cuochi e dare prospettive importanti ad essi, ma la verità è che anche essa si è rivelata deludente alimentando con maggior convinzione la percezione che Slow Food sia diventata sempre più un associazione con troppi mercanti al suo interno.

Per questo motivo oggi ho deciso di aderire a Slow Food che vorrei perché sono stanco di vedere come Slow Food vada alla deriva, perché credo fortemente nei suoi valori, perché senza valori siamo copri senza anima, perché io, tu, lui, lei noi possiamo unirci in una vice unica e gridare fortemente con convinzione all’unisono tutti insieme:

FUORI I MERCANTI DAL TEMPIO!

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COME VORREI CAMBIASSE SLOW FOOD MA PURTROPPO RESTERA' SOLO UN SOGNO
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rodolfotrinchi.it
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