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16
Feb

TTIP

TTIP

A Chi serve Questo Accordo?

Il TTIP – letteralmente Transatlantic Trade and Investment Partnership – di fatto dovrebbe essere un accorod per il libero scambio di merci e servizi tra europa e america, volto a una piu larga diffusione nel ns mercato dei prodotti amerciani e contestualmente un altrettanto larga diffucione in quello americano dei prodotti europei.

In linea di principio un ottima opportunità per le ns aziende per ampliare il range di operatività in un mercato da sempre considerato sopratutto in ambito alimentre eccellente in termnine di profitti, in linea di pirncipio un qualcosa di innovativo e migliorativo rispetto all’attuale situazione. Ma quale è l’attuale situazione? Se studiamo i numeri questi ci dicono che per il settore alimentare il prodotto italiano negli states è garanzia di eccellenza e qualità e gli ordinativi che ogni anno arrivano dagli stati uniti per i nostri proodtti sono in crescita, o almeno fino al 2014 erano tali,

http://www.sace.it/docs/default-source/ufficio-studi/pubblicazioni/rapporto-export-2014e869347b4a41668a8de2ff00004b384f.pdf?sfvrsn=2

allora perché creare un accordo per la diffusione dei ns prodotti se comunque questa oggi risulta già molto buona e largamente diffusa? La risposta, come la fame vien mangiando, ci viene fornita da una piu attenta e accurata lettura del testo, lettura nella quale vengono chiaramente delineate le linee guida di questo accordo estendendole non solo ai principi di liberismo e libero mercato cui si attiene ma anche alle forme di produzione interne al mercato stesso, e agli interessi sovranazionali che ne generano. Nello specifico se questo accordo fosse concepito con l’intento di armonizzare le regole esistenti tra USA & EUROPA nella visione di un mercato piu omogeneo dove alle multinazionali tanto quanto alle piccole e medie imprese europee venga concesso uno spazio di operatività ben delineato, all’interno del quale operare con regole ben precise, l’accordo in se e per se potrebbe rivelarsi un enorme occsione per entrambi, ma stando alle regole del gioco proposte il rischio è che l’europa per favorirlo possa cedere troppo su temi come la sicurezza per i consumatori accettando di fatto nrome e regole meno severe oggi di fatto applicate negli states.

In europa ad esempio la lista dei componenti chimici che non si possono usare nella produzione di cosmetici è di 1380 ca elementi, in USA solo di 11, la pecentuale di tumori della pelle (melanoma) in usa è superiore a quella in europa di ben 400 volte come da tabella accanto. Allora siamo cosi sicuri che su un tema cosi preferiremo le regole statunitensi?

Ma andiamo oltre, tra tutti i settori più critici coinvolti dal Ttip, ve ne uno certamente molto delicato per il consumatore finale, che è quello agroalimentare, che si dipana tra etichettizzazione dei prodotti, in europa molto selettiva ma comunque recente rispetto agli USA dove si fa ormai da diversi anni, sia sulla possibilità di utilizzo degli ogm prassi gia in uso in germania francia e altri paesi europei, ma in italia largamente vietata, sia sull’utilizzo degli ormoni negli allevamenti di bestiame, sia per quello degli antibiotici, ma sopratutto nella verifica dei controlli produttivi che da noi parte dalla filiera per estendersi fino al consumatore, from farm to fork, mentre negli usa è destinata solo alla verifica del prodotto finito, oltre che della valorizzaizone dei prodotti con atestazione dell’indicazione dell’area di produzione, basta parmesan sulle nostre tavole.

Il principio di precauzione: se c’è un rischio molto elevato che un prodotto possa far male, in Europa, le autorità possono intervenire in attesa di accertamenti scientifici; negli States invece gli alimenti e le procedure sono sicuri fino a che non si provi il contrario, della serie se non fa star male va bene.

Severità sulla filiera: nel nostro sistema la sicurezza deve essere garantita lungo tutta la filiera produttiva “from farm to fork” (dai campi alla tavola), con prerequisiti igienici per i produttori, tracciabilità del prodotto ecc.; il sistema Usa, invece, verifica per lo più la sicurezza del prodotto finito (ecco perché i trattamenti di igienizzazione chimica con la clorina sulla carne di pollo sono così diffusi, mentre in Ue sono proibiti) – le nonne avevano ragione piu son brutti e a vedersi e piu son buoni.

Niente ormoni nella carne: in Europa è proibito somministrare ormoni al bestiame per farlo crescere di più, perché mancano sufficienti studi circa la loro sicurezza. Negli Usa invece è ammesso l’uso di queste sostanze che riducono i tempi di allevamento e quindi fruttano moltissimo alle imprese. Certo che in virtù di una etichettatura più soddisfacente in usa è più facile capire se quel prodotto ha subito un trattamento con ormoni di quanto non lo sia da noi

Meno antibiotici: negli allevamenti americani gli antibiotici possono essere usati in dosi maggiori, anche per far crescere di più gli animali. In Europa i limiti sono più restrittivi e l’uso è consentito solo per proteggere il bestiame dalle malattie, sopratutto dopo i casi di mucca pazza.

Ogm senza etichetta: nell’Ue i prodotti che contengono più dello 0,9% di Ogm devono dichiararne la presenza in etichetta. L’informazione sulle confezioni non è obbligatoria mai, invece, negli Stati Uniti. In pratica in usa chi produce carne senza ormoni lo indica, mentre nel caso di ogm non accade la stessa cosa.

Le denominazioni d’origine non importano: cosa succederebbe se gli States potessero esportare i tanti prodotti che rubano il nome delle nostre 250 Dop e Igp (come ad esempio il “Parmesan” o il “Gorgonzola” prodotto in Illinois) Per noi il nome deve restare garanzia della provenienza e della qualità degli alimenti.

Se a tutto questo poi aggiungiamo quanto ogni giorno come paese Italia subiamo in termini di pressione dalla germania- la Francia ha recentemente dichiarato di non voler piu aderire al TTIP cosi come predisposto – e cerchiamo di comprendere le motivazioni per cui queste pressioni si fanno sempre piu incalzanti, restiamo esterefatti nel sapere che per la germania è estremamente forte l’interesse nella diffusione degli ogm ma anche in un piu snello ciclo produttivo nei prodotti di cosmesi con regole di verifica meno astringenti. Mi spiego, la BAYER colosso farmacologico chimico tedesco, da sempre considerata una azienda di stato, anche quando negli anni 40 peroduceva lo Zyclon B per i campi di sterminio,per cui tral’altro chi l’amministrava fu condannato a norimberga se la memoria non mi gioca brutti scherzi, con interessi in moltissimi ambiti dal farmacologico al chimico all’alimentare, proprio su quest’ultimo ha di recente avanzato un offerta di 64 mld di dollari per l’acquisizone del 110% della MONSANTO.

http://www.repubblica.it/economia/finanza/2016/05/29/news/bayer_torna_all_assalto_di_monsanto_allo_studio_una_nuova_offerta-140871619/

Ricordate la Monsanto? Nooo!!!! Beh è quell’aziedna che ha fatto causa all’italia per averle impedito la produzione di mais ogm su territorio nazionale

http://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/ogm_la_monsanto_ha_fatto_causa_all_italia

Se tutto questo non fa sentire puzza di bruciato a me fa percepire che dietro a questo TTIP ben oltre di come ci viene presentato, non ci siano interessi verso i consumatori ma interessi economici da destinarsi a pochi a discapito della massa di consumatori, e forse questi dubbi mi hanno fatto molto avvicinare al pensiero del premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz che sostiene che l’accordo “potrebbe rivelarsi molto negativo per l’Europa”, rischiando di approfondirne la recessione e garantendo “campo libero a imprese protagoniste di attività economiche nocive per l’ambiente e la salute”.

Se poi a tutto questo si va ad aggiungere la cointestatissima clausola Isds (Investor-State Dispute Settlement, che permetterebbe alle imprese estere di fare causa agli Stati che si opponessero alle regole dell’accordo dinanzi a a un collegio arbitrale, quindi, senza passare dai sistemi giuridici ordinari), allora i dubbi diventano quasi certezze, e allo scettismo prevale la convinzione che si voglia creare non un mercato libero ma un nuovo ordine nel quale siano a dirigere le redini delle nostre vite un oligarchia di eletti, illuminati, che potendo gestire il ns mondo lo facciano a loro insindacabile giudizio. Certo detta cosi non è il massimo ma se invece di leggere le righe cominciassimo a leggere sia le righe sia tra le righe forse impareremo a fare scelte piu convincenti, forse potremo riappropiarci delle nostre vite, forse potremo con le nostre scelte consapevoli essere noi stessi per primi artefici della disrtuzione di un nuovo ordine che non porterà a nulla di buono.

Non amo essere catastrofista e sul TTIP fatte le dovute valutazioni, sin qui abbastanza rappresentate, ritengo che se si superassero certe problematiche a partire dall’ISDS, finanche a quanto sopra meglio elencato, e se davvero la motivazione di questo accordo fosse quella di armonizare regole di due diversi continenti al fine di favorire una piu proficua collabroazione per tutte le aziende nella diffusione dei propri prodotti tra EUROPA & USA, beh forse allora potrei pensare che sia giusto andare avanti, fino a quel momentgo credo che prima di raggiungerre un accordo bene fa il ns governo a volere che si ratificano certe regole e che si dipanino i dubbi ormai largamente diffusi nell’opinioned pubblica.

Buon TTIP a TUtti!

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