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28
Gen

ITALIA CHE CAMBIA

Volevo parlare di un Italia  che cresce e si evolve ma la verità è che purtroppo ogni volta che ci prova il fallimento è quanto mai sempre meno distante, perché il vero cambiamento comporta soluzioni e da noi sovente si  preferisce uno statico immobilismo a veri e propri cambiamenti.

Affiatati ormai a schemi visivi nei quali non contano i contenuti,  ma al più le scenografie,  viviamo assuefatti da un idea di cucina dove non importa la storia che corre a narrare quel piatto ma al contrario solo come ci viene presentato.  Grande è la presa per i fondelli con cui ci danno a intendere che quel piatto rappresenta canoni di eccellenza quando invece eccellenza è la tradizione storica con cui chi fa il mestiere di chef dovrebbe garantire con il proprio agire la tradizione gastronomica del nostro paese.

Prima i contenuti.
Oggi il cambiamento ha prodotto nella ristorazione italiana molta pochezza in termini di contenuti, anzi ci si è allontanati dalla strada dei valori tradizionali per assestarsi su vie più semplici e proposte di vario valore con la conseguenza provinciale di rendere uno scarso servizio alla nostra autorità Culinaria.

 

Il nostro Belpaese è  nel mondo uno dei pochissimi paesi che vista la propria conformazione geologica possa vantare enormi quantità di prodotti che distribuite sull’ intero territorio propongano eccellenze secondo uno schema di bio diversità consolidato, uno schema all’interno del quale da Milano a Palermo vi siano oltre 500 modi diversi di lavorazione della carne e al tempo anche oltre 140 diverse tipologie di zuppe di pesce tra mar adriatico e mar tirreno,  eppure non poche volte assistiamo in tv allo scempio di entrambe.

L ‘Italia da sempre guida ed termine di riferimento per la cucina mondiale,  per colpa di questi pseudo chef ha perso negli anni il valore di rappresentanza e guida a livello mondiale,  una perdita che se non investiamo immediatamente sui giovani rischia di diventare irrimediabile con gravissimi danni alla nostra storia.

Inutile prendersi in giro,  questo  rischio è più che mai attuale purtroppo, e l’ignoranza nei giovani è  quanto mai crescente, parte delle responsabilità sono dei maestri non così adeguati ma anche e soprattutto di un eccessiva campagna diffamatoria verso il modello tradizionale alimentare a scapito di altri modelli non sempre più sani ed equilibrati.

Vegano, vegetariano, fruttariano ,crudista, non sono modelli equilibrati che in una sana distribuzione primaria prevedano con uno schema piramidale una genuina alimentazione,  ma al contrario rappresentano proprio partendo dal principio di rinuncia di determinati alimenti una forzata alimentazione priva del giusto apporto proteicio, una rinuncia che oggi rappresenta il -10/15% del modello alimentare convenzionale, se poi a ciò si aggiunge la campagna diffamatoria contro la carne incriminata da diverse fonti internazionali per essere la concausa di tumori o malattie ad essi riconducibili allora il più è fatto.

Potrei continuare ma alla fine l’essenza di tutto questo è che siamo circondati da molto pressapochismo e pochissima cultura generale, due fattori che viaggiano di parti passo con l’ignoranza ovvero con la mancata conoscenza delle nostre tradizioni.  Inutile è preoccuparsi di ciò che sarà se prima non si lavora per non disperdere ciò che si ha, se tutti studiamo da dove siamo venuti, ovvero cosa erano abituati a mangiare le nostre  nonne e come distribuivano la loro alimentazione durante la settimana, certamente in quel tipo di schema troveremo le regolee alimentari per una corretta e sana alimentazione.

Potrei ad esempio chiamare in causa il modello contadino oppure quello marino o perché no quello montanaro, in  ognuno di essi vi erano certezze di natura agricola che componevano il 60% della propria alimentazione il restante 40% era carne pesce e formaggi equamente distribuito, ma parlare di questo oggi non si può perché non siamo più solo cittadini siamo utenti che fanno parte di una società nella quale contiamo solo in funzione dei servizi accessori medicine e farmaci in primis.

Vi sono ricerhe che dimostrano come a Roma l’incidenza di malattie tumorali fosse molto bassa fino al 3 secolo a.c e questo è opinione di molti riconducibile a una alimentazione improntata su una forte componente vegetale, legumi e verdure accompagnata da una latrettanta distribuita componente di carne bianca o cacciagione e pesce. L’ionsieme delle due alimentazioni è di fatto l’essenza del modelo di dieta mediterranea e se questo modello oggi volessimo attuarlo anche in considerazione di un corretto impatto ambientale cio che ne deriverebbe è una sorta di doppia piramide all’interno della quale i cibi che hanno un minimo  impatto ambientale siano quelli che andrebbero maggiormente consumati  e quelli che per intensività di produzuione tipo carne pesce etc quelli di minor consumo.

Alla fine si conviene che una corretta scelta alimentare non sia solo meramente un opportunità ma anche e sopratutto una scelta di rigore e rispetto, ma si conviene altresi che dopo aver percorso migliaia e migliaiai di chilometri verso una scientificizzazione del cibo, che ha prodotto ricerche sulle conseguenze dell’alimentazione sul ns corpo e ha dato risposte a volte esaustive altre volte vaghe, tutti hanno convenuto che il miglior sistema alimentare sia quello mediterraneo, della serie tanto rumore per nulla, della seria tanto si è scritto e detto che poi alla fine si è tornati da dove si era partiti ovvero da quel modello che le nostre nonne praticavano dalla nasciata e pèer il quale record mondiale siamo il paese con il piu alto numero di centenari al mondo.

Buona Vignarola a Tutti

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ITALIA CHE CAMBIA
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Come cambia la ristorazione e quali sono le vere novità, tra sublimazione del piacersi e l'idea di un nuovo piacere da trasferire alle persone
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