LA DEMOCRAZIA NON SI ESPORTA, SI ALIMENTA!

Alcuni giornali oggi, dopo le manifestazioni di ieri in America, le hanno definite emblematiche per la morte di una democrazia che fino a qualche anno fa diceva di voler esportare il proprio modello nel mondo, mascherando dietro a qst motivazione ben altri intenti.

La verità è che la democrazia non si esporta al più si alimenta e il cibo di cui si alimenta se distorto diventa energia per sentimenti che nulla hanno a che vedere con i suoi principi.

Quello che si è visto con la gestione trump e che si sta vedendo in qst giorni è comune in tutte quelle ideologie che parlano di Amor patrio usando la parola patriottismo, di difesa della sovranità con il sovranismo, difesa dei confini della nazione con il nazionalismo, diritti del popolo con il populismo.

Fateci caso si esprimono tutti con parole che hanno la stessa desinenza ovvero ismo, una desinenza che se applicata al concetto di razza rappresenta un male assoluto per il quale ancora oggi il mondo piange la morte di 6 milioni di ebrei nei campi di concentramento.

Quella desinenza non ha mai valori positivi ad accompagnarla, al più la distorsione negativa dei principi che in alcuni casi in origine avrebbero un senso giusto ad accompagnarli.

Nel mondo di politici che usano qst terminologie è pieno, importante è che da elettori cominciassimo a riconoscerli con onestà e a isolarli anche se facessero parte degli schieramenti che votiamo.

Per questi motivi in democrazia il voto è essenziale e importantissimo, perché se si sbaglia le conseguenze di quell’errore ricadino sull’intera collettività.

Concludo con una citazione che spero serva da monito per riconoscere in futuro un narcisistico mentitore seriale: “Ripetete una bugia cento, mille o anche un milione di volte, e alla fine diventerà una verità!” Joseph Goebels

Finally Got Out!

With the getting out of Donald trump to the White House, world can come back to believe in a bright future.

All around the world we have to hope for the year just started, that a few number of populism will be stopped in that countries where they continue to grow up.

I think to China above of Russian, above of Brazil, Poland, Hungary, Venezuela and all the countries where politicians don’t get interest of their own people.

In these countries, the rulers are acting to protect their own interests rather than their own voters, and when they do so, the legacy they produce is anger and frustration.

In the economy, as in a number of other aspects of a country’s life, a mandate from one country, it is enough to cause damage that a country will cause time for various lustres.

It happened everywhere, in Italy, for example, the last Berlusconi government ended in advance and the country was entrusted to Monti, which, through its reforms, saved us from failure.

The way they take power is to speculate, everyone speaks with simplistic messages that go to the voters’ belly.

None of them is failing to interfeit in the electorate’s consent by proposing, as a defender of the valour of their homeland, saying that they want to protect their own country first.

The most utilised message, then following on from now, is usually an anathema against a specific ethnic group, which is considered to be the evil of its own country.

Of course, there can be no shortage of a reference to religion and the Christian message that they alone, they say, understand correctly.

If everyone studied history, they would notice how, this way of communicating is repeated in power signatures that seek to defend the constituent values, and over time turn into systems where power is concentrated in one person, with the consequences that we know about denied rights and freedoms.

They take power by talking about defending values, then slowly and inexorably discrediting those values precisely because, although they have served to give them power, nothing to conceive, but at a time when they no longer serve and could potentially take power away from them become enemies to demolve.

Exactly this, has tried to make Donald trump with the American elections by questioning the system that four years before elected him in favour of a law that did not favour it this time.

Unfortunately, it happens everywhere, unfortunately the signatures in which they degenerate, we have seen and we see them every day.

They go from the inability to provide timely answers to problems of contemporaryity – pandemic management where governments are populist and demagogic – to true authoritarian abuses such as in Poland and Hungary, where governments have done at this time, authoritarian laws that test those countries of globally recognised fundamental human rights.

For this reasons now we can celebrate the way out of Donald trump by the USA government as a party for everyone of us.

Finally he got out to the Balls!

Era ora! Finally!

REDDITO DI CITTADINANZA TRA VERITÀ E…….

Uno dei temi più caldi tra la gente è sul reddito di cittadinanza se abbia funzionato o se sia stato un totale fallimento.

Come sempre ci si rivede tanto in uno quanto nell’altro schieramento e così ci si divide in una contesa accesa e ben poco costruttiva.

Per avere una chiara idea bisogna partire dall’analisi dei motivi per cui è stato voluto e dalle condizioni cui era stato soggetto sin dall’inizio.

Nato per sostenere le difficoltà del mondo del lavoro con un patto tra ministero e cittadino, prevedeva l’inserimento di 3000 navigator che avrebbero dovuto con i centri per l’impiego favorire l’accesso al lavoro.

Sin da subito questa componente, vuoi per il ritardo con cui i navigator sono stati inseriti, vuoi perché i CPI non funzionano da anni, vuoi poi per la pandemia, ha mal funzionato ma resta comunque un importante step da cui ripartire.

Per un corretto funzionamento andrebbe rifondato il mercato del lavoro oggi saturo di società di selezione che prendono incentivi dallo stato per false selezioni che poi non portano a nulla.

I centri per l’impiego spesso servono solo a chi ci lavora perche per tanti motivi non hanno numeri soddisfacenti alla funzione per cui sono nati, e la concorrenza con le società private è tale da renderli incapaci di avere competitività.

Se davvero si volesse rendere qst strumento funzionale si dovrebbe partire dal superamento di qst difetti strutturali ma anche da un altro errore che sin dall’inizio permane e che il m5s avrebbe potuto facilmente superare.

In tanti hanno definito assistenzialista la misura, i dubbi sono legittimi non tanto perché in effetti sembrerebbe esserlo quanto più perché si è venuta a sovrapporre a un’altra misura esistente piuttosto che inglobarla.

Mi riferisco ovviamente al REI – reddito inclusione – voluto dal governo gentiloni e che le forze di quel governo volevano da esso si ripartisse.

Ad oggi il REI costa circa 2 mld di euro che sommati ai 5,7 del RDC gravano sullo stato per circa 8 mld anno, una cifra enorme che giustifica anche secondo me un giudizio assistenzialistico di entrambi.

Il REI ha parametri di erogazione eccessivamente stringenti ma comunque tali da essere più selettivi nel principio di erogazione scongiurando così il rischio di un intervento a pioggia come poi avvenuto col RDC.

Se si fosse ripartito da qst principi forse, anzi senza forse, oggi parleremo di una misura erogata con criteri più seri e meno propagandistici, perché in verità non ha sconfitto la povertà ma di certo ha reso più umana la vita a molti.

Che il RDC non ha sconfitto la povertà è verità in parte, già perché da qnd c’è i numeri dei consumi nelle fasce più deboli sono aumentati.

Parliamo di numeri nelle spese comuni, spesa quotidiana tanto quanto costi energetici, o anche spese medico specialistiche, ad ogni modo parliamo di spese per le quali prima non potendole sostenere tutte, quelle fasce deboli erano costrette a tagliarne oltre il 70%.

Parliamo di una misura che anche nei numeri permetteva di questo, giacche il REI non dava cifre tali da essere sufficienti a farlo.

Alla fine il giudizio che do di qst misura è che per quanto vero come molte cose potevano essere fatte meglio, ad ogni modo resta una misura giusta, proprio perché ripartendo dal patto per il lavoro, con interventi mirati, in un momento così critico può essere una risposta seria alla crisi del lavoro stesso.

Inoltre con accorgimenti più selettivi, il Rdc può essere ciò che in altri paesi esiste già, ovvero un percorso che, con una seria riforma dei CPI e la cancellazione dei finanziamenti a pioggia delle società di selezione, crea le condizioni per un mercato dinamico del lavoro.

Aiutare le famiglie da parte di uno stato non e assistenzialismo perché i soldi che vengono dati rientrano comunque in circolo e aiutano imprese, aziende e molto altro a avere continuità lavorativa.

Il mondo cambia ogni giorno e quel cambiamento non può prescindere dal principio per cui o siamo attori partecipo al cambiamento o siamo comparse.

Preferisco essere attore e nell’esserlo, propormi come interlocutore del cambiamento stesso.

RDC E REI debbono essere trasformati in una misura unica partendo dai criteri selettivi più strutturati del secondo, integrando tutto il meccanismo del patto per il lavoro del primo e contestualmente favorendo una riforma dei CPI seria e immediata, questo sì che sarebbe un vero cambiamento per sconfiggere la povertà.

La giovinezza di un popolo, è una ricca vecchiaia!

Onestamente sarebbe da chiedersi quali – se ve ne sono – le differenze tra chi più di 80 anni fa bruciava libri nelle piazze, e chi oggi in nome di quale verità assoluta – assolute lo erano anche quelle per le quali si bruciavano quei libri – demolisce statue nelle piazze!

Nel momento stesso in cui una società senta il bisogno di cancellare il proprio passato piuttosto che, sopratutto in tempi bui, ricordarlo per non ripeterlo, a me sembra una società che nasconde la testa sotto la sabbia per non affrontare i drammi dei propri tempi!

Non so se rinascendo oggi, Cesare Pavese sarebbe ancora convinto che la giovinezza di un popolo celi una ricca vecchiaia,l.

Di certo fa effetto vedere come siano proprio quelle popolazioni relativamente giovani a voler prendere le distanze dal loro passato con azioni che quel passato vogliono cancellarlo piuttosto che renderlo indelebile alle generazioni che verranno così da evitare che si ripeta!


Perché vedete, alla fine ciò che conta – oggi che viviamo tempi bui disseminati da forme di odio di vario genere, dove il negare è parte stesso del vivere, tempi nei quali ogni conquista della civiltà viene messa in discussione finanche a destabilizzare sistemi e paesi interi –

non è superare il proprio passato, finanche rinnegandolo, ne alimentare le differenze con azioni eclatanti,

oggi ciò che conta davvero è conoscere il proprio passato per vivere al meglio il proprio presente, e costruire così un futuro più luminoso per i nostri figli.

Concludo completando la parte più bella di quella frase di Cesare Pavese, perché se è vera la provocazione finale citata, altrettanto vero sono i principi presenti nell’introduzione di quel pensiero.

Direttamente da “Il Mestiere di Vivere!”:

… Quando un popolo non ha più un senso vitale del suo passato si spegne. La vitalità creatrice è fatta di una riserva di passato. Si diventa creatori -anche noi- quando si ha un passato……. Cesare Pavese

Il passato è parte integrante della nostra esistenza, cancellarlo o demolirlo porta ogni individuo a spegnersi.

https://www.repubblica.it/esteri/2020/06/10/news/usa_statue_colombo_abbattute_e_vandalizzate-258873826/

A CHI CREDERE?

A chi credere?

Ciò che piu di tutto lascerà questa pandemia, è la conoscenza di un mondo, quello dei virologi, per lo più sconosciuto prima d’ora, dove la scienza figlia di anni di studio ha lasciato il campo alla visibilità televisiva e al protagonismo dei virologi stessi, con non sempre egregi e lusinghieri risultati.

In questa pandemia abbiamo avuto visione di due modi opposti di fare scienza!

Uno serio e concreto fatto di medici e oss che hanno lottato per salvare vite, e in alcuni casi essi stessi sono venuti a mancare!

L’altro di pseudo professoroni in cerca di visibilità che alternavano dichiarazioni assurde sulla paragonabilità del virus a una normale influenza, a altre nelle quali persino ne negavano la concausa delle morti.

A chi credere?

Volete credere a chi negava la realtà, o iniziare a credere a chi la raccontava con fare serio, razionale ricco di equilibrio e buon senso?

Ecco, quando andate appresso a quelli che negano le morti, o sminuiscono le scelte del governo di chiudere tutto per limitare il contagio, sappiate che:

Date credito a gente che a marzo postava sui social interventi nei quali invitava turisti a venire a roma;

Condividete notizie di persone che dicevano che non esisteva il virus;

Date ascolto a chi fino a pochi giorni fa invitava la massa a scendere in piazza per protestare violando le regole di assembramento e distanziamento.

Quando pensate che queste persone siano degne della vostra ammirazione, e per essa della vostra condivisione, provate a riflettere se davvero, avendo avuto tra parenti e amici persone venute a mancare, ne avreste condiviso l’opinione o il pensiero.

Quando in voi nasce il ragionevole dubbio sulla attendibilità di certe improvvie dichiarazioni, meditate se dietro a esse non si nascondano ben altre intenzioni che quelle di voler davvero aiutare questo paese a risorgere.

Lo dico perche in tutta franchezza ho avuto amici che hanno avuto il contagio, non a marzo quando probabilmente era in una fase apicale, ma più recentemente e solo per questo ad oggi meno aggressivo.

Non credete a chi vi dice che le precauzioni sin qui adottate non sono servite a nulla!

Non date credito a chi a febbraio negava le morti da covid19 e sminuiva l’importanza delle mascherine!

M sopratutto avendo al possibilità di farlo, prima di condividere dichiarazioni ad effetto verificate chi è la persona che le fa, perché molto spesso la sua attendibilità non è così solida come si vorrebbe far credere!

Fortunatamente in italia abbiamo avuto – sopratutto grazie alle misure di lockdown previste dal governo – in quelle regioni che potenzialmente avrebbero potuto subire contagi clamorosi, numeri che le misure adottate ci hanno aiutato a circoscrivere.

Quando dovete decidere a chi credere, affidatevi a chi il problema lo conosce perché lo ha gestito in modo diretto, invece di cercare su siti, il cui nome dovrebbe farvi dubitare della attendibilità delle notizie che contiene, affidatevi a fonti ufficiali, perché almeno in italia esse hanno raccolto numeri e informazioni verificate e attendibili.

Se avete ancora dubbi e cercate risposte, sappiate che il sito del ministero della salute ha aperto una pagina veramente ben fatta dove trovate ogni risposta sempre aggiornata http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioFaqNuovoCoronavirus.jsp?id=228 .

Se invece volete conoscere i numeri reali del contagio nel mondo potete rivolgervi, sia al sito indicato sopra sia, a quello del WHO il cui link vi indico a seguire: https://www.who.int/emergencies/diseases/novel-coronavirus-2019/situation-reports.

A seguire una sfilza d dichiarazioni che lette oggi fanno rabbrividire e che dette allora invece avrebbero dovuto far riflettere, o in alcuni casi fatte successivamente che dimostrano la natura umana anche dei medici:

Dott.ssa Gismondo:  “Si è scambiata un’infezione appena più seria di un’influenza per una pandemia letale.” ……. poche settimane dopo “C’è timore di fronte a quello che prima non ci preoccupava e che io e altri virologi  dicevamo sarebbe stato poco più grave di un’influenza”.

Recente Prof Galli: “Siamo stati presi alle spalle. Io per primo il 20 febbraio mi stavo convincendo che l’avessimo scampata…….

…… ma non è stato così, perché in realtà attorno al 25 di gennaio, dai calcoli che abbiamo fatto, il virus è entrato dalla Germania del tutto inavvertitamente nella zona del Lodigiano e ha potuto fare quello che ha voluto per almeno quattro settimane……..

……… spargendosi ovunque in quella zona, ma anche in Veneto e in altre aree della Lombardia, creando l’epidemia così che conosciamo.

E quello che vediamo ancora oggi, vi ricordo, cioè la maggior parte dei casi che vengono registrati, tutti in persone con una sintomatologia significativa, è il risultato di un qualcosa che avvenuto prima delle misure restrittive….

Il risultato di queste ultime ci metterà ancora del tempo per essere evidente”.

Concludo con l’unica intervista seria nella quale la virologa Ilaria Capua ammoniva sulla gravità di questa pandemia già da inizio anno.

Lo faccio sperando che la prossima volta tutti impariate a verificare le fonti a cui attingete le vs informazioni, ma sopratutto per l’immediato, smettiate di fare i cretini e continuiate a comportarVi con serietà e rigore.

per favore non smettete di seguire le indicazioni circa distanziamento sociale, mascherine e precauzioni varie chieste dal ministero e governo.

Ecco l’intervista: https://www.fanpage.it/attualita/coronavirus-parla-la-virologa-ilaria-capua-questa-epidemia-ci-costera-tantissimo/

Buon proseguimento a tutti, e comunque per rispondere alla domanda del post, beh io scelgo di credere a chi usa equilibrio e buon senso!

Doctor Sleep

Innanzitutto trattandosi di un sequel scritto con la partecipazione di Steven king, autore anche di shining, ciò che ci si sarebbe atteso era un opera che avesse le stesse atmosfere e la stessa teatralità!

Spesso i sequel sono opere che poi viaggiano autonome rispetto ai primi film, storie che si evolvono nel soggetto e nella sceneggiatura proprio perché vogliono essere originali e emotive.

Spesso, ma non questa volta!

Se si ha negli occhi il capolavoro di Kubrick – perché shining questo era – e si vede qst film con le stesse aspettative, beh la delusione sarà cocente!

Vedendo in successione ravvicinata i due film, pensando che l’autore della sceneggiatura sia lo stesso, le differenze sono così enormi a favore di shining da far comprendere sin da subito che il peso specifico tra i due film non era la sceneggiatura ma la regia.

Doctor sleep parte dove shining finisce, ma se shining aveva un finale che spiazzava lo spettatore nel freddo inverno del Colorado, doctor sleep stenta ad essere altrettanto spiazzante.

Ove raggiunge livelli di suspense adeguati, lo fa con flashback del primo film, il che oltre a riprovare omaggiandolo, la grandezza di shining, al tempo è riprova della non altrettanto grandezza di doctor sleep.

Doctor sleep va visto come un film che prova a essere un completamento delle paure di Danny bambino, una spiegazione dell’origine di esse ma anche una visione del quotidiano convivere con esse.

Una spiegazione che trova nelle parole di Danny adulto la chiave di tutto, le parole di un bambino che spiegano la natura mostruosa di un padre dedito all’alcol e alle mostruosità che esso produce.

È meraviglioso il dialogo col padre barista nell’hotel de primo film, compie un passo unico verso la descrizione del degrado umano e la piena consapevolezza di un padre debole proprio perché violento.

Anche la scelta di affiancare al Danny adulto un amico comprensivo serve al personaggio a compiere la sua trasformazione in un uomo cosciente ove l’incoscenza prima era rifugio dell’alcolismo.

La scena in cui i due amici affrontano gli invasati della luccicanza, potremo definirli demoni della mente, è il punto più alto del film nel quale Denny vince i suoi demoni e forse finalmente si libera di mostri che dall’infanzia ha sempre avuto con se.

Doctor sleep non è un horror ma un film psicologico evocativo che prova a entrare nella psiche di un adulto sconvolta da un dramma infantile, per trovare risposte alle paure di un infanzia strappata.

….Questione etica nella fase 3

Navigando in rete, mi sono imbattuto su un pensiero che credo serva a questo articolo da spunto importante da cui partire per una più seria analisi del tema di oggi:

“Il Cristianesimo ha diffuso in Occidente un ottimismo che ci ha insegnato a pensare in questi termini: il passato è male, il presente è redenzione e il futuro è salvezza.

Questa modalità di considerare il tempo è stata acquisita dalla scienza, che a sua volta dice che il passato è ignoranza, il presente è ricerca e il futuro è progresso.

Persino Karl Marx è un grande cristiano quando predica che il passato è ingiustizia sociale, il presente farà esplodere le contraddizioni del capitalismo e il futuro renderà giustizia sulla Terra.

E Sigmund Freud, che pure scrive un libro contro la religione, sostiene che i traumi e le nevrosi si compongono nel passato, che il presente sia magico e che il futuro sia guarigione.

Non è così. Il futuro non è il tempo della salvezza, non è attesa, non è speranza. Il futuro è un tempo come tutti gli altri. Non ci sarà una provvidenza che ci viene incontro e risolve i problemi nella nostra inerzia”.

Il problema di fondo che solleva questo pensiero, è che alla fine il modello occidentale costruito attorno una visione che fa del passato il male/gli errori, del presente redenzione/riflessione, e del futuro salvezza/cambiamento, non ha funzionato proprio perché presupponeva una provvidenza che venisse a risolvere  i problemi generati dall’inerzia.

Questa chiosa finale è sostanzialmente analoga a chi pensa che oggi purtroppo la storia, che dovrebbe servire da insegnamento per le società che a essa si rivolgono per capire certi errori e non ripeterli, sembra che ormai non serva più.

Oggi anzi, è più diffusa la prassi di riscriverla a proprio piacimento,  che non studiarla per avere una propria coscienza.

Nel 2020 affrontiamo questa pandemia con la sensazione che purtroppo non siamo pronti a sostenere responsabilità ingenti.

Viviamo tutti con la voglia frenetica di tornare  ognuno alle proprie abitudini, senza renderci conto che sono state proprio esse a portarci in questa pandemia.

le nostre abitudini erano dimostrato sbagliate! Abbiamo continuato a vivere come se non fossimo responsabili dei nostri errori, e continuiamo senza capire che la natura ci ha dato un forte segnale.

Nella fase 2 che sta per iniziare, arriviamo con incoscienza!

Per tanti, anzi forse per troppi sarà un ritorno quando in verità dovrà essere un nuovo inizio, ma i segnali che arrivano dalla collettività sono alquanto preoccupanti.

Tornano a diffondersi notizie false e teorie complottiste, quasi come se chi lo fa, non vedesse l’ora di poterlo tornare a fare.

Torna a dilagare un sentimento di faciloneria e semplificazione estrema che preoccupa perché sottintende una minore attenzione verso il virus, e con essa un minor senso di responsabilità.

Tutto questo solleva una questione che non riguarda solo l’etica della società ma anche il dilagante diffondersi di una controcultura che si alimenta dell’ignoranza e della meschinità delle persone.

Il problema etico del fare informazione è un problema creato negli ulti venti anni, ovvero da quando internet ha assunto un ruolo importante nelle ns vite.

Con troppa faciloneria abbiamo dato a internet una dimensione e una credibilità che forse non meritava, l’abbiamo persino assunta a una nuova forma di rappresentanza democratica, al punto che molte persone la considerano oggi lo strumento più credibile per permettere ai cittadini di sentirsi partecipi della vita democratica del paese.

Una contraddizione enorme se si pensa alla realtà secondo la quale Internet non è libera e priva di controllo.

La sua infrastruttura è infatti controllata da una combinazione di aziende internazionali, politici e uomini d’affari, alcuni dei quali hanno legami con la criminalità.

Internet ha reso tutti più irresponsabili, abbiamo relegato la nostra coscienza sostituendola con un www.chiasenefregadiunacoscienza.com.

Siamo ormai zombie immemori che aleggiano senza più freni in una dimensione di meschinità e odio, al seguito di cii meglio di altri sa rappresentare entrambi con fare più immediato.

Il covid19 non ci ha insegnato nulla e anzi forse chiudendoci in casa ci ha permesso di covare meglio il rancore nato per dirla da Freud dai nostri fallimenti, affinandosi al meglio nelle botti della mostra meschinità!

Speriamo solo che alla fine torni a brillare nei nostri cuori il senso di responsabilità!

25 Aprile cosa non è…..

Non è una festa fascista, anzi è per eccellenza la festa che ha cancellato il fascismo;

Non è una ricorrenza contro i genocidi, per essi ci sono le giornate della memoria e purtroppo forse neanche più bastano visto che i genocidi continuano nel mondo oggigiorno, basti pensare alla Siria;

Non è una festa in senso stretto, anzi è per lo più una ricorrenza che ricorda il sacrificio dei partigiani grazie al quale oggi non siamo una dittatura ma una democrazia;

Non è un’occasione per fingere di non ricordare la storia, anzi è l’occasione per ricordarla in modo nitido;

Non è un’occasione per dividere una nazione tra ideologie diverse, è un’opportunità per ricordare a le destre che lo fanno, che nel farlo non si è diversi da quelle destre che in italia furono regime per oltre 20 anni.

Ecco nel momento in cui si comprende davvero cosa non è solo allora si ha recepito il valore che rappresenta il 25 aprile, solo allora si è veramente italiani. Non si è italiani se non si è anche Antifascisti!