REDDITO DI CITTADINANZA TRA VERITÀ E…….

Uno dei temi più caldi tra la gente è sul reddito di cittadinanza se abbia funzionato o se sia stato un totale fallimento.

Come sempre ci si rivede tanto in uno quanto nell’altro schieramento e così ci si divide in una contesa accesa e ben poco costruttiva.

Per avere una chiara idea bisogna partire dall’analisi dei motivi per cui è stato voluto e dalle condizionali fa cui era stato soggetto sin dall’inizio.

Nato per sostenere le difficoltà del mondo del lavoro con un patto tra ministero e cittadino, prevedeva l’inserimento di 3000 navigator che avrebbero dovuto con i centri per l’impiego favorire l’accesso al lavoro.

Sin da subito qst componente, vuoi per il ritardo con cui i navigator sono stati inseriti, vuoi perché i CPI non funzionano da anni, vuoi poi per la pandemia, ha mal funzionato ma resta comunque un importante step da cui ripartire.

Per un corretto funzionamento andrebbe rifondato il mercato del lavoro oggi saturo di società di selezione che prendono incentivi dallo stato per false selezioni che poi non portano a nulla.

I centri per l’impiego spesso servono solo a chi ci lavora perche per tanti motivi non hanno numeri soddisfacenti alla funzione per cui sono nati, e la concorrenza con le società private è tale da renderli incapaci di avere competitività.

Se davvero si volesse rendere qst strumento funzionale si dovrebbe partire dal superamento di qst difetti strutturali ma anche da un altro errore che sin dall’inizio permane e che il m5s avrebbe potuto facilmente superare.

In tanti hanno definito assistenzialista la misura, i dubbi sono legittimi non tanto perché in effetti sembrerebbe esserlo quanto più perché si è venuta a sovrapporre a un’altra misura esistente piuttosto che inglobarla.

Mi riferisco ovviamente al REI – reddito inclusione – voluto dal governo gentiloni e che le forze di quel governo volevano da esso si ripartisse.

Ad oggi il REI costa circa 2 mld di euro che sommati ai 5,7 del RDC gravano sullo stato per circa 8 mld anno, una cifra enorme che giustifica anche secondo me un giudizio assistenzialistico di entrambi.

Il REI ha parametri di erogazione eccessivamente stringenti ma comunque tali da essere più selettivi nel principio di erogazione scongiurando così il rischio di un intervento a pioggia come poi avvenuto col RDC.

Se si fosse ripartito da qst principi forse, anzi senza forse, oggi parleremo di una misura erogata con criteri più seri e meno propagandistici, perché in verità non ha sconfitto la povertà ma di certo ha reso più umana la vita a molti.

Che il RDC non ha sconfitto la povertà è verità in parte, già perché da qnd c’è i numeri dei consumi nelle fasce più deboli sono aumentati.

Parliamo di numeri nelle spese comuni, spesa quotidiana tanto quanto costi energetici, o anche spese medico specialistiche, ad ogni modo parliamo di spese per le quali prima non potendole sostenere tutte, quelle fasce deboli erano costrette a tagliarne oltre il 70%.

Parliamo di una misura che anche nei numeri permetteva di qst giacche il REI non dava cifre tali da essere sufficienti a farlo.

Alla fine il giudizio che do di qst misura è che per quanto vero come molte cose potevano essere fatte meglio, ad ogni modo resta una misura giusta, proprio perché ripartendo dal patto per il lavoro, con interventi mirati, in un momento così critico può essere una risposta seria alla crisi del lavoro stesso.

Inoltre con accorgimenti più selettivi, il Rdc può essere ciò che in altri paesi esiste già, ovvero un percorso che, con una seria riforma dei CPI e la cancellazione dei finanziamenti a pioggia delle società di selezione, crea le condizioni per un mercato dinamico del lavoro.

Aiutare le famiglie da parte di uno stato non e assistenzialismo perché i soldi che vengono dati rientrano comunque in circolo e aiutano imprese, aziende e molto altro a avere continuità lavorativa.

Il mondo cambia ogni giorno e quel cambiamento non può prescindere dal principio per cui o siamo attori partecipo al cambiamento o siamo comparse.

Preferisco essere attore e nell’esserlo, propormi come interlocutore del cambiamento stesso.

RDC E REI debbono essere trasformati in una misura unica partendo da criteri selettivi più strutturati del secondo, integrando tutto il meccanismo del patto per il lavoro del primo e contestualmente favorendo una riforma dei CPI seria e immediata, questo sì che sarebbe un vero cambiamento per sconfiggere la povertà.

La giovinezza di un popolo, è una ricca vecchiaia!

Onestamente sarebbe da chiedersi quali – se ve ne sono – le differenze tra chi più di 80 anni fa bruciava libri nelle piazze, e chi oggi in nome di quale verità assoluta – assolute lo erano anche quelle per le quali si bruciavano quei libri – demolisce statue nelle piazze!

Nel momento stesso in cui una società senta il bisogno di cancellare il proprio passato piuttosto che, sopratutto in tempi bui, ricordarlo per non ripeterlo, a me sembra una società che nasconde la testa sotto la sabbia per non affrontare i drammi dei propri tempi!

Non so se rinascendo oggi, Cesare Pavese sarebbe ancora convinto che la giovinezza di un popolo celi una ricca vecchiaia,l.

Di certo fa effetto vedere come siano proprio quelle popolazioni relativamente giovani a voler prendere le distanze dal loro passato con azioni che quel passato vogliono cancellarlo piuttosto che renderlo indelebile alle generazioni che verranno così da evitare che si ripeta!


Perché vedete, alla fine ciò che conta – oggi che viviamo tempi bui disseminati da forme di odio di vario genere, dove il negare è parte stesso del vivere, tempi nei quali ogni conquista della civiltà viene messa in discussione finanche a destabilizzare sistemi e paesi interi –

non è superare il proprio passato, finanche rinnegandolo, ne alimentare le differenze con azioni eclatanti,

oggi ciò che conta davvero è conoscere il proprio passato per vivere al meglio il proprio presente, e costruire così un futuro più luminoso per i nostri figli.

Concludo completando la parte più bella di quella frase di Cesare Pavese, perché se è vera la provocazione finale citata, altrettanto vero sono i principi presenti nell’introduzione di quel pensiero.

Direttamente da “Il Mestiere di Vivere!”:

… Quando un popolo non ha più un senso vitale del suo passato si spegne. La vitalità creatrice è fatta di una riserva di passato. Si diventa creatori -anche noi- quando si ha un passato……. Cesare Pavese

Il passato è parte integrante della nostra esistenza, cancellarlo o demolirlo porta ogni individuo a spegnersi.

https://www.repubblica.it/esteri/2020/06/10/news/usa_statue_colombo_abbattute_e_vandalizzate-258873826/

A CHI CREDERE?

A chi credere?

Ciò che piu di tutto lascerà questa pandemia, è la conoscenza di un mondo, quello dei virologi, per lo più sconosciuto prima d’ora, dove la scienza figlia di anni di studio ha lasciato il campo alla visibilità televisiva e al protagonismo dei virologi stessi, con non sempre egregi e lusinghieri risultati.

In questa pandemia abbiamo avuto visione di due modi opposti di fare scienza!

Uno serio e concreto fatto di medici e oss che hanno lottato per salvare vite, e in alcuni casi essi stessi sono venuti a mancare!

L’altro di pseudo professoroni in cerca di visibilità che alternavano dichiarazioni assurde sulla paragonabilità del virus a una normale influenza, a altre nelle quali persino ne negavano la concausa delle morti.

A chi credere?

Volete credere a chi negava la realtà, o iniziare a credere a chi la raccontava con fare serio, razionale ricco di equilibrio e buon senso?

Ecco, quando andate appresso a quelli che negano le morti, o sminuiscono le scelte del governo di chiudere tutto per limitare il contagio, sappiate che:

Date credito a gente che a marzo postava sui social interventi nei quali invitava turisti a venire a roma;

Condividete notizie di persone che dicevano che non esisteva il virus;

Date ascolto a chi fino a pochi giorni fa invitava la massa a scendere in piazza per protestare violando le regole di assembramento e distanziamento.

Quando pensate che queste persone siano degne della vostra ammirazione, e per essa della vostra condivisione, provate a riflettere se davvero, avendo avuto tra parenti e amici persone venute a mancare, ne avreste condiviso l’opinione o il pensiero.

Quando in voi nasce il ragionevole dubbio sulla attendibilità di certe improvvie dichiarazioni, meditate se dietro a esse non si nascondano ben altre intenzioni che quelle di voler davvero aiutare questo paese a risorgere.

Lo dico perche in tutta franchezza ho avuto amici che hanno avuto il contagio, non a marzo quando probabilmente era in una fase apicale, ma più recentemente e solo per questo ad oggi meno aggressivo.

Non credete a chi vi dice che le precauzioni sin qui adottate non sono servite a nulla!

Non date credito a chi a febbraio negava le morti da covid19 e sminuiva l’importanza delle mascherine!

M sopratutto avendo al possibilità di farlo, prima di condividere dichiarazioni ad effetto verificate chi è la persona che le fa, perché molto spesso la sua attendibilità non è così solida come si vorrebbe far credere!

Fortunatamente in italia abbiamo avuto – sopratutto grazie alle misure di lockdown previste dal governo – in quelle regioni che potenzialmente avrebbero potuto subire contagi clamorosi, numeri contenuti.

Quando dovete decidere a chi credere, affidatevi a chi il problema lo conosce perché lo ha gestito in modo diretto, invece di cercare su siti, il cui nome dovrebbe farvi dubitare della attendibilità delle notizie che contiene, affidatevi a fonti ufficiali, perché almeno in italia esse hanno raccolto numeri e informazioni verificate e attendibili.

Se avete ancora dubbi e cercate risposte, sappiate che il sito del ministero della salute ha aperto una pagina veramente ben fatta dove trovate ogni risposta sempre aggiornata http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioFaqNuovoCoronavirus.jsp?id=228 .

Se invece volete conoscere i numeri reali del contagio nel mondo potete rivolgervi, sia al sito indicato sopra sia, a quello del WHO il cui link vi indico a seguire: https://www.who.int/emergencies/diseases/novel-coronavirus-2019/situation-reports.

A seguire una sfilza d dichiarazioni che lette oggi fanno rabbrividire e che dette allora invece avrebbero dovuto far riflettere, o in alcuni casi fatte successivamente che dimostrano la natura umana anche dei medici:

Dott.ssa Gismondo:  “Si è scambiata un’infezione appena più seria di un’influenza per una pandemia letale.” ……. poche settimane dopo “C’è timore di fronte a quello che prima non ci preoccupava e che io e altri virologi  dicevamo sarebbe stato poco più grave di un’influenza”.

Recente Prof Galli: “Siamo stati presi alle spalle. Io per primo il 20 febbraio mi stavo convincendo che l’avessimo scampata…….

…… ma non è stato così, perché in realtà attorno al 25 di gennaio, dai calcoli che abbiamo fatto, il virus è entrato dalla Germania del tutto inavvertitamente nella zona del Lodigiano e ha potuto fare quello che ha voluto per almeno quattro settimane……..

……… spargendosi ovunque in quella zona, ma anche in Veneto e in altre aree della Lombardia, creando l’epidemia così che conosciamo.

E quello che vediamo ancora oggi, vi ricordo, cioè la maggior parte dei casi che vengono registrati, tutti in persone con una sintomatologia significativa, è il risultato di un qualcosa che avvenuto prima delle misure restrittive….

Il risultato di queste ultime ci metterà ancora del tempo per essere evidente”.

Concludo con l’unica intervista seria nella quale la virologa Ilaria Capua ammoniva sulla gravità di questa pandemia già da inizio anno.

Lo faccio sperando che la prossima volta tutti impariate a verificare le fonti a cui attingete le vs informazioni, ma sopratutto per l’immediato, smettiate di fare i cretini e continuiate a comportarVi con serietà e rigore.

per favore non smettete di seguire le indicazioni circa distanziamento sociale, mascherine e precauzioni varie chieste dal ministero e governo.

Ecco l’intervista: https://www.fanpage.it/attualita/coronavirus-parla-la-virologa-ilaria-capua-questa-epidemia-ci-costera-tantissimo/

Buon proseguimento a tutti, e comunque per rispondere alla domanda del post, beh io scelgo di credere a chi usa equilibrio e buon senso!

Doctor Sleep

Innanzitutto trattandosi di un sequel scritto con la partecipazione di Steven king, autore anche di shining, ciò che ci si sarebbe atteso era un opera che avesse le stesse atmosfere e la stessa teatralità!

Spesso i sequel sono opere che poi viaggiano autonome rispetto ai primi film, storie che si evolvono nel soggetto e nella sceneggiatura proprio perché vogliono essere originali e emotive.

Spesso, ma non questa volta!

Se si ha negli occhi il capolavoro di Kubrick – perché shining questo era – e si vede qst film con le stesse aspettative, beh la delusione sarà cocente!

Vedendo in successione ravvicinata i due film, pensando che l’autore della sceneggiatura sia lo stesso, le differenze sono così enormi a favore di shining da far comprendere sin da subito che il peso specifico tra i due film non era la sceneggiatura ma la regia.

Doctor sleep parte dove shining finisce, ma se shining aveva un finale che spiazzava lo spettatore nel freddo inverno del Colorado, doctor sleep stenta ad essere altrettanto spiazzante.

Ove raggiunge livelli di suspense adeguati, lo fa con flashback del primo film, il che oltre a riprovare omaggiandolo, la grandezza di shining, al tempo è riprova della non altrettanto grandezza di doctor sleep.

Doctor sleep va visto come un film che prova a essere un completamento delle paure di Danny bambino, una spiegazione dell’origine di esse ma anche una visione del quotidiano convivere con esse.

Una spiegazione che trova nelle parole di Danny adulto la chiave di tutto, le parole di un bambino che spiegano la natura mostruosa di un padre dedito all’alcol e alle mostruosità che esso produce.

È meraviglioso il dialogo col padre barista nell’hotel de primo film, compie un passo unico verso la descrizione del degrado umano e la piena consapevolezza di un padre debole proprio perché violento.

Anche la scelta di affiancare al Danny adulto un amico comprensivo serve al personaggio a compiere la sua trasformazione in un uomo cosciente ove l’incoscenza prima era rifugio dell’alcolismo.

La scena in cui i due amici affrontano gli invasati della luccicanza, potremo definirli demoni della mente, è il punto più alto del film nel quale Denny vince i suoi demoni e forse finalmente si libera di mostri che dall’infanzia ha sempre avuto con se.

Doctor sleep non è un horror ma un film psicologico evocativo che prova a entrare nella psiche di un adulto sconvolta da un dramma infantile, per trovare risposte alle paure di un infanzia strappata.

….Questione etica nella fase 3

Navigando in rete, mi sono imbattuto su un pensiero che credo serva a questo articolo da spunto importante da cui partire per una più seria analisi del tema di oggi:

“Il Cristianesimo ha diffuso in Occidente un ottimismo che ci ha insegnato a pensare in questi termini: il passato è male, il presente è redenzione e il futuro è salvezza.

Questa modalità di considerare il tempo è stata acquisita dalla scienza, che a sua volta dice che il passato è ignoranza, il presente è ricerca e il futuro è progresso.

Persino Karl Marx è un grande cristiano quando predica che il passato è ingiustizia sociale, il presente farà esplodere le contraddizioni del capitalismo e il futuro renderà giustizia sulla Terra.

E Sigmund Freud, che pure scrive un libro contro la religione, sostiene che i traumi e le nevrosi si compongono nel passato, che il presente sia magico e che il futuro sia guarigione.

Non è così. Il futuro non è il tempo della salvezza, non è attesa, non è speranza. Il futuro è un tempo come tutti gli altri. Non ci sarà una provvidenza che ci viene incontro e risolve i problemi nella nostra inerzia”.

Il problema di fondo che solleva questo pensiero, è che alla fine il modello occidentale costruito attorno una visione che fa del passato il male/gli errori, del presente redenzione/riflessione, e del futuro salvezza/cambiamento, non ha funzionato proprio perché presupponeva una provvidenza che venisse a risolvere  i problemi generati dall’inerzia.

Questa chiosa finale è sostanzialmente analoga a chi pensa che oggi purtroppo la storia, che dovrebbe servire da insegnamento per le società che a essa si rivolgono per capire certi errori e non ripeterli, sembra che ormai non serva più.

Oggi anzi, è più diffusa la prassi di riscriverla a proprio piacimento,  che non studiarla per avere una propria coscienza.

Nel 2020 affrontiamo questa pandemia con la sensazione che purtroppo non siamo pronti a sostenere responsabilità ingenti.

Viviamo tutti con la voglia frenetica di tornare  ognuno alle proprie abitudini, senza renderci conto che sono state proprio esse a portarci in questa pandemia.

le nostre abitudini erano dimostrato sbagliate! Abbiamo continuato a vivere come se non fossimo responsabili dei nostri errori, e continuiamo senza capire che la natura ci ha dato un forte segnale.

Nella fase 2 che sta per iniziare, arriviamo con incoscienza!

Per tanti, anzi forse per troppi sarà un ritorno quando in verità dovrà essere un nuovo inizio, ma i segnali che arrivano dalla collettività sono alquanto preoccupanti.

Tornano a diffondersi notizie false e teorie complottiste, quasi come se chi lo fa, non vedesse l’ora di poterlo tornare a fare.

Torna a dilagare un sentimento di faciloneria e semplificazione estrema che preoccupa perché sottintende una minore attenzione verso il virus, e con essa un minor senso di responsabilità.

Tutto questo solleva una questione che non riguarda solo l’etica della società ma anche il dilagante diffondersi di una controcultura che si alimenta dell’ignoranza e della meschinità delle persone.

Il problema etico del fare informazione è un problema creato negli ulti venti anni, ovvero da quando internet ha assunto un ruolo importante nelle ns vite.

Con troppa faciloneria abbiamo dato a internet una dimensione e una credibilità che forse non meritava, l’abbiamo persino assunta a una nuova forma di rappresentanza democratica, al punto che molte persone la considerano oggi lo strumento più credibile per permettere ai cittadini di sentirsi partecipi della vita democratica del paese.

Una contraddizione enorme se si pensa alla realtà secondo la quale Internet non è libera e priva di controllo.

La sua infrastruttura è infatti controllata da una combinazione di aziende internazionali, politici e uomini d’affari, alcuni dei quali hanno legami con la criminalità.

Internet ha reso tutti più irresponsabili, abbiamo relegato la nostra coscienza sostituendola con un www.chiasenefregadiunacoscienza.com.

Siamo ormai zombie immemori che aleggiano senza più freni in una dimensione di meschinità e odio, al seguito di cii meglio di altri sa rappresentare entrambi con fare più immediato.

Il covid19 non ci ha insegnato nulla e anzi forse chiudendoci in casa ci ha permesso di covare meglio il rancore nato per dirla da Freud dai nostri fallimenti, affinandosi al meglio nelle botti della mostra meschinità!

Speriamo solo che alla fine torni a brillare nei nostri cuori il senso di responsabilità!

25 Aprile cosa non è…..

Non è una festa fascista, anzi è per eccellenza la festa che ha cancellato il fascismo;

Non è una ricorrenza contro i genocidi, per essi ci sono le giornate della memoria e purtroppo forse neanche più bastano visto che i genocidi continuano nel mondo oggigiorno, basti pensare alla Siria;

Non è una festa in senso stretto, anzi è per lo più una ricorrenza che ricorda il sacrificio dei partigiani grazie al quale oggi non siamo una dittatura ma una democrazia;

Non è un’occasione per fingere di non ricordare la storia, anzi è l’occasione per ricordarla in modo nitido;

Non è un’occasione per dividere una nazione tra ideologie diverse, è un’opportunità per ricordare a le destre che lo fanno, che nel farlo non si è diversi da quelle destre che in italia furono regime per oltre 20 anni.

Ecco nel momento in cui si comprende davvero cosa non è solo allora si ha recepito il valore che rappresenta il 25 aprile, solo allora si è veramente italiani. Non si è italiani se non si è anche Antifascisti!

21 Aprile 753 Natale di Roma

Auguri Roma Mia, città dai mille colori, depauperata da inetti amministratori, città piena di contraddizioni, luogo di immense emozioni! Auguri a te per i tuoi quasi tre millenni, piena di acciacchi tra non pochi malanni, sempre splendente, riesci a essere comunque stupefacente,perché se ci fossero obiezioni da fare, passerebbero in secondo piano dinanzi al mio infinito Amore!
Auguri città che ha vissuto la storia,
Tra luoghi di infinita memoria, hai difeso i soprusi, lottato col tuo popolo contro gli abusi, città sacra e dissacrante, umorale come la tua gente, amata da chi la osserva di lontano, disprezzata da chi la vive da vicino. Roma dalle eterne contraddizioni, adduci ai sogni mille inclinazioni, multietnica e multiculturale lo sei dalla nascita e dagli albori, poeti artisti letterati ti hanno reso i propri onori, per tutto questo e per tanto altro ancora oggi non si festeggiano solo i tuoi anni di lunga memoria, oggi con te si festeggia la nostra storia!
Auguri Roma Mia

….Detroit Become Human videogioco da urlo….


Fino a 10 o 15 anni fa i videogiochi traevano ispirazione da film o serie tv per trovare una ambientazione plausibile, con Detroit Become Human, un videogioco da urlo, accade il contrario.

Spesso, come per la serie call of duty, o si rivolgevano alla storia – ne è un esempio la versione WW e WWII – o da storie che senza clamore alcuno richiamavano a film già visti al cinema in contesti futuribili con storie futuribili, ma questo non è il caso di Detroit Become Human.

Negli anni la giocabilità ha sentito l’esigenza di evolversi verso un più suggestivo realismo con l’interazione tra giuoco e giocatore, finanche il giocatore potesse determinare con le proprie decisioni l’esito del gioco stesso.

I miei ricordi di bambino hanno ancora vivide immagini di schermi arrotondati nei quali i giuochi si muovevano in due dimensioni.

Da destra verso sinistra o al più dal basso verso l’alto – erano gli anni in cui Amiga si contendeva il primato con Commodore, gli anni in cui avere una delle due piattaforme era comunque un privilegio non da tutti.

Vi confesso io avevo un Commodore 64 dove i giochi erano registrati su delle casette e il più ambito era galaxy o pool – biliardo – quindi immaginate il salto esponenziale quando sul pc uscì per la prima volta Fifa.

Se ci ripenso oggi abbiamo schermi piatti che al proprio interno nascondono veri pc ultra performanti.

Un tempo per collegare un pc alla tv di casa c’erano cavi e cavetti che una volta collegati poi per trovare il canale di collegamento dovei sintonizzarsi sul D 6 della tv per poter iniziare a giocare.

Le tv avevano lateralmente lo schermo, dei comandi con lettere e numeri per esempio rai 1 stava su A1, il Commodore sta su D 6, idem l’Amiga 500.

A quest’ultimo va dato un merito non da poco e cioè che essendo uscito poco dopo il Commodore il suo lancio lo fece con giochi diventati mitici come street fighter.

I creatori dell’amica alzarono il tiro e produssero un effetto di trascinamento verso giochi più reattivi e creativi.

Per parlare di Fifa come gioco dobbiamo attendere il 1998.

Ciò che il mondo dei giochi aveva fornito fino a quel momento era poco allettante tant’è che con Fifa finalmente si passò a una dimensione più raffinata e dei giocatori fino a quel momento estremamente squadrati e piatti. Ricordo sensibile Soccer poi virtual Soccer Pes.

Certo l’arrivo nel 1994 della prima playstation aveva dato un forte contraccolpo al mercato dei giochi per pc superando di balzo sia SEGA che Nintendo perché in un unico console aveva capito di dover superare la tecnologia dei CD Rom per giochi introducendo per prima quelle delle mitiche cartucce.

Il vero salto sulla giocabilità lo si ha solo quando iniziano a comparire sul mercato acceleratori di grafica mediante schede che rendono più fluidi e dinamici i giochi stessi anche su pc.

Ad ogni modo il verro passo in avanti lo si ha con l’arrivo della Playstation che con ogni nuova versione, poi ha sempre aumentato il livello di qualità.

Col tempo, molte aziende ridussero le uscite per i pc, anche perché contemporaneamente fu lanciata la console Microsoft X BOX che nelle intenzioni doveva in breve tempo surclassare la playstation.

Un sorpasso che a distanza di 20 anni e più non c’è stato, tant’è che ancora oggi si contende senza un vero primato il mercato con la play 4.

In tutto questo continuo crescendo, le vere battaglie tra consolle erano sui giochi, sulla grafica e sul realismo in essi presenti.

Per anni ad esempio Fifa come gioco di calcio è stato nettamente indietro rispetto a PES nella considerazione dei gicatori.

Un vero cambiamento c’è stato quando i programmatori di per iniziarono a collaborare con Fifa tanto che la situazione si sovvertì in breve tempo.

Le alternative ai giochi sportivi, erano sopratutto gli sparatutto.

I precursori furono call of duty, rainbow six, metal gear, tomb raider, dove col tempo, al semplice algoritmo sparo e uccido, si sono aggiunti anche altri algoritmi per i quali poi il gioco stesso ha iniziato a percorre strade meno ripetitive e molto più intuitive.

Questa strada ha segnato il percorso a altri giochi dove il verismo – il principio per cui un gioco possa coinvolgere il giocatore in un atmosfera realistica perchè verosimile – è diventato elemento cardine.

Ecco allora che l’ambientazione di questi nuovi giochi, ha optato per ambienti molto reali e prossimi al nostro mondo.

Contesti con un estremo studio dei dettagli che servissero da cornice a storie estremamente verosimiglianti ai nostri occhi.

Tanto per fare degli esempi penso a last of us – a giugno dovrebbe uscire il 2 – lo stesso call of duty con Kevin Spacey, battlefild 4, Uncharted, oppure late of shift dove attori umani recitano in un video gioco stupendo.

Tutti giochi davvero prodigiosi, ma dopo aver provato Detroit, sarà davvero dura per gli altri arrivare a questi confini.

Infatti credo che con DETROIT si sia di nuovo segnato il passo sulla qualità visiva corroborata da uno storytelling che fa di un buon prodotto un prodotto irraggiungibile per molti anni.

La storia oltre a intrecciarsi con la possibilità sempre di determinare il prosieguo, pur essendo priva di elementi esplosivi a disposizione dei personaggi

– il giocatore assiste a scene di sparatorie ma se si fanno determinate scelte è molto improbabile che ne sia esecutore –

è talmente ben fatta da trascinarti in un racconto che ti conquista in modo entusiasmante.

Splendida occasione per riflettere su un possibile futuro prossimo, che poi è parte integrante del gioco stesso.

La presenza degli androidi che chiedono pari dignità umana ai propri creatori – gli uomini – solleva domande sulla nostra società di carattere morale.

Ogni giorno viviamo le differenze sociali, etniche, culturali, economiche, eppure o ci voltiamo altrove, o peggio ancora releghiamo altri a pulirci la coscienza affidandola a essi.

Per questo, pensare che questi temi possano arrivare alla mente e all’attenzione dei giovani tramite un gioco, non può che trovare tutto il mio consenso.

Lo credo fortemente perché rispetto a giochi dove la coscienza non viene sollecitata, Detroit become human osa arrivare ai cuori dei nostri ragazzi con temi e tempi graduali.

Tocca le corde emotive ma anche e sopratutto sollecita le coscienze su riflessioni etiche.

Se nelle intenzioni dei creatori di Detroit Become Human, fatto esplicitamente ed esclusivamente per ps4, c’era l’intenzione di raggiungere livelli mai visti prima , beh ci sono riusciti alla grandissima.

Con esso hanno segnato finalmente e definitivamente il passo da semplici giochi di intrattenimento a storie complete di ispirazione per giovani e per il cinema, il cinema si perché questo gioco merita un film con dei grandi attorie con il film anche dei premi.

Detroit il più bel gioco di sempre!

Un gioco che è un momento di riflessione!

METAMORFOSI TOTALE!

L’immagine della fila di auto in uscita da Roma,  sabato 11 aprile il giorno prima di Pasqua,  mi fa credere che questi episodi siano la plastica rappresentazione di un popolo che si sforza in ogni modo e misura a mantenere un collegamento con le proprie abitudini, rifiutandosi di accettare la realtà in cui siamo costretti a vivere, e lo saremo per molto tempo, da questa pandemia.
Ad ogni modo purtroppo siamo difronte a una radicale metamorfosi del sistema economico liberista avuto negli ultimi 30 anni, che accompagnata anche alle restrizioni attuali, ci farà cambiare moltissime delle nostre abitudini personali.
 
Vivevamo in un sistema che viveva della globalizzazione o meglio del concetto di mercato globale, un concetto messo in crisi dal contesto che più di tutto ci aveva permesso di conoscere altri mondi, esplorandoli da vicino, ovvero il cibo e l’alimentazione.  Quello che ha detto questa pandemia, ma prima di essa ogni altra epidemia negli ultimi 15 anni, aviaria, sars, mucca pazza etc… è che i virus oggi passano molto più facilmente dal mondo animale al mondo umano, e noi specie umana che cosa abbiamo fatto negli anni?
Invece che ridurre il consumo animale procapite, lo abbiamo triplicato esportandolo anche in paesi che prima neanche lo conoscevano, un esempio tra tutti l’india dove negli ultimi 10 anni il consumo di carne è quadruplicato.
Per farlo abbiamo sfruttato oltre le normali possibilità, 2/3 degli elementi che compongono il nostro pianeta, ovvero natura- mari monti, campagne suoli e sottosuoli –  e il mondo animale, che in modo speculativo abbiamo sfruttato occupando sempre più spazi terrestri per allevamenti intensivi che cosi facendo, andava riducendo drasticamente quelli necessari al vivere del mondo animale selvatico, che come molti documentari dimostrano si è ritrovato sempre più spesso a convivere con gli uomini nelle grandi città.
Sinceramente non vedo altri scenari possibili che non siano quelli di un ritorno a consumi ridotti, economie a km0 e con esse contemporaneamente a una realtà che in attesa del vaccino viva come normalità le restrizioni fin qui messe in atto.
Ciò che ci hanno insegnato i nostri nonni come abitudini alimentari dovrà tornare prepotentemente nelle nostre di abitudini, quindi  carne bianca e pesce un paio di volte la settimana, insieme anche ai legumi, più frequentemente invece le verdure e la frutta – ogni giorno – un paio di volte le uova e cosi via dicendo fino alla carne rossa che andrebbe consumata al massino una volta la settimana. Fare questo significa aiutare il nostro pianeta a ritrovare i propri equilibri, riducendo drasticamente il consumo del suolo che noi uomini abbiamo dilapidato da 100 anni a questa parte, riducendo le emissioni di co2 derivanti dall’inquinamento atmosferico generato anche dai gas emessi nell’aria da tir che servono al trasporto su ruota degli alimenti, ma anche noi a renderci più forti e pronti la prossima volta a minacce pandemiche che potranno riproporsi.
Nel frattempo dovremo continuare a combattere con questo virus e con ogni restrizione globale da esso prodotto, perché prima o poi ne usciremo.
 
Quanto ci vorrà? Tutto dipenderà dal vaccino e dalla ricerca scientifica, ad ogni modo quel vaccino risolverà il problema di questo virus, ma senza vere politiche internazionali di autocontrollo chi impedirà ad altri virus di diffondersi? La storia recente sia di insegnamento, ogni paese dovrà annualmente, d’ora in avanti, avere piani per le emergenze pandemiche sempre aggiornati, dovremo investire spese enormi nella ricerca contro le malattie infettive, dovremo investire risorse nella sanità che dovrà tornare a essere pubblica. Questa pandemia ha messo in ginocchio il sistema globale perché ha dimostrato che in una pandemia ogni paese deve avere mezzi e risorse per essere autonomo e autosufficiente, ovvero ciò che nessun paese al mondo nell’emergenza covid 19 ha dimostrato di essere del tutto.
L’impegno comune dell’Europa deve essere indirizzato verso questa soluzione, vanno create industrie comuni che si occupino della produzione di presidi medico sanitari, vanno organizzati laboratori di ricerca europei con presenza capillare e diffusa in ogni stato, ciascuno di esso composto da equipe internazionali,  vanno superate le divergenze che dividono oggi perché domani si torni a parlare di unione europea, perché solo così facendo potremo tornare a essere attori del nostro destino piuttosto che spettatori del nostro declino.
Rodolfo Trinchi